RISARCIMENTO PER LESIONE DEL NERVO SCIATICO O FEMORALE DURANTE INTERVENTO DI PROTESI

Contattaci senza impegno. Valuteremo se effettivamente sussiste una responsabilità medica

Lesione Iatrogena del Nervo Sciatico o Femorale durante Intervento di Protesi Totale d’Anca: Paralisi dell’Arto e Risarcimento del Danno Biologico

Entrare in sala operatoria per un intervento di protesi totale d’anca significa avere una sola grande speranza: eliminare il dolore dell’artrosi e tornare finalmente a camminare in autonomia. Quando però, al risveglio dall’anestesia, ci si accorge di non riuscire più a muovere il piede, di non avere forza nel ginocchio o di avvertire bruciori lancinanti lungo tutta la gamba, il sogno si trasforma in un incubo.

Spesso i medici rassicurano il paziente dicendo che si tratta di un “normale addormentamento post-operatorio” dovuto all’anestesia o al gonfiore. Purtroppo, in moltissimi casi, dietro questi sintomi si nasconde una lesione iatrogena del nervo sciatico o del nervo femorale: un danno causato direttamente durante le manovre chirurgiche che può portare alla paralisi parziale o totale dell’arto.

In Breve: Cosa devi sapere subito

  • Non è sempre una complicanza inevitabile: Il danneggiamento del nervo sciatico o femorale durante l’impianto di una protesi d’anca è spesso frutto di un errore chirurgico evitabile (compressione con divaricatori, stiramento eccessivo o trauma diretto).

  • Sintomi chiari da non sottovalutare: L’incapacità di sollevare la punta del piede (piede cadente), il cedimento del ginocchio e il dolore bruciante continuo richiedono esami immediati come l’elettromiografia.

  • Diritto al maxi-risarcimento: La paralisi dell’arto e la perdita dell’autonomia configurano un grave danno biologico, morale ed esistenziale che la struttura sanitaria deve risarcire integralmente.

  • Tutela legale e medico-legale senza spese anticipate: Attraverso il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org) puoi far analizzare la tua cartella clinica e ottenere giustizia in tutta Italia senza pagare alcun anticipo di spesa, con compenso ai professionisti solo a risarcimento ottenuto.

Cos’è la lesione iatrogena del nervo sciatico o femorale e quando è colpa medica

Una lesione iatrogena è un danno alla salute causato dall’intervento stesso dei medici. Nel caso della protesi d’anca, si verifica una colpa medica quando il chirurgo ortopedico non adotta tutte le precauzioni necessarie per isolare, proteggere e non stirare i tronchi nervosi che passano vicinissimi all’articolazione dell’anca, danneggiandoli per imprudenza o imperizia.

Per capire cosa accade in sala operatoria, basta pensare all’anatomia umana: il nervo sciatico (che passa nella parte posteriore) e il nervo femorale (che scorre nella parte anteriore) sono come due grossi cavi elettrici che portano il movimento e la sensibilità dal midollo spinale fino alle dita del piede. Durante la sostituzione dell’anca, il chirurgo lavora a pochi millimetri da questi “cavi”.

Nella vita reale, l’errore medico si concretizza principalmente in quattro modi:

  • Uso scorretto dei divaricatori (leve chirurgiche): Per vedere bene l’osso, i chirurghi usano strumenti metallici per spostare i muscoli. Se una leva viene appoggiata direttamente sul nervo o tenuta in trazione con troppa forza per lungo tempo, il nervo viene schiacciato e soffocato (ischemia).

  • Allungamento eccessivo della gamba: Se il chirurgo sceglie una protesi di misura errata e allunga l’arto operato di oltre 2-3 centimetri rispetto a prima, il nervo viene tirato come una corda di violino fino a lesionarsi internamente.

