RISARCIMENTO PER USO IMPROPRIO DELLA VENTOSA OSTETRICA E MANOVRA DI KRISTELLER: EMORRAGIA CEREBRALE DEL NEONATO E INVALIDITÀ PERMANENTE

Contattaci senza impegno. Valuteremo se effettivamente sussiste una responsabilità medica

Uso improprio della ventosa ostetrica e manovra di Kristeller: emorragia cerebrale del neonato e invalidità permanente

Il momento della nascita dovrebbe essere il giorno più bello nella vita di una famiglia, un istante di gioia pura dopo mesi di attesa. Purtroppo, quando in sala parto si verificano scelte affrettate o manovre ostetriche azzardate, quel sogno può trasformarsi in un calvario fatto di terapie intensive, diagnosi incomprensibili e paure per il futuro del proprio bambino.

Se il tuo piccolo ha subito un trauma alla nascita a seguito di un parto operativo difficile, sappi che non sei solo e non è stata una tragica fatalità. Molto spesso, dietro un’emorragia cerebrale neonatale si nasconde un errore medico evitabile che dà diritto a un integrale risarcimento dei danni per garantire a tuo figlio tutte le cure necessarie per il resto della vita.

In Breve: Cosa devi sapere subito

  • Doppia manovra ad altissimo rischio: L’uso combinato o scorretto della ventosa ostetrica e delle spinte sulla pancia (manovra di Kristeller) moltiplica il rischio di schiacciamento e trazione sul cranio del bimbo, causando gravi emorragie cerebrali.

  • Non è sfortuna, è responsabilità medica: Se il tracciato cardiotocografico mostrava sofferenza o il bimbo era troppo alto nel canale del parto, i medici dovevano eseguire un taglio cesareo d’urgenza anziché forzare la nascita per via naturale.

  • Risarcimento milionario per il futuro del bimbo: In caso di invalidità permanente (come paralisi cerebrale infantile o ritardi motori e cognitivi), l’ospedale deve coprire ogni spesa medica, assistenziale e il danno biologico ed esistenziale di tutta la famiglia.

  • Tutela legale e medico-legale senza anticipi: Attraverso il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org) puoi far analizzare la cartella clinica e avviare la richiesta di risarcimento senza pagare alcun acconto, con compenso previsto solo a risultato ottenuto.

Perché l’uso improprio della ventosa ostetrica provoca un’emorragia cerebrale nel neonato?

L’uso improprio della ventosa ostetrica provoca un’emorragia cerebrale perché esercita una forza di aspirazione e trazione eccessiva sulle ossa craniche ancora morbide del neonato, causando la rottura dei vasi sanguigni interni al cervello. Questo strumento deve essere impiegato solo a condizioni severissime e mai come scorciatoia quando il bimbo è bloccato in una posizione troppo alta.

Nella pratica clinica quotidiana, la ventosa (chiamata anche vacuum extractor) è una coppetta che viene applicata sulla testa del bambino per aiutarlo a uscire durante le contrazioni. Tuttavia, le linee guida internazionali parlano chiaro: la ventosa non va mai usata se la testa del feto non è già scesa profondamente nel bacino materno o se c’è una sproporzione tra la grandezza del bimbo e il canale del parto.

Immaginiamo un caso reale molto frequente: la mamma è sfinita dopo ore di travaglio, il bimbo fatica a scendere, ma l’équipe medica ritarda il cesareo. Il ginecologo applica la ventosa tirando con forza per più volte consecutive, magari vedendo la coppetta staccarsi improvvisamente (il cosiddetto pop-off). Questo strappo violento crea un effetto ventosa devastante, provocando ematomi subgaleali, emorragie subdurali o intraparenchimali che danneggiano il tessuto cerebrale del piccolo in modo irreversibile.

Quando la ventosa ostetrica è vietata dalle linee guida mediche?

La ventosa ostetrica è severamente vietata nei parti prematuri (prima della 34ª settimana), quando la testa del feto non è impegnata nel canale del parto e dopo che si sono già verificati 2 o 3 distacchi accidentali della coppetta. Insistere oltre questi limiti di sicurezza configura una grave colpa medica per imprudenza e imperizia.

Inoltre, la trazione non deve mai superare un tempo massimo complessivo (solitamente tra i 15 e i 20 minuti) e deve avvenire solo in sincronia con la spinta materna. Se dopo tre trazioni la testa del bambino non progredisce, il medico ha l’obbligo giuridico e clinico di abbandonare la manovra e procedere immediatamente con un parto cesareo d’emergenza.

