
Lesione intestinale non riconosciuta nel neonato: sepsi fatale in chirurgia pediatrica e tutela legale dei genitori
Affidare il proprio bambino appena nato alle cure di un reparto di chirurgia pediatrica o di terapia intensiva neonatale (TIN) è un atto di estrema fiducia. Quando però dopo un intervento chirurgico o una manovra invasiva le condizioni del piccolo peggiorano improvvisamente fino a una sepsi fatale, il dolore dei genitori si trasforma in un bisogno disperato di verità. Molto spesso, dietro la parola “complicanza” riferita dai medici si nasconde una lesione intestinale non riconosciuta in tempo, un errore diagnostico e chirurgico che avrebbe potuto e dovuto essere evitato.
In Breve: Cosa devi sapere subito
L’errore medico: Una perforazione o lesione dell’intestino durante un intervento neonatale (o per una patologia come l’enterocolite necrotizzante non trattata tempestivamente) fa fuoriuscire batteri nell’addome, causando peritonite e shock settico.
Il fattore tempo: Nel neonato, i segnali di allarme (addome gonfio e teso, vomito biliare, letargia, instabilità termica) richiedono un intervento immediato. Ignorarli o sottovalutarli per ore configura una grave colpa medica.
Diritto al risarcimento: Se il ritardo diagnostico o l’errore tecnico ha causato il decesso o gravi danni permanenti al bambino, i genitori hanno diritto a un integrale risarcimento dei danni morali, parentali e patrimoniali.
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Cosa succede quando una lesione intestinale nel neonato non viene diagnosticata in tempo?
Una lesione intestinale non riconosciuta nel neonato provoca il passaggio del contenuto intestinale all’interno della cavità peritoneale (la membrana che avvolge gli organi dell’addome), scatenando in poche ore una peritonite acuta che evolve rapidamente in sepsi neonatale e insufficienza multiorgano. Poiché il sistema immunitario di un neonato è ancora immaturo, l’infezione si diffonde nel sangue a una velocità drammatica, rendendo vane le terapie tardive.
Nella pratica clinica quotidiana dei reparti di chirurgia pediatrica, questo dramma si verifica principalmente in due scenari concreti. Il primo riguarda le lesioni iatrogene, ovvero tagli o perforazioni accidentali dell’intestino provocati dal chirurgo durante un’operazione (ad esempio per correggere una malformazione congenita, un’atresia, un’ernia o un’occlusione) o durante manovre invasive come l’inserimento di sondini e cateteri. Il chirurgo non si accorge del danno prima di richiudere l’addome e, nei giorni successivi, l’équipe medica scambia i sintomi della peritonite per un normale decorso post-operatorio.
Il secondo scenario riguarda il mancato riconoscimento di una perforazione spontanea o da Enterocolite Necrotizzante (NEC), tipica dei neonati prematuri. Se i medici non eseguono subito una semplice radiografia dell’addome di fronte a una pancia improvvisamente lucida, tesa e dolente, lasciano che la necrosi avanzi fino allo shock settico irreversibile.
I segnali di allarme che i medici non devono mai sottovalutare
Nel reparto di neonatologia o chirurgia pediatrica, il neonato non può esprimere a parole il proprio dolore, ma il suo corpo invia campanelli d’allarme inequivocabili che il personale medico e infermieristico ha l’obbligo di monitorare ora per ora:
Distensione e rigidità addominale: la pancia del piccolo appare improvvisamente gonfia, dura al tatto e talvolta arrossata o lucida sulla parete esterna.
Ristagno gastrico e vomito biliare: la presenza di liquido verde scuro (bile) nel sondino naso-gastrico o nel vomito è il segno classico che l’intestino è bloccato o lesionato.
Alterazione dei parametri vitali: comparsa di tachicardia (battito accelerato), apnee improvvise, cali di saturazione dell’ossigeno e sbalzi della temperatura corporea (febbre o ipotermia).
Peggioramento degli esami del sangue: un innalzamento repentino degli indici di infiammazione (PCR e Procalcitonina) associato a un crollo dei globuli bianchi o delle piastrine e ad acidosi metabolica all’emogasanalisi.
Quando i medici e l’ospedale sono responsabili per la sepsi fatale del neonato?