  • Taglio diretto o bruciatura: L’uso incauto del bisturi elettrico (che genera calore altissimo per fermare il sangue) o fuoriuscite di cemento osseo incandescente possono letteralmente bruciare o recidere le fibre nervose.

  • Ematoma post-operatorio non svuotato: Dopo l’intervento si forma una raccolta di sangue interna che preme sul nervo. Se i medici ignorano i lamenti del paziente e non intervengono subito per drenare il sangue, la compressione prolungata uccide il nervo.

Quali sono i sintomi: dal “piede cadente” al cedimento del ginocchio

I sintomi di un danno ai nervi dopo l’intervento di protesi d’anca compaiono quasi sempre immediatamente dopo il risveglio e variano a seconda di quale dei due nervi è stato colpito durante l’operazione.

Danno al Nervo Sciatico (e ramo SPE – Sciatico Popliteo Esterno)

È la lesione più frequente, soprattutto quando il chirurgo utilizza l’accesso postero-laterale. Il sintomo classico è la paralisi del piede, nota come “piede cadente” (steppage). Il paziente prova a tirare su la punta del piede verso il soffitto, ma il piede rimane completamente immobile e penzolante. Quando si prova a camminare, la punta striscia sul pavimento costringendo la persona ad alzare esageratamente il ginocchio per non inciampare, rendendo obbligatorio l’uso di una molla di Codivilla (un tutore rigido dentro la scarpa) e delle stampelle. A questo si associa un dolore neuropatico feroce: la sensazione di avere il piede nel fuoco, scosse elettriche improvvise e spilli continui sulla pianta e sul dorso del piede.

Danno al Nervo Femorale

Avviene più spesso quando l’intervento viene eseguito con approccio anteriore o antero-laterale. Il nervo femorale comanda il muscolo quadricipite, cioè il grande muscolo della coscia che ci permette di tenere dritta la gamba. Chi subisce questa lesione si accorge che, appena prova a mettersi in piedi accanto al letto, il ginocchio cede di colpo facendo cadere il paziente a terra. È impossibile estendere la gamba da seduti o salire anche un solo gradino, poiché il muscolo della coscia è paralizzato e si sgonfia rapidamente (atrofia muscolare), accompagnato da una totale perdita di sensibilità sulla parte anteriore della coscia.

PERCHÉ RIVOLGERSI AL TRIBUNALE DEL MALATO: TUTELA A COSTO ZERO Affrontare un ospedale o una compagnia assicurativa non deve essere un privilegio per chi ha disponibilità economiche. Ecco le garanzie di www.tribunaledelmalato.org:

  • Zero Anticipi di Spesa: Il Tribunale del Malato difende e tutela i cittadini in tutta Italia senza alcun anticipo di spesa.

  • Nessun Acconto agli Avvocati: Gli avvocati convenzionati con il Tribunale del Malato non percepiscono alcunché a titolo di acconto o fondo spese iniziale.

  • Compenso Solo a Risultato Ottenuto: Il compenso per i professionisti è previsto solo quando e se viene effettivamente ottenuto il risarcimento del danno per il paziente o i suoi familiari.

I 3 gradi della lesione nervosa e il calcolo del Danno Biologico

Il risarcimento economico dipende dalla gravità della lesione subita dal nervo, che i medici legali dividono in tre livelli precisi, verificabili tramite un esame chiamato Elettromiografia (EMG):

  1. Neuroaprassia (Grado lieve-medio): Il nervo è stato compresso ma non interrotto. È un “blocco temporaneo” della corrente elettrica: con mesi di fisioterapia può guarire, dando comunque diritto al risarcimento per tutti i mesi di invalidità temporanea e sofferenza patita.

  2. Assonotmesi (Grado grave): Le fibre interne del nervo si sono spezzate a causa dello stiramento o dello schiacciamento prolungato, anche se la guaina esterna è intatta. Il recupero è lentissimo, spesso incompleto, e lascia danni permanenti alla camminata e dolori cronici.

  3. Neurotmesi (Grado gravissimo): Il nervo è stato completamente tagliato, strappato o bruciato. Non c’è alcuna possibilità di recupero spontaneo e la paralisi dell’arto resta definitiva per tutta la vita.

Quando la lesione lascia postumi permanenti, il paziente ha diritto al risarcimento del Danno Biologico (la percentuale di invalidità fisica permanente), a cui si somma il Danno Morale (la sofferenza interiore e la depressione per aver perso la propria autonomia dopo un’operazione che doveva migliorarla) e il Danno Patrimoniale (il rimborso di tutte le spese future per fisioterapia, tutori, farmaci antidolorifici, eventuale perdita del lavoro o necessità di una badante).

Cosa fare concretamente se sospetti questo errore medico: Guida in 4 Passi

Se dopo una protesi d’anca tu o un tuo familiare accusate paralisi del piede, cedimento della gamba o dolori insopportabili, non aspettate passivamente che passino gli anni confidando solo nella frase “ci vuole pazienza, il nervo ricresce lentamente”. Ecco i passi fondamentali da compiere subito:

  1. Pretendi che i sintomi siano scritti in cartella clinica: Finché sei ricoverato in ospedale o in clinica riabilitativa, assicurati che i medici e gli infermieri annotino nel diario giornaliero la mancanza di movimento del piede o della gamba fin dal primo giorno post-operatorio. Questo dimostra senza ombra di dubbio che il danno è avvenuto durante l’operazione.

  2. Richiedi la copia integrale della Cartella Clinica: Presenta domanda all’Ufficio Cartelle Cliniche della struttura sanitaria chiedendo la copia conforme integrale, che deve includere obbligatoriamente la descrizione dell’atto operatorio, la scheda anestesiologica, il diario medico, il diario infermieristico e le radiografie pre e post-intervento.

  3. Esegui un’Elettromiografia (EMG) e conserva i referti: Dopo circa 3-4 settimane dall’intervento, sottoponiti a un’elettromiografia agli arti inferiori. Questo esame misura il passaggio degli impulsi elettrici e fotografa oggettivamente l’interruzione del nervo sciatico o femorale e il punto esatto in cui è stato danneggiato.

  4. Attiva una perizia medico-legale gratuita tramite il Tribunale del Malato: Contatta www.tribunaledelmalato.org per far esaminare le carte da un medico legale e da uno specialista in ortopedia. Saranno loro a stabilire l’errore tecnico e ad avviare la richiesta di risarcimento danni contro l’assicurazione dell’ospedale senza farti anticipare nemmeno un euro.

30 Domande Frequenti: Risposte Chiare per Difendere i Tuoi Diritti

1. È normale avere il piede addormentato e immobile dopo una protesi d’anca?

Assolutamente no, se il problema dura oltre lo smaltimento dell’anestesia spinale (cioè oltre le prime 6-12 ore dall’operazione). Se il giorno successivo all’intervento non riesci a muovere le dita o a sollevare la punta del piede, non si tratta di semplice anestesia residua, ma di una sofferenza acuta del nervo sciatico o femorale che richiede accertamenti immediati.

2. I chirurghi dicono che la lesione del nervo è una “complicanza nota” scritta nei libri: posso chiedere i danni lo stesso?

Sì, certamente. Per la legge italiana e la Corte di Cassazione, il fatto che una complicanza sia “descritta nelle statistiche mediche” non libera affatto l’ospedale dalla responsabilità. È la struttura sanitaria a dover dimostrare in giudizio che la lesione del nervo è stata causata da un evento imprevedibile e non, come quasi sempre accade, da uno schiacciamento con i divaricatori o da una manovra chirurgica errata.

3. Quanto tempo ci mette un nervo sciatico o femorale lesionato a guarire?

Un nervo periferico tenta di rigenerarsi alla velocità di circa un millimetro al giorno, ma solo se non è stato reciso o cicatrizialmente intrappolato. Se entro 6-12 mesi dall’intervento non si assiste a un recupero significativo della forza muscolare, il danno neurologico viene considerato stabilizzato e permanente, aprendo la strada alla quantificazione definitiva del risarcimento sul portale www.tribunaledelmalato.org.

4. Quando è necessario rioperare subito per salvare il nervo?

Il re-intervento chirurgico d’urgenza è indispensabile quando il deficit del nervo è causato da un voluminoso ematoma post-operatorio che lo comprime, oppure quando una vite del cotile protesico o del cemento osseo toccano direttamente il tronco nervoso. Se i medici ritardano lo svuotamento dell’ematoma o la rimozione dell’ostacolo, commettono un secondo gravissimo errore medico che rende permanente una paralisi che poteva regredire.

5. Cosa c’entra la gamba più lunga dopo la protesi con la paralisi del nervo?

C’entra moltissimo ed è una delle cause principali di colpa medica. Durante l’intervento il chirurgo deve calcolare con precisione millimetrica la lunghezza del collo della protesi; se sbaglia la pianificazione e allunga il femore di oltre 2 o 3 centimetri, il nervo sciatico subisce una trazione meccanica continua che ne strappa le fibre interne e blocca l’afflusso di sangue, provocando la paralisi dell’arto.

6. Qual è la differenza tra danno al nervo sciatico completo e danno al solo nervo SPE?

Il nervo sciatico è un tronco unico che, scendendo verso il ginocchio, si divide in due rami principali. Spesso, anche durante l’intervento all’anca, a subire il danno maggiore sono le fibre esterne destinate a diventare nervo Sciatico Popliteo Esterno (SPE), perché sono più rigide e meno protette: il risultato è il piede cadente e l’impossibilità di ruotare il piede verso l’esterno.

7. Dopo quanti giorni dall’intervento bisogna fare l’elettromiografia (EMG)?

L’elettromiografia dà i risultati più precisi se eseguita tra le 3 e le 4 settimane dopo l’intervento chirurgico, perché è il tempo tecnico necessario affinché compaiano i segni elettrici di sofferenza muscolare (denervazione). Tuttavia, un’EMG fatta nei primissimi giorni può essere utilissima al paziente per dimostrare se esisteva o meno un problema prima dell’operazione, smontando eventuali scuse dell’ospedale.

8. L’accesso chirurgico anteriore (“mini-invasivo”) elimina il rischio di lesioni ai nervi?

No, cambia semplicemente il nervo a rischio. Se con l’accesso tradizionale postero-laterale il pericolo maggiore riguarda il nervo sciatico, nella tecnica anteriore mini-invasiva sono esposti a fortissimo rischio di schiacciamento e stiramento il nervo femorale (con paralisi del quadricipite) e il nervo femoro-cutaneo laterale (che causa dolori brucianti e insensibilità cronica sulla coscia, nota come meralgia parestesica).

9. La paralisi del piede può essere stata colpa dell’anestesista e non del chirurgo?

Sì, è un’ipotesi che i medici legali di www.tribunaledelmalato.org valutano sempre con grande attenzione. Se durante l’anestesia spinale o peridurale l’ago danneggia direttamente una radice nervosa, o se si forma un ematoma spinale nella schiena, si può verificare una paralisi dell’arto. L’elettromiografia e la risonanza magnetica permettono di capire esattamente se il blocco parte dalla schiena (colpa anestesiologica) o dall’anca (colpa ortopedica).

10. Come si distingue una vecchia sciatalgia da ernia del disco da una lesione iatrogena durante la protesi?

Molti ospedali provano a difendersi dicendo che il paziente “soffriva già di schiena”. Tuttavia, l’elettromiografia distingue con certezza matematica una sofferenza della radice nervosa nella colonna vertebrale (radicolopatia da ernia) da una lesione tronculare del nervo all’altezza dell’anca, dimostrando che il blocco elettrico si trova esattamente nel punto in cui ha lavorato il chirurgo ortopedico.