Cos’è la manovra di Kristeller e perché è considerata pericolosa e obsoleta?

La manovra di Kristeller consiste in una forte pressione manuale esercitata con l’avambraccio sul fondo dell’utero materno per spingere fuori il feto, ed è bandita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità perché priva di benefici scientifici e gravemente lesiva per madre e neonato. Nonostante i divieti, viene ancora praticata in molti ospedali italiani e spesso nascosta nelle cartelle cliniche.

Molte mamme raccontano in modo nitido di aver visto un ostetrico o un medico “salire quasi sopra la pancia” spingendo con tutto il peso del corpo verso il basso. Questa forza bruta dall’alto è totalmente incontrollabile. Se il bambino ha la testa incastrata nel bacino o una spalla bloccata, spingere con violenza dal fondo della pancia significa comprimere il cranio del piccolo contro le ossa del bacino materno.

L’abbinamento tra manovra di Kristeller dall’alto e trazione con ventosa dal basso rappresenta una vera e propria morsa meccanica sul cervello del neonato. Da un lato il cranio viene schiacciato dalla spinta sull’addome, dall’altro viene tirato violentemente dalla ventosa: il risultato è un trauma cranico maggiore da parto, con conseguenti emorragie cerebrali, edema e sofferenza ipossico-ischemica.

Quali sono i danni permanenti causati da un’emorragia cerebrale neonatale?

Un’emorragia cerebrale alla nascita può causare danni neurologici permanenti come la paralisi cerebrale infantile (tetraparesi spastica), epilessia, idrocefalo post-emorragico, cecità corticale e gravi ritardi nello sviluppo psicomotorio e del linguaggio. Il sangue che fuoriesce dai vasi comprime le cellule nervose e impedisce il corretto afflusso di ossigeno ai tessuti cerebrali.

Spesso, nelle prime ore dopo il parto, i medici cercano di minimizzare parlando di un semplice “cefaloematoma” o di un normale “gonfiore da parto”. Tuttavia, segnali come ipotonìa muscolare (il bimbo appare “molle”), difficoltà di suzione, pianto flebile, convulsioni neonatali o necessità di rianimazione e ipotermia terapeutica sono spie chiarissime di una sofferenza cerebrale acuta.

Quando l’emorragia lascia esiti cicatriziali nel cervello, il bambino dovrà affrontare una condizione di invalidità permanente. Questo significa che la famiglia dovrà sostenere costi enormi per tutta la vita del figlio: fisioterapia quotidiana, logopedia, ausili ortopedici, abbattimento delle barriere architettoniche e assistenza continua 24 ore su 24. Tutto questo peso economico non deve gravare sui genitori, ma deve essere integralmente risarcito dalla struttura sanitaria responsabile.

PERCHÉ RIVOLGERSI AL TRIBUNALE DEL MALATO: TUTELA A COSTO ZERO Affrontare un ospedale o una compagnia assicurativa non deve essere un privilegio per chi ha disponibilità economiche. Ecco le garanzie di www.tribunaledelmalato.org:

  • Zero Anticipi di Spesa: Il Tribunale del Malato difende e tutela i cittadini in tutta Italia senza alcun anticipo di spesa.

  • Nessun Acconto agli Avvocati: Gli avvocati convenzionati con il Tribunale del Malato non percepiscono alcunché a titolo di acconto o fondo spese iniziale.

  • Compenso Solo a Risultato Ottenuto: Il compenso per i professionisti è previsto solo quando e se viene effettivamente ottenuto il risarcimento del danno per il paziente o i suoi familiari.

Quando sussiste la responsabilità dell’ospedale e il diritto al risarcimento?

La responsabilità dell’ospedale sussiste ogni volta che i danni riportati dal neonato potevano essere evitati seguendo le corrette regole dell’arte medica, ad esempio eseguendo un taglio cesareo tempestivo anziché forzare un parto naturale rischioso. Per la legge italiana, è la struttura sanitaria a dover dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.

Nel linguaggio giuridico si parla di nesso causale: in parole semplici, i nostri medici legali e ginecologi forensi dimostrano che, se il medico non avesse usato impropriamente la ventosa o praticato la manovra di Kristeller (e avesse invece optato per il cesareo ai primi segnali di arresto della progressione o di alterazione del tracciato), il bambino sarebbe nato sano.

Un aspetto cruciale riguarda la cartella clinica incompleta. Molto spesso la manovra di Kristeller non viene annotata nel diario del parto proprio perché gli operatori sanno che è una pratica sconