RISARCIMENTO PER INFEZIONE DI PROTESI DI D’ANCA IN OSPEDALE

Contattaci senza impegno. Valuteremo se effettivamente sussiste una responsabilità medica

Grave infezione periprotesica in artroprotesi d’anca: disabilità motoria permanente e risarcimento per infezione ospedaliera

Entrare in sala operatoria per sostituire un’anca consumata dall’artrosi dovrebbe significare tornare a camminare senza dolore e riprendersi la propria vita. Purtroppo, per molti pazienti questo sogno si trasforma in un calvario a causa di un nemico invisibile: una grave infezione periprotesica contratta in ospedale.

Ritrovarsi dopo mesi di sofferenze, terapie antibiotiche estenuanti e nuovi interventi chirurgici con una disabilità motoria permanente, costretti a usare le stampelle o una sedia a rotelle, genera rabbia e senso di impotenza. È fondamentale sapere che questa condizione non è quasi mai “sfortuna”, ma la conseguenza di una infezione nosocomiale (ospedaliera) che dà pieno diritto a un importante risarcimento danni.

In Breve: Cosa devi sapere subito

  • La colpa non è del paziente: Un’infezione intorno alla protesi d’anca è quasi sempre causata da batteri presenti in sala operatoria o in reparto per carenze nella sterilizzazione; spetta all’ospedale dimostrare il contrario.

  • Il ritardo diagnostico aggrava il danno: Se i medici sottovalutano ferite che spurgano, febbre o dolori anomali dopo l’operazione, permettono ai batteri di distruggere l’osso, rendendo il danno permanente e risarcibile.

  • Risarcimento integrale: Hai diritto a essere indennizzato per l’invalidità fisica, la sofferenza morale, i mesi di ricovero, la perdita di capacità lavorativa e le spese per assistenza e fisioterapia.

  • Tutela legale senza spese anticipate: Attraverso il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org) puoi far analizzare la tua cartella clinica e avviare la richiesta di risarcimento senza pagare alcun anticipo, con avvocati pagati solo a risultato raggiunto.

Cos’è l’infezione periprotesica d’anca e perché dà diritto al risarcimento?

Un’infezione periprotesica d’anca è una grave contaminazione batterica che colpisce i tessuti e l’osso attorno alla nuova protesi articolare, e dà diritto al risarcimento quando l’ospedale non dimostra di aver adottato tutte le misure di sterilizzazione e prevenzione previste dalla legge.

Quando ci si sottopone a un intervento di artroprotesi d’anca, l’impianto metallico viene inserito in profondità nell’osso del femore e del bacino. Se durante l’operazione o nelle medicazioni successive dei batteri entrano nella ferita, trovano sul metallo della protesi un terreno perfetto. I germi creano una sorta di pellicola protettiva invisibile (chiamata in medicina biofilm batterico) che li rende resistenti ai normali antibiotici.

Per la legge italiana, il paziente che entra in ospedale senza infezioni e ne esce con una protesi infetta è vittima di una infezione correlata all’assistenza (o infezione nosocomiale). Non sei tu a dover scoprire quale strumento chirurgico non era sterile o quale operatore non si è disinfettato correttamente: è la struttura sanitaria a dover provare di aver eseguito protocolli di igiene perfetti. Poiché nella quasi totalità dei casi l’ospedale non riesce a fornire questa prova rigorosa, scatta la responsabilità della struttura e l’obbligo di risarcire il paziente.

La differenza tra “complicanza statistica” ed errore evitabile

Spesso i medici o le assicurazioni degli ospedali cercano di scoraggiare il paziente dicendo che “l’infezione è una complicanza nota che può capitare nel 2% dei casi”. Per la Corte di Cassazione, questa scusa non ha alcun valore legale.

Una complicanza è “inevitabile” solo se l’ospedale dimostra che si sarebbe verificata comunque, nonostante sale operatorie con filtri d’aria perfetti, strumenti sterilizzati a regola d’arte e una profilassi antibiotica (cioè la somministrazione di antibiotici protettivi prima del taglio chirurgico) eseguita nei tempi esatti. Se anche solo uno di questi passaggi manca o non è documentato nella cartella clinica, siamo di fronte a un errore medico e organizzativo pienamente risarcibile.

Come si arriva alla disabilità motoria permanente dopo una protesi infetta?

La disabilità motoria permanente si verifica quando l’infezione non viene fermata subito e costringe i chirurghi a rimuovere la protesi, causando perdita di tessuto osseo, accorciamento della gamba, rigidità articolare o l’impossibilità di impiantare una nuova articolazione.

Il percorso che porta un paziente a non camminare più autonomamente segue purtroppo un copione molto frequente nella pratica clinica. Nei giorni o nelle settimane successive all’intervento, l’anca continua a fare molto male, è gonfia, calda e spesso dalla cicatrice esce del liquido sieroso o del pus.

L’errore più grave commesso in questa fase è la sottovalutazione dei sintomi: prescrivere semplici antidolorifici o antibiotici generici per bocca senza fare esami specifici (come l’aspirazione del liquido articolare per capire quale batterio sta attaccando l’anca) fa perdere tempo prezioso.

Il calvario della revisione in due tempi e dell’intervento di Girdlestone

Quando l’infezione diventa cronica, l’unica strada per salvare la vita del paziente ed evitare che i batteri vadano nel sangue (sepsi) è togliere la protesi infetta. Questo comporta procedure chirurgiche estremamente invasive e demolitive:

  • L’espianto e lo spaziatore antibiotato: Il chirurgo deve rimuovere la protesi, pulire l’osso infetto (asportandone una parte) e inserire uno spaziatore in cemento medico che rilascia antibiotici, costringendo il paziente a mesi di immobilità o mobilità ridottissima prima di tentare un nuovo impianto (revisione in due tempi).

  • Il danneggiamento di muscoli e nervi: Aprire e riaprire la stessa anca due, tre o quattro volte distrugge i muscoli glutei che tengono in equilibrio il bacino e può lesionare il nervo sciatico o femorale, lasciando il piede cadente o una zoppia irreversibile.

  • La resezione secondo Girdlestone: Nei casi più drammatici, l’osso del femore e del bacino è così consumato dai batteri che non è più possibile rimettere alcuna protesi. Il paziente rimane letteralmente “senza articolazione dell’anca”, con la gamba più corta di diversi centimetri, incapace di sostenere il peso del corpo e condannato a una disabilità motoria permanente.

PERCHÉ RIVOLGERSI AL TRIBUNALE DEL MALATO: TUTELA A COSTO ZERO Affrontare un ospedale o una compagnia assicurativa non deve essere un privilegio per chi ha disponibilità economiche. Ecco le garanzie di www.tribunaledelmalato.org:

  • Zero Anticipi di Spesa: Il Tribunale del Malato difende e tutela i cittadini in tutta Italia senza alcun anticipo di spesa.

  • Nessun Acconto agli Avvocati: Gli avvocati convenzionati con il Tribunale del Malato non percepiscono alcunché a titolo di acconto o fondo spese iniziale.

  • Compenso Solo a Risultato Ottenuto: Il compenso per i professionisti è previsto solo quando e se viene effettivamente ottenuto il risarcimento del danno per il paziente o i suoi familiari.

Quali danni vengono pagati nel risarcimento per infezione all’anca?

Il risarcimento per una grave infezione periprotesica copre sia il danno alla salute fisica e psicologica (danno biologico e morale), sia tutte le perdite economiche passate e future legate all’impossibilità di lavorare e alla necessità di assistenza.