11. Il dolore neuropatico continuo viene risarcito anche se riesco a muovere un po’ il piede?

Assolutamente sì. Anche quando il movimento viene parzialmente recuperato, una lesione nervosa può lasciare una nevralgia cronica invalidante (allodinia e iperalgesia), che costringe il paziente ad assumere pesanti farmaci per tutta la vita (come pregabalin o gabapentin) e impedisce di dormire la notte. Questo dolore cronico aumenta notevolmente la percentuale di danno biologico e morale risarcibile.

12. Il calore del cemento per le protesi può bruciare il nervo sciatico?

Sì. Nelle protesi d’anca cementate, la resina acrilica utilizzata per fissare l’impianto all’osso sviluppa una reazione chimica che raggiunge temperature elevatissime (fino a 80-90 gradi). Se il chirurgo lascia fuoriuscire del cemento posteriormente senza rimuoverlo subito, il calore cuoce letteralmente il nervo sciatico adiacente, provocando una lesione termica irreversibile per grave negligenza.

13. Cosa succede se i medici del reparto hanno ignorato per giorni i miei lamenti dopo l’operazione?

Questa condotta configura una colpa per omissione diagnostica e terapeutica. Se il paziente segnala subito insensibilità, paralisi del piede o dolore atroce e i medici del reparto si limitano a somministrare antidolorifici senza eseguire una TAC d’urgenza o una consulenza neurologica, fanno perdere la finestra temporale utile per liberare il nervo, rendendo la struttura sanitaria pienamente responsabile degli esiti permanenti.

14. Sono costretto a portare la molla di Codivilla per sempre: chi paga i tutori e la fisioterapia?

Tutte le spese mediche sostenute e quelle che dovrai sostenere per il resto della tua vita rientrano nel danno patrimoniale (danno emergente presente e futuro). Nel calcolo del risarcimento curato dal Tribunale del Malato, viene inserita una somma specifica per coprire l’acquisto periodico di tutori ortopedici, scarpe su misura, cicli di riabilitazione neuro-motoria, elettrostimolazioni e visite specialistiche.

15. A quanto ammonta in media il risarcimento per una paralisi del nervo sciatico o femorale?

La cifra varia in base alla gravità della paralisi (parziale o totale) e all’età del paziente. Una lesione grave del tronco sciatico o femorale può comportare un’invalidità permanente (danno biologico) che oscilla tra il 15% e oltre il 35-40%, a cui vanno aggiunti i mesi di invalidità temporanea, la personalizzazione per la sofferenza morale e i danni economici, portando i risarcimenti da diverse decine di migliaia di euro fino a superare i 200.000 – 300.000 euro nei casi più gravi e in soggetti più giovani.

16. Oltre a non camminare bene, il danno al nervo mi ha causato cadute e nuove fratture: posso chiederne conto?

Sì. Chi soffre di piede cadente o di cedimento improvviso del ginocchio per lesione del nervo femorale è esposto a un altissimo rischio di cadute accidentali, che spesso provocano la lussazione della protesi stessa o fratture del femore e del polso. Poiché queste cadute sono la conseguenza diretta della paralisi causata dal primo errore medico, anche questi ulteriori danni fisici devono essere integralmente risarciti.

17. Un secondo intervento di “neurolisi” (liberazione del nervo) può risolvere il problema?

La neurolisi chirurgica (cioè un’operazione per liberare il nervo intrappolato nelle cicatrici o compresso da materiale protesico) può dare benefici sul dolore e sul movimento solo se eseguita tempestivamente da microchirurghi esperti dei nervi periferici. In ogni caso, il fatto stesso di doversi sottoporre a un secondo delicato intervento chirurgico a causa dell’errore commesso nel primo dà diritto a un cospicuo risarcimento.

18. Perché il danno al nervo causa anche piedi gonfi, freddi e con la pelle violacea?

Perché insieme alle fibre motorie e sensitive, dentro il nervo sciatico e femorale viaggiano anche le fibre del sistema nervoso vegetativo, che regolano la circolazione del sangue, la temperatura e il nutrimento della pelle. La loro lesione provoca disturbi trofici, edemi cronici alla caviglia, alterazioni delle unghie e persino ulcere cutanee sotto la pianta del piede che faticano a guarire.

19. Se l’intervento era una “revisione di protesi d’anca” (sostituzione di una vecchia protesi), l’ospedale è giustificato?

Un intervento di revisione protesica è indubbiamente più complesso per la presenza di vecchie cicatrici, ma la legge (art. 2236 del Codice Civile) non esonera il chirurgo da responsabilità se commette errori di negligenza o imprudenza, o se non adotta le cautele tecniche specifiche (come l’isolamento preventivo e la visualizzazione diretta del nervo sciatico prima di usare gli strumenti) che proprio la difficoltà dell’intervento rendeva obbligatorie.

20. Chi risponde se sono stato operato in una clinica privata convenzionata con la mutua (SSN)?

Risponde sempre la clinica privata (insieme alla sua compagnia di assicurazione) per l’operato di tutta l’équipe chirurgica, anche se il chirurgo ortopedico era un professionista esterno che si appoggiava alla struttura e anche se non hai pagato nulla perché l’intervento era passato dal Servizio Sanitario Nazionale.

21. Ho firmato il modulo di Consenso Informato dove c’era scritta la parola “lesione nervosa”: ho perso il diritto al risarcimento?

Assolutamente no, è il falso mito più diffuso. Firmare il consenso informato significa solo accettare i rischi inevitabili di un intervento eseguito a regola d’arte, ma non è mai una liberatoria che autorizza il medico a sbagliare. Se il nervo è stato danneggiato per un errore chirurgico, il modulo firmato non protegge in alcun modo l’ospedale dalla condanna al risarcimento.

22. E se nel consenso informato non mi avevano nemmeno avvisato del rischio di restare paralizzato al piede?

In questo caso hai una tutela ancora più forte. Se la struttura non ti ha informato in modo chiaro e specifico di questo rischio tramite un modulo dettagliato, hai diritto a un risarcimento per violazione del consenso informato e lesione del diritto all’autodeterminazione, anche nell’ipotesi estrema in cui l’operazione fosse stata tecnicamente corretta.

23. Quanto tempo ho per chiedere il risarcimento danni prima che scada per prescrizione?

I termini di prescrizione sono molto ampi: hai 10 anni di tempo per agire contro la struttura sanitaria (sia essa un ospedale pubblico o una clinica privata) e 5 anni per agire direttamente contro il singolo medico. Inoltre, i 10 anni non partono per forza dal giorno dell’operazione, ma dal momento in cui hai avuto la certezza scientifica (ad esempio tramite l’elettromiografia) che la paralisi è permanente e causata dall’intervento.

24. Come faccio a richiedere la cartella clinica all’ospedale e quanto tempo hanno per darmela?

Basta inviare una richiesta scritta (anche via PEC o raccomandata, o allo sportello dedicato) alla Direzione Sanitaria dell’ospedale allegando il documento d’identità. Per legge (Legge Gelli-Bianco n. 24/2017), la struttura sanitaria è obbligata a consegnarti la documentazione entro 7 giorni dalla richiesta (con una proroga massima fino a 30 giorni per le integrazioni).

25. Cosa succede se nella descrizione dell’intervento in cartella clinica hanno scritto che “tutto è andato bene”?

È normalissimo: quasi nessun chirurgo scrive nel verbale operatorio di aver schiacciato o stirato il nervo sciatico per sbaglio. Per la giurisprudenza, una cartella clinica troppo sintetica o incompleta gioca a favore del paziente: se il paziente è entrato in sala operatoria camminando sulle proprie gambe ed è uscito con il nervo paralizzato, la prova del danno è nei fatti e spetta all’ospedale giustificare cosa sia accaduto.