La struttura sanitaria risponde per responsabilità medica ogni volta che il peggioramento o il decesso del neonato non è dovuto alla gravità della sua patologia di base, ma a imperizia, negligenza o imprudenza dell’équipe sanitaria nel prevenire, diagnosticare o riparare tempestivamente la lesione intestinale. In termini semplici, per la legge italiana c’è diritto al risarcimento quando si dimostra che, se i medici avessero agito secondo le corrette regole della medicina (le cosiddette linee guida), il bambino si sarebbe salvato.
Per fare un esempio concreto: se durante un intervento addominale il chirurgo lesiona involontariamente un’ansa intestinale, l’errore tecnico iniziale può talvolta rientrare tra le difficoltà dell’atto operatorio; tuttavia, non controllare l’integrità dell’intestino prima di suturare e, soprattutto, aspettare 24 o 48 ore prima di riportare il neonato in sala operatoria nonostante il vomito biliare e la febbre, trasforma un incidente rimediabile in un errore medico fatale.
In ambito giuridico questo legame tra il ritardo dei medici e la morte del piccolo si chiama nesso causale: i consulenti medico-legali del Tribunale del Malato ricostruiscono minuto per minuto i diari clinici e infermieristici per dimostrare che un re-intervento chirurgico tempestivo (la cosiddetta toilette peritoneale con sutura o stomia) e una terapia antibiotica mirata avrebbero arrestato l’infezione salvando la vita al neonato.
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Compenso Solo a Risultato Ottenuto: Il compenso per i professionisti è previsto solo quando e se viene effettivamente ottenuto il risarcimento del danno per il paziente o i suoi familiari.
Cosa fare concretamente se sospetti questo errore medico: Guida passo-passo
Quando si vive il trauma della perdita di un figlio neonato o di una sua grave invalidità permanente dopo un ricovero in chirurgia pediatrica, la confusione e il dolore possono paralizzare. Ecco i 4 passi concreti da compiere per proteggere la verità e i tuoi diritti:
Richiedi subito la cartella clinica completa: Presenta domanda all’Ufficio Cartelle Cliniche o alla Direzione Sanitaria dell’ospedale. È fondamentale specificare di volere la copia integrale comprensiva di: verbali operatori, scheda anestesiologica, diario medico e infermieristico giornaliero, grafiche dei parametri vitali in TIN, referti di tutte le radiografie ed ecografie addominali (inclusi i dischi CD/DVD con le immagini) ed esiti degli esami ematochimici ed emocolture.
Non fermarti alle rassicurazioni verbali: Spesso i medici parlano di “fatalità”, “infezione fulminante imprevedibile” o “quadro clinico già compromesso alla nascita”. Solo l’analisi oggettiva dei documenti scritti può confermare se i protocolli sono stati davvero rispettati.
Affida i documenti a un collegio medico-legale e specialistico: Non basta un avvocato generico. Su www.tribunaledelmalato.org la tua documentazione viene esaminata congiuntamente da medici legali e specialisti in neonatologia e chirurgia pediatrica, gli unici in grado di individuare le ore di ritardo diagnostico nascoste tra le righe del diario clinico.
Avvia la richiesta di risarcimento danni senza spese: Se l’analisi conferma l’errore medico, la struttura del Tribunale del Malato avvierà l’azione legale o stragiudiziale nei confronti dell’ospedale pubblico o privato e della sua compagnia assicurativa, sollevando la tua famiglia da qualsiasi peso economico anticipato.
Quali danni vengono risarciti alla famiglia del neonato?
In caso di decesso del neonato per sepsi conseguente a una lesione intestinale trascurata, la legge riconosce un risarcimento integrale per la perdita del rapporto parentale a favore di entrambi i genitori, dei fratellini o delle sorelline e dei nonni. Non si tratta di dare un prezzo alla vita di un bambino, ma di compensare, secondo le Tabelle dei Tribunali italiani (come le Tabelle di Milano e di Roma), la devastazione affettiva ed esistenziale subita dall’intero nucleo familiare.
Oltre al danno da perdita del rapporto parentale, viene risarcito il danno psichico o biologico qualora il lutto abbia provocato nei genitori un trauma psicologico documentabile (come una sindrome depressiva reattiva o un disturbo da stress post-traumatico), nonché il danno terminale o catastrofale sofferto dal piccolo durante l’agonia prima del decesso, che si trasmette per legge agli eredi. Se invece il neonato sopravvive alla sepsi ma riporta gravi menomazioni permanenti (ad esempio la sindrome dell’intestino corto con necessità di nutrizione parenterale a vita, o danni neurologici da ipossia/ischemia settica), il risarcimento coprirà l’invalidità permanente del bambino e tutte le spese mediche e di assistenza futura per l’intera durata della sua vita.
30 Domande Frequenti: Risposte Chiare per Difendere i Tuoi Diritti
1. Qual è la differenza tra una complicanza chirurgica inevitabile e un errore medico in una lesione intestinale neonatale?
In medicina, una complicanza come una perforazione intestinale può talvolta verificarsi anche in mani esperte a causa dell’estrema fragilità dei tessuti di un neonato. Tuttavia, per la legge italiana e la Corte di Cassazione, i medici sono pienamente responsabili se non si accorgono subito della lesione o se ritardano la diagnosi e il secondo intervento riparatore, lasciando che un incidente gestibile si trasformi in una peritonite e in una sepsi mortale. Su www.tribunaledelmalato.org valutiamo gratuitamente proprio la tempestività della reazione medica.
2. Come si accorge il chirurgo che c’è una perforazione intestinale dopo un intervento?
Il sospetto deve nascere immediatamente davanti al peggioramento clinico del neonato (addome teso, ristagno biliare verdastro, febbre o ipotermia, tachicardia) e viene confermato con un esame semplicissimo e rapido: una radiografia diretta dell’addome. Se c’è una perforazione, la lastra mostra chiaramente la presenza di “aria libera” nella cavità addominale (pneumoperitoneo), un segno inequivocabile che impone il ritorno immediato in sala operatoria.
3. Quanto tempo passa tra la perforazione dell’intestino e lo shock settico nel neonato?
Nel neonato, e ancor più nel prematuro, le difese immunitarie sono ridotte al minimo e la barriera peritoneale è sottilissima. Bastano dalle 6 alle 12-24 ore di fuoriuscita di materiale intestinale e batteri nell’addome perché l’infezione passi nel sangue (batteriemia), scatenando una sepsi fulminante con crollo della pressione arteriosa e blocco dei reni, dei polmoni e del cuore. Per questo ogni singola ora di ritardo diagnostico pesa enormemente sulla sopravvivenza del piccolo.
4. Una lesione intestinale può essere causata anche da un sondino o da un clistere?
Sì, oltre agli interventi chirurgici veri e propri, esistono le cosiddette perforazioni iatrogene da manovre assistenziali. L’inserimento incauto o forzato di un sondino naso-gastrico, di una sonda rettale per l’evacuazione o l’esecuzione scorretta di clisteri evacuativi in neonati con pareti intestinali infiammate o malformate può provocare una lacerazione dello stomaco o del retto-sigma. Anche in questi casi l’ospedale risponde dell’errore tecnico e dell’eventuale ritardo nel riconoscerlo.
5. Cosa c’entra l’Enterocolite Necrotizzante (NEC) con l’errore medico?
L’Enterocolite Necrotizzante (NEC) è una grave infiammazione dell’intestino che colpisce soprattutto i neonati prematuri. Non è causata dai medici, ma diventa un caso di malasanità quando viene diagnosticata in ritardo: se i neonatologi non sospendono subito l’alimentazione con il latte, non avviano la terapia antibiotica ad ampio spettro o non operano tempestivamente il piccolo quando l’intestino necrotico si perfora, rispondono legalmente della sepsi e del decesso.
6. Cosa significa che il neonato aveva un “vomito biliare” e perché è così grave?
Il vomito o il ristagno gastrico di colore verde scuro (biliare) in un neonato non è mai un semplice rigurgito fisiologico: indica che c’è un’ostruzione o una paralisi dell’intestino (ileo paralitico da peritonite) sotto lo sbocco della bile. In qualsiasi protocollo di chirurgia pediatrica, il vomito biliare è considerato un’emergenza assoluta fino a prova contraria; annotarlo in cartella infermieristica senza intervenire per ore costituisce una grave negligenza.
7. Se i medici hanno somministrato gli antibiotici ma il bambino è morto lo stesso di sepsi, c’è responsabilità?
Spesso sì, perché in presenza di una perforazione intestinale aperta la sola terapia antibiotica in vena non può salvare il paziente se non viene rimossa chirurgicamente la fonte dell’infezione (il cosiddetto controllo della fonte infettiva o source control). Finché le feci e i batteri continuano a riversarsi nell’addome attraverso la lesione non suturata, nessun antibiotico può fermare lo shock settico. L’errore sta nel non aver operato o ri-operato in tempo.
8. L’ecografia addominale può sostituire la radiografia per vedere una lesione intestinale?
L’ecografia addominale al letto del piccolo (spesso eseguita in TIN) è utilissima per vedere raccolte di liquido libero, anse intestinali immobili o assenza di flusso sanguigno nella parete intestinale, ma dipende molto dall’abilità dell’operatore. Se il quadro clinico del neonato precipita, limitarsi a un’ecografia dubbia senza eseguire una radiografia dell’addome o senza consultare d’urgenza il chirurgo pediatra rappresenta una condotta medica censurabile.
9. Cosa succede se in ospedale non c’era il chirurgo pediatra di notte o nel weekend?
La carenza organizzativa dell’ospedale non è mai una scusa valida davanti alla legge. In base alla Legge Gelli-Bianco, la struttura sanitaria risponde per difetto di organizzazione se accetta o mantiene ricoverato un neonato ad alto rischio chirurgico senza garantire una guardia o una pronta disponibilità chirurgica pediatrica attiva 24 ore su 24, o se ritarda il trasferimento protetto in un centro attrezzato (trasporto STEN).
10. È possibile che la lesione intestinale sia avvenuta durante un intervento per atresia, malattia di Hirschsprung o volvolo?
Certamente. Gli interventi per malformazioni congenite (atresia intestinale, megacolon congenito di Hirschsprung, malrotazione con volvolo, gastroschisi, ernia diaframmatica) richiedono suture intestinali delicatissime, chiamate anastomosi. Una complicanza frequente è la deiscenza dell’anastomosi, cioè il cedimento dei punti di sutura nei giorni successivi all’intervento: il chirurgo ha l’obbligo di sorvegliare strettamente il neonato per intercettare ai primi sintomi l’apertura dei punti prima che insorga la sepsi.
11. Quali valori degli esami del sangue dimostrano che la sepsi era già in atto e veniva trascurata?
Analizzando la cartella clinica, i medici legali di www.tribunaledelmalato.org verificano l’andamento della Proteina C Reattiva (PCR), della Procalcitonina (PCT), dei globuli bianchi (leucocitosi o, nei casi più gravi del neonato, improvvisa leucopenia), il calo progressivo delle piastrine (piastrinopenia) e l’aumento dei lattati con acidosi metabolica all’emogasanalisi. Se questi valori peggioravano da ore senza che venissero presi provvedimenti chirurgici, la colpa medica è evidente.
12. Se il neonato era nato molto prematuro, l’ospedale può dare tutta la colpa alla prematurità?
È la difesa più comune utilizzata dalle assicurazioni degli ospedali, ma non regge davanti a un’analisi medico-legale rigorosa. Anche un neonato grande prematuro ha diritto a cure adeguate: se il piccolo stava superando la fase respiratoria critica ed è deceduto improvvisamente a causa di una perforazione intestinale non diagnosticata o causata da una manovra errata, la causa della morte è l’errore medico e non la prematurità, dando pieno diritto al risarcimento.
13. Cosa succede se il neonato sopravvive alla peritonite ma gli viene asportata gran parte dell’intestino?
Quando il ritardo diagnostico costringe il chirurgo a rimuovere lunghi tratti di intestino ormai andato in necrosi (gangrena), il bambino può sviluppare la Sindrome dell’Intestino Corto. Questa condizione comporta malassorbimento grave, necessità di nutrizione artificiale in vena (parenterale) per mesi o anni, infezioni ricorrenti del catetere venoso e danni al fegato. In questi casi il Tribunale del Malato agisce per ottenere un maxirisarcimento che garantisca al bambino tutte le cure e il sostegno economico per tutta la vita.
14. La sepsi da lesione intestinale può causare danni cerebrali permanenti al neonato che sopravvive?
Sì. Lo shock settico provoca un grave calo della pressione sanguigna e dell’ossigenazione dei tessuti, associato al rilascio di sostanze infiammatorie tossiche che danneggiano il cervello immaturo del neonato (leucomalacia periventricolare o encefalopatia ipossico-ischemica secondaria a sepsi). Se a causa della sepsi tardivamente curata il bambino sviluppa una paralisi cerebrale infantile o un ritardo psicomotorio, l’ospedale deve risarcire l’intero danno biologico ed esistenziale.
15. È necessario che sia stata fatta l’autopsia (riscontro diagnostico) per chiedere il risarcimento?
L’autopsia (sia quella disposta dalla Procura sia il riscontro diagnostico ospedaliero) è uno strumento molto utile perché accerta visivamente la perforazione e la peritonite, ma non è indispensabile per vincere una causa civile. Se l’autopsia non è stata eseguita, i nostri specialisti possono comunque dimostrare l’errore medico e la causa della morte attraverso i referti radiologici, i verbali di un eventuale secondo intervento in extremis, gli esami del sangue e i diari clinici presenti nella cartella clinica.