Un paziente che entra in ospedale per risolvere un problema di artrosi e si ritrova invalido ha subito quello che in diritto si chiama danno differenziale: i medici e i periti calcolano la differenza tra come saresti stato con un intervento ben riuscito e la condizione di grave invalidità in cui ti trovi oggi a causa dell’infezione. Le voci di danno che vengono liquidate includono:

  • Danno Biologico Permanente e Temporaneo: È il pagamento per i punti di invalidità permanente lasciati dalla zoppia, dall’accorciamento dell’arto o dalla perdita dell’anca, unito a tutti i giorni trascorsi in ospedale, in riabilitazione o a letto malati (inabilità temporanea).

  • Danno Morale ed Esistenziale: Risarcisce la sofferenza interiore, il dolore fisico patito per mesi o anni, la depressione reattiva e lo stravolgimento delle abitudini di vita (non poter più guidare, fare sport, viaggiare, accudire i nipoti o essere autonomi nell’igiene personale).

  • Danno Patrimoniale e Spese Mediche: Comprende il rimborso di visite private, fisioterapia, farmaci, acquisto di ausili (stampelle, carrozzine, rialzi per scarpe), l’adeguamento dell’abitazione per abbattere le barriere architettoniche e il costo di una badante o assistente familiare per tutta la vita.

  • Perdita della Capacità Lavorativa: Se a causa della disabilità motoria hai perso il lavoro, hai dovuto chiudere la tua attività o sei stato costretto al prepensionamento, l’assicurazione dell’ospedale deve risarcire il mancato guadagno presente e futuro.

Cosa fare concretamente se sospetti questo errore medico: Guida passo-passo

Se tu o un tuo familiare state vivendo il dramma di un’infezione dopo un intervento di protesi d’anca, è essenziale agire con metodo per non compromettere le prove. Ecco i 4 passi fondamentali da seguire:

  1. Richiedi subito la Cartella Clinica Integrale: Vai all’ufficio cartelle cliniche dell’ospedale (o invia una PEC) e chiedi la copia conforme di tutta la documentazione di ogni singolo ricovero, dal primo intervento alle successive revisioni. Assicurati che ci siano il registro operatorio, la scheda anestesiologica, il diario medico e infermieristico, gli esami microbiologici (i tamponi e le colture) e i bollini di tracciabilità della protesi.

  2. Conserva tutta la documentazione extra-ospedaliera: Metti in una cartellina tutte le ricette di antibiotici prescritti dal medico di base o dall’ortopedico dopo le dimissioni, i referti del Pronto Soccorso, le ricevute di fisioterapia e persino le fotografie della ferita chirurgica scattate col cellulare quando era gonfia o spurgava (sono prove preziosissime del ritardo diagnostico).

  3. Non firmare accordi o rinunce con l’ospedale: Se la struttura sanitaria o la sua compagnia assicurativa ti propone un piccolo indennizzo veloce per chiudere la questione, non firmare nulla. Accettare somme irrisorie senza una perizia di parte significa rinunciare per sempre al vero risarcimento che ti spetta per la disabilità permanente.

  4. Richiedi una valutazione medico-legale gratuita: Contatta immediatamente gli specialisti di www.tribunaledelmalato.org. Un team composto da medici legali, infettivologi e ortopedici analizzerà le tue carte per stabilire il nesso causale (cioè il legame diretto tra le carenze dell’ospedale e la tua invalidità) e avvierà la pratica risarcitoria a costo zero per te.

30 Domande Frequenti: Risposte Chiare per Difendere i Tuoi Diritti

1. Dopo quanto tempo dall’intervento può manifestarsi un’infezione della protesi d’anca?

Un’infezione periprotesica può essere acuta (se compare entro le prime 4-6 settimane dall’operazione con febbre e pus) oppure cronica o tardiva (se si manifesta anche dopo molti mesi o fino a 1-2 anni dall’impianto). Anche nelle forme tardive, la contaminazione avviene quasi sempre in sala operatoria a causa di batteri a lenta crescita: attraverso www.tribunaledelmalato.org è possibile dimostrare l’origine ospedaliera del batterio anche a distanza di molto tempo.