26. Come funziona concretamente la tutela a costo zero del Tribunale del Malato?

Rivolgendoti a www.tribunaledelmalato.org, non dovrai mai tirare fuori di tasca tua somme per avviare o portare avanti la pratica di risarcimento. L’analisi preliminare è gratuita, non viene richiesto alcun fondo spese e gli avvocati convenzionati non chiedono alcun acconto: lavorano con l’obiettivo comune di farti ottenere il massimo risarcimento possibile, percependo il compenso solo a risultato incassato.

27. E se la pratica dovesse andare male e non si ottenesse il risarcimento, dovrò pagare gli avvocati?

No. La garanzia di www.tribunaledelmalato.org è cristallina: il compenso per i professionisti è previsto esclusivamente a risultato ottenuto. Se per qualsiasi motivo non si dovesse raggiungere il risarcimento del danno, nulla sarà dovuto agli avvocati convenzionati per l’attività svolta.

28. Sarò obbligato ad affrontare un processo in Tribunale lungo dieci anni?

Nella stragrande maggioranza dei casi no. La legge italiana prevede procedure obbligatorie rapide prima della causa vera e propria, come la Consulenza Tecnica Preventiva (ATP ex art. 696-bis c.p.c.) o la mediazione: il Giudice nomina subito due periti neutrali e, una volta accertato l’errore sul nervo, oltre l’80% delle pratiche si chiude con un accordo e il pagamento diretto da parte dell’assicurazione in tempi medi di 8-14 mesi.

29. Anche mio marito, mia moglie o i miei figli possono chiedere un risarcimento se sono rimasto invalido?

Sì, quando la lesione nervosa provoca una grave invalidità che stravolge la vita quotidiana di tutta la famiglia (costringendo il coniuge o i figli a fare da assistenti, rinunciare al tempo libero o cambiare le abitudini di vita), anche i familiari stretti hanno diritto a un proprio risarcimento autonomo, chiamato danno parentale riflesso.

30. Se il paziente vittima della lesione e delle complicanze dovesse venire a mancare, gli eredi perdono tutto?

Assolutamente no. Se il paziente purtroppo decede (sia a causa di complicanze legate all’immobilità come tromboembolie o infezioni, sia per altre cause naturali negli anni successivi), il diritto al risarcimento del danno subito in vita si trasmette integralmente agli eredi, i quali possono avviare o proseguire l’azione risarcitoria tramite il Tribunale del Malato senza anticipi di spesa.

Non rassegnarti a vivere con un danno ingiusto: fai valere i tuoi diritti oggi stesso

Restare con una gamba paralizzata, dover indossare un tutore per camminare o convivere giorno e notte con un dolore bruciante dopo un intervento di protesi d’anca che doveva ridarti la libertà non è “sfortuna”: molto spesso è la conseguenza di un errore medico che la legge tutela con fermezza. Non lasciare che i dubbi o il timore dei costi legali ti impediscano di ottenere il denaro necessario per curarti al meglio e compensare la sofferenza subita.

Collegati subito al sito ufficiale www.tribunaledelmalato.org e richiedi una valutazione gratuita e senza alcun impegno del tuo caso: i nostri specialisti medico-legali e gli avvocati convenzionati sono pronti a difenderti in tutta Italia senza alcun anticipo di spesa, affiancandoti passo dopo passo fino all’effettivo ottenimento del tuo giusto risarcimento.

Descrivi brevemente
il tuo caso

    Affidati a chi ha esperienza sul campo. Contatta ora il Tribunale del Malato senza impegno!

    Riceverai fin da subito un’assistenza altamente qualificata