16. Chi risponde se l’errore è stato commesso dal medico di guardia che non ha chiamato il chirurgo?
Per il cittadino non c’è bisogno di individuare il singolo colpevole tra chirurgo, neonatologo, radiologo o infermiere. La richiesta di risarcimento viene indirizzata direttamente contro la struttura sanitaria (ASL, Azienda Ospedaliera o Clinica Privata), che per legge risponde civilmente dell’operato di tutti i suoi dipendenti e del mancato coordinamento tra i reparti.
17. L’infezione che ha ucciso il neonato può essere anche un’infezione ospedaliera (nosocomiale)?
Assolutamente sì. Spesso alla peritonite da perforazione intestinale si sovrappone un’infezione da batteri multiresistenti presenti nella Terapia Intensiva Neonatale (come Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, Staphylococcus aureus o Candida). In questi casi la responsabilità dell’ospedale è doppia: per non aver gestito tempestivamente il problema chirurgico e per non aver garantito la sterilità degli ambienti e dei presidi medici.
18. Quanto conta il diario infermieristico della TIN per dimostrare la verità?
Il diario infermieristico è spesso il documento più prezioso dell’intera cartella clinica. Mentre i medici scrivono talvolta note sintetiche una volta al giorno, gli infermieri della TIN annotano a ogni turno l’aspetto dell’addome, i millilitri e il colore del ristagno gastrico, il pianto inconsolabile o la letargia del piccolo e le chiamate fatte al medico di guardia. Da queste annotazioni emerge quasi sempre l’orario esatto in cui i sintomi sono stati sottovalutati.
19. Se durante il ricovero i medici hanno effettuato un secondo intervento chirurgico “disperato”, questo li scagiona?
No, al contrario. Molto spesso il secondo intervento chirurgico (la cosiddetta laparotomia esplorativa d’urgenza) viene eseguito quando il neonato è già in shock settico irreversibile. Il verbale di questo secondo intervento, in cui il chirurgo descrive la presenza di feci nell’addome, peritonite diffusa e anse intestinali perforate o necrotiche, diventa la prova regina che la lesione esisteva da tempo e che si è intervenuti troppo tardi.
20. Hanno diritto al risarcimento anche i fratellini e i nonni del neonato deceduto?
Sì. La giurisprudenza consolidata riconosce che la morte di un neonato per malasanità spezza un legame affettivo fondamentale non solo per la mamma e il papà, ma anche per i fratelli e le sorelle (che subiscono la perdita di un rapporto fraterno destinato a durare tutta la vita) e per i nonni, a prescindere dal fatto che convivessero o meno con i genitori del piccolo.
21. Quanto tempo abbiamo per chiedere il risarcimento danni (termini di prescrizione)?
La legge italiana prevede tempi ampi per permettere alla famiglia di elaborare il lutto prima di agire: contro la struttura sanitaria (ospedale pubblico o clinica privata) il diritto al risarcimento si prescrive in 10 anni dalla data del decesso o dal momento in cui i genitori hanno avuto piena consapevolezza che il danno è stato causato da un errore medico. Contro il singolo medico dipendente, invece, il termine è di 5 anni.
22. Come si richiede la cartella clinica e in quanti giorni l’ospedale deve consegnarla?
La richiesta va presentata dai genitori (esercenti la responsabilità genitoriale o eredi) all’ufficio preposto dell’ospedale, anche tramite PEC o raccomandata. Per legge (Legge Gelli-Bianco n. 24/2017), la struttura sanitaria ha l’obbligo di consegnare la documentazione sanitaria entro 7 giorni dalla richiesta, salvo proroghe fino a un massimo di 30 giorni per eventuali integrazioni (come l’esito istologico dell’autopsia).
23. Cosa succede se nella cartella clinica mancano dei fogli, degli orari o i referti delle radiografie?
Secondo la Corte di Cassazione, la tenuta incompleta, lacunosa o alterata della cartella clinica non danneggia mai il paziente, ma si ritorce contro l’ospedale. Se mancano gli orari dei controlli o i referti degli esami proprio nelle ore critiche in cui il neonato stava peggiorando, il giudice può presumere che i controlli non siano stati fatti e ritenere automaticamente provato il legame tra l’omissione dei medici e il decesso.