2. Quali sono i batteri ospedalieri più comuni che infettano le protesi d’anca?

I responsabili più frequenti sono lo Stafilococco Aureo (spesso nella sua forma resistente agli antibiotici, detta MRSA), lo Stafilococco Epidermidis, lo Pseudomonas Aeruginosa e gli Enterococchi. Quando gli esami di laboratorio isolano questi microrganismi, la prova che l’infezione sia stata contratta dentro l’ospedale diventa schiacciante, facilitando il percorso di risarcimento gestito da www.tribunaledelmalato.org.

3. La ferita dell’anca spurgava liquido ma i medici dicevano che era tutto normale: c’è errore?

Assolutamente sì. Una ferita chirurgica che continua a perdere siero, sangue o liquido giallastro oltre i primi giorni (secrezione persistente) è il campanello d’allarme principale di un’infezione profonda. Minimizzare questo sintomo o curarlo solo con disinfettanti esterni senza fare esami approfonditi configura una grave negligenza per ritardo diagnostico, pienamente risarcibile.

4. Mi hanno dato antibiotici per settimane senza fare il tampone profondo: è una colpa medica?

Sì, è un errore tecnico molto grave e diffuso. Somministrare antibiotici “alla cieca” prima di aver prelevato il liquido dall’anca (artrocentesi) falsifica i risultati delle analisi successive, nascondendo il batterio senza ucciderlo e permettendogli di distruggere l’osso. I medici legali di www.tribunaledelmalato.org verificano sempre se sono state rispettate le linee guida infettivologiche.

5. Cosa succede se l’infezione costringe a togliere la protesi e mettere lo spaziatore?

L’impianto di uno spaziatore antibiotato comporta un doppio intervento chirurgico, mesi di immobilità o carico parziale, dolore continuo e una forte perdita di massa muscolare e ossea. Anche se alla fine viene impiantata una seconda protesi funzionante, tutto il calvario vissuto e i postumi residui devono essere integralmente risarciti dall’ospedale.

6. Ho subito un intervento di Girdlestone e sono rimasto senza anca: quanto vale il risarcimento?

L’esito di resezione artroplastica secondo Girdlestone (cioè la rimozione definitiva della protesi senza possibilità di rimetterne un’altra) è uno dei danni ortopedici più gravi in assoluto. Causa un accorciamento della gamba di 5-10 centimetri e una grave invalidità motoria: i risarcimenti ottenuti con il supporto di www.tribunaledelmalato.org per questi casi raggiungono cifre molto elevate, commisurate all’età e alla perdita di autonomia.

7. L’infezione ha causato lo scollamento della protesi: è colpa del mio osso debole o dei batteri?

Le strutture sanitarie tentano spesso di dare la colpa all’osteoporosi del paziente parlando di “mobilizzazione asettica” (scollamento senza infezione). In realtà, molto spesso lo scollamento è causato da una infezione a bassa virulenza non diagnosticata che ha eroso l’osso attorno allo stelo metallico: una perizia medico-legale approfondita può smascherare questo errore diagnostico.

8. Dopo i ripetuti interventi per l’infezione ho una gamba molto più corta dell’altra (dismetria): va risarcita?

Certamente. Se una lieve differenza di lunghezza (fino a 1 centimetro) può rientrare nei margini di tolleranza di un primo intervento, una dismetria grave di 2, 3 o più centimetri derivante dalle revisioni chirurgiche per infezione altera la colonna vertebrale, il bacino e la camminata, costituendo un danno biologico permanente autonomamente risarcibile.

9. Durante l’intervento di pulizia dell’infezione mi hanno lesionato il nervo sciatico: chi paga?

Quando si riopera un’anca infetta, i tessuti sono infiammati e pieni di cicatrici, rendendo l’intervento più difficile; tuttavia, se la necessità di rioperare è nata da un’infezione ospedaliera, anche tutte le complicanze dei successivi interventi (inclusa la paralisi del nervo sciatico e il piede cadente) ricadono sotto la responsabilità della struttura dove è nata l’infezione.

10. Il diabete o l’obesità del paziente escludono il diritto al risarcimento per l’infezione?

Assolutamente no. Il fatto che un paziente sia diabetico, obeso, anziano o cardiopatico non giustifica mai l’infezione; al contrario, proprio perché il paziente presentava fattori di rischio noti, l’ospedale aveva l’obbligo di adottare precauzioni e profilassi antibiotiche ancora più rigorose. La mancata attenzione a queste fragilità aggrava la colpa della struttura.

11. Cos’è la profilassi antibiotica pre-operatoria e come capisco se è stata sbagliata?

È la somministrazione endovenosa di un antibiotico specifico che deve avvenire esattamente tra i 30 e i 60 minuti prima dell’incisione chirurgica per fare in modo che il farmaco sia già nei tessuti quando il bisturi taglia la pelle. Se dalla scheda anestesiologica emerge che l’antibiotico è stato dato troppo presto, a intervento già finito o non è stato dato affatto, la vittoria legale con www.tribunaledelmalato.org è praticamente certa.

12. Posso chiedere i danni se l’infezione è partita durante la riabilitazione in una clinica post-acuzie?

Sì. Se il contagio batterico è avvenuto durante la degenza riabilitativa a causa di medicazioni della ferita eseguite senza guanti sterili o in ambienti contaminati, la responsabilità ricade sulla clinica di riabilitazione. Spesso, tramite www.tribunaledelmalato.org, si chiamano in causa sia l’ospedale chirurgico sia la struttura riabilitativa per accertare le rispettive quote di colpa.

13. L’infezione dell’anca si è diffusa nel sangue causando una sepsi e il decesso del mio familiare: cosa possiamo fare?

Quando un’infezione periprotesica degenera in sepsi o shock settico portando alla morte del paziente, i familiari (coniuge, figli, genitori, fratelli) hanno diritto a un risarcimento milionario per danno da perdita del rapporto parentale. È fondamentale contattare subito www.tribunaledelmalato.org per far analizzare la cartella clinica e tutelare i diritti degli eredi senza anticipare spese.

14. L’ospedale sostiene che la sala operatoria era a norma: basta questo per negarmi il risarcimento?

No, non basta affatto. Per andare esente da colpa, l’ospedale non può limitarsi a produrre certificati generici di pulizia, ma deve provare in modo specifico la sterilizzazione del singolo kit di ferri chirurgici usato su di te, la qualità dell’aria in quel preciso giorno e ora, e il rispetto dei protocolli da parte di tutta l’équipe: una prova che quasi nessun ospedale riesce a fornire.

15. Ho dovuto fare mesi di camera iperbarica e antibiotici pesanti che mi hanno danneggiato reni e fegato: rientra nel danno?

Sì, assolutamente. Le terapie antibiotiche prolungate ad alto dosaggio necessarie per combattere le infezioni ossee (osteomieliti periprotesiche) sono molto tossiche e possono lasciare danni permanenti ai reni, al fegato o all’udito. Anche questi danni collaterali da farmaci salvavita vengono calcolati e sommati al risarcimento finale.

16. Posso essere risarcito anche se l’intervento di protesi d’anca è stato fatto in una clinica privata convenzionata?

Certamente. La legge Gelli-Bianco equipara totalmente gli ospedali pubblici, le aziende ospedaliere universitarie e le cliniche private (sia accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale sia totalmente private). Tutte queste strutture rispondono contrattualmente delle infezioni contratte al loro interno e sono obbligate per legge ad avere una copertura assicurativa per risarcire i pazienti.