24. Prima dell’intervento ci hanno fatto firmare il modulo del “Consenso Informato”: questo toglie responsabilità ai medici?
Assolutamente no. È una delle paure più frequenti dei genitori, ma è infondata: il consenso informato non è mai una licenza di sbagliare. Firmare un modulo in cui è scritto che l’intervento comporta il rischio di “perforazione intestinale o sepsi” autorizza l’atto medico, ma non esonera minimamente i chirurghi dall’obbligo di operare a regola d’arte e di diagnosticare e curare immediatamente qualsiasi complicanza post-operatoria.
25. Dobbiamo per forza fare una denuncia penale ai Carabinieri o alla Procura per avere il risarcimento?
Non è obbligatorio. Sebbene nell’immediatezza di un decesso sospetto in sala operatoria o in TIN un esposto in Procura possa essere utile per bloccare la salma e far disporre l’autopsia giudiziaria, per ottenere il risarcimento economico l’azione civile è molto più rapida, efficace e garantista per la famiglia rispetto al processo penale. Gli esperti di www.tribunaledelmalato.org sapranno consigliarvi la strada migliore caso per caso.
26. Come funziona concretamente la tutela “Zero Anticipi” del Tribunale del Malato?
Funziona con la massima trasparenza: dal momento in cui ci contatti su www.tribunaledelmalato.org, non dovrai sborsare un solo euro per avviare e portare avanti la pratica di risarcimento. Gli avvocati convenzionati non chiedono alcun acconto o fondo spese iniziale, e l’intera gestione legale viene svolta a nostro carico. Il compenso sarà riconosciuto esclusivamente a risultato ottenuto, cioè solo se e quando l’ospedale o la sua assicurazione pagheranno effettivamente il risarcimento.
27. Se per qualsiasi motivo non si dovesse ottenere il risarcimento, dovremo pagare gli avvocati del Tribunale del Malato?
No. Il principio cardine del Tribunale del Malato è sollevare le famiglie colpite da malasanità da qualsiasi rischio economico. Proprio per questo effettuiamo a monte una selezione medico-legale rigorosissima: accettiamo di patrocinare solo i casi in cui i nostri specialisti riscontrano una reale e fondata responsabilità medica. Se la pratica non porta al risarcimento, nessun compenso professionale sarà dovuto agli avvocati convenzionati.
28. Quanto dura in media una pratica di risarcimento per la morte o il danno grave di un neonato?
Grazie agli strumenti introdotti dalla legge (come la mediazione civile e l’Accertamento Tecnico Preventivo – ATP ex art. 696-bis c.p.c., in cui il Tribunale nomina subito un collegio di periti per stabilire le responsabilità e favorire l’accordo), la maggior parte dei casi di malasanità neonatale si chiude con una liquidazione stragiudiziale o conciliativa in circa 8-18 mesi, evitando i lunghi tempi di una causa ordinaria.
29. A quanto può ammontare il risarcimento per la perdita di un figlio neonato?
Sulla base delle Tabelle di Milano e di Roma utilizzate dai Tribunali italiani per la liquidazione del danno da perdita del rapporto parentale, il risarcimento base per ciascun genitore oscilla mediamente tra i 200.000 e oltre 350.000 euro a genitore, a cui si aggiungono le quote spettanti a eventuali fratellini e ai nonni, più l’eventuale danno biologico psichico certificato. Complessivamente, il risarcimento per l’intero nucleo familiare supera frequentemente i 600.000 – 800.000 euro.
30. L’ospedale in cui è avvenuto il fatto si trova in una piccola provincia: il Tribunale del Malato opera in tutta Italia?
Sì, il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org) è una struttura nazionale che assiste e difende i cittadini in tutte le regioni e città d’Italia, da Nord a Sud. Inoltre, il fatto che i nostri consulenti medico-legali e avvocati operino su scala nazionale garantisce la massima indipendenza e imparzialità, evitando qualsiasi condizionamento ambientale nei confronti dei medici dell’ospedale locale.
Non lasciare che il silenzio cancelli la verità: richiedi ora una valutazione gratuita
Sappiamo che nessun risarcimento potrà mai colmare il vuoto lasciato dalla perdita di un figlio o restituire la serenità spezzata da una grave invalidità neonatale. Tuttavia, accertare la verità su quanto accaduto in quel reparto di chirurgia pediatrica è un atto di giustizia dovuto al vostro bambino e un passo concreto per impedire che la stessa superficialità medica colpisca altre famiglie.
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