17. A causa della disabilità all’anca non posso più salire le scale di casa: chi paga il montascale o il trasloco?

Tutte le spese necessarie per restituire dignità e mobilità al paziente rientrano nel danno patrimoniale emergente e futuro. I legali e i medici legali di www.tribunaledelmalato.org inseriscono nella richiesta danni anche i preventivi per l’abbattimento delle barriere architettoniche (montascale, rifacimento del bagno per disabili, modifica dell’auto con comandi speciali).

18. Dopo tre interventi per l’infezione soffro di ansia, insonnia e depressione: viene riconosciuto questo dolore?

Sì, si chiama danno psicologico o psichico reattivo. Vivere nel terrore che l’infezione torni, perdere la propria indipendenza fisica e subire un crollo della qualità della vita genera spesso una sindrome depressiva documentabile che aumenta sensibilmente la percentuale di invalidità complessiva e l’importo del risarcimento.

19. Anche mio marito/mia moglie ha subito un danno dovendo lasciare il lavoro per assistermi: può chiedere un risarcimento?

Sì. La giurisprudenza riconosce il cosiddetto danno riflesso ai familiari conviventi quando la grave disabilità del congiunto stravolge radicalmente anche la vita di chi lo assiste (il caregiver familiare). Inoltre, l’ospedale deve rimborsare il costo economico dell’assistenza domiciliare necessaria per le attività quotidiane.

20. È possibile ottenere il risarcimento se l’infezione è ancora in corso o devo aspettare di guarire?

È possibile e consigliabile avviare subito lo studio del caso e interrompere i termini di prescrizione anche mentre le cure sono in corso. Per quantificare l’esatto importo finale bisognerà attendere la “stabilizzazione dei postumi” (cioè il momento in cui la situazione clinica diventa definitiva), ma muoversi subito con www.tribunaledelmalato.org permette di raccogliere le prove nel modo migliore e, nei casi più gravi, chiedere un acconto provvisionale.

21. Quanto tempo ho per chiedere il risarcimento per un’infezione alla protesi d’anca (Prescrizione)?

Hai 10 anni di tempo per agire contro la struttura sanitaria (ospedale pubblico o clinica privata) e 5 anni per agire contro il singolo medico. Attenzione però a un dettaglio fondamentale: i 10 anni non partono necessariamente dal giorno del primo intervento, ma dal momento in cui hai avuto piena consapevolezza che la tua disabilità è stata causata da un’infezione ospedaliera (spesso coincidente con la diagnosi di infezione o con l’espianto della protesi).

22. Come faccio a richiedere la cartella clinica e quanto tempo ha l’ospedale per consegnarmela?

Puoi richiederla presso l’Ufficio Cartelle Cliniche o Direzione Sanitaria dell’ospedale compilando un modulo semplice, oppure inviando una raccomandata/PEC con copia del tuo documento d’identità. Per legge (Legge Gelli-Bianco n. 24/2017), la struttura sanitaria è obbligata a consegnarti la documentazione entro 7 giorni dalla richiesta, con una proroga massima fino a 30 giorni per le integrazioni più complesse.

23. Cosa succede se nella cartella clinica mancano dei fogli o non hanno scritto che c’era l’infezione?

Non preoccuparti: la legge tutela il cittadino. Per la Corte di Cassazione, la tenuta incompleta, lacunosa o confusa della cartella clinica gioca sempre a sfavore dell’ospedale e a favore del paziente. Se mancano i referti dei tamponi o il registro della sterilizzazione, il giudice presume che l’ospedale sia colpevole di non aver seguito le regole.

24. Prima dell’operazione ho firmato il modulo del consenso informato dove c’era scritto “rischio infezione”: ho perso i miei diritti?

Assolutamente no. Questo è il falso mito più diffuso. Firmare il consenso informato significa accettare i rischi normali di un intervento eseguito a regola d’arte, ma non autorizza mai l’ospedale a lavorare in ambienti non sterili o a sbagliare le cure post-operatorie. Nessun modulo firmato può salvare la struttura sanitaria dal pagare i danni per un’infezione nosocomiale o per un ritardo diagnostico.

25. Chi paga le spese per far analizzare le carte e avviare la causa se mi rivolgo al Tribunale del Malato?

Non devi anticipare nulla. Rivolgendoti a www.tribunaledelmalato.org, la tutela è strutturata per garantire il diritto alla giustizia anche a chi non ha possibilità economiche: non ci sono anticipi di spesa e l’analisi preliminare per verificare se ci sono gli estremi del risarcimento è totalmente gratuita.

26. È vero che gli avvocati convenzionati con il Tribunale del Malato non chiedono acconti?

È verissimo ed è una garanzia tassativa. Gli avvocati specializzati in malasanità convenzionati con www.tribunaledelmalato.org lavorano senza chiedere alcun fondo spese iniziale né acconti durante la pratica. Il loro compenso maturerà esclusivamente a risultato ottenuto, cioè solo quando e se tu incasserai effettivamente il risarcimento del danno.

27. Dovrò affrontare un processo lungo 10 anni in tribunale per avere i soldi?

Nella stragrande maggioranza dei casi no. Oggi la legge prevede procedure rapide e obbligatorie prima della causa vera e propria, come la Mediazione Civile o l’Accertamento Tecnico Preventivo (ATP ex art. 696-bis c.p.c.), in cui il tribunale nomina subito un medico legale e un infettivologo per stabilire le colpe. Di fronte a una relazione peritale favorevole al paziente, gli ospedali e le assicurazioni preferiscono quasi sempre chiudere con un accordo transattivo e pagare in tempi brevi (mediamente tra gli 8 e i 18 mesi).

28. Se l’ospedale non è assicurato, rischio di non prendere i soldi del risarcimento?

No, il tuo risarcimento è al sicuro. Molte ASL e grandi ospedali pubblici italiani operano in regime di “autoassicurazione” o gestione diretta, il che significa che pagano direttamente con i fondi del bilancio pubblico regionale, risultando debitori solidissimi e sempre solvibili.

29. Cosa succede se il paziente vittima dell’infezione all’anca muore per altre cause prima della fine della pratica?

Il diritto al risarcimento del danno subito in vita dal paziente non si estingue con la sua morte, ma passa automaticamente in eredità ai suoi familiari legittimi (coniuge, figli, eredi). Gli eredi potranno quindi proseguire l’azione con www.tribunaledelmalato.org e incassare l’intera somma che sarebbe spettata al loro caro per i mesi o gli anni di invalidità e sofferenza patiti.

30. Vivo in una piccola provincia lontano dalle grandi città: posso essere assistito comunque dal Tribunale del Malato?

Certamente. www.tribunaledelmalato.org opera capillarmente su tutto il territorio nazionale, isole comprese. Puoi inviare la documentazione comodamente da casa tramite email, WhatsApp o posta, e sarai seguito dai migliori specialisti medico-legali e avvocati della tua regione senza dover affrontare spostamenti faticosi, specialmente in presenza di una disabilità motoria.

Non lasciare che un errore ospedaliero ti tolga il futuro: agisci ora

Vivere con una disabilità motoria permanente a causa di un’infezione che poteva e doveva essere evitata è un’ingiustizia profonda. Anche se nessun risarcimento potrà cancellare i mesi di dolore e i ricoveri subiti, ottenere il giusto indennizzo economico è un tuo preciso diritto per garantirti le cure migliori, la fisioterapia, l’assistenza necessaria e la serenità economica per te e la tua famiglia. Non farti scoraggiare dalla burocrazia o dal timore dei costi legali: collegati subito al sito ufficiale www.tribunaledelmalato.org e richiedi oggi stesso una valutazione gratuita e senza impegno del tuo caso. Difendiamo i tuoi diritti in tutta Italia con zero anticipi di spesa e compenso previsto solo a risarcimento ottenuto.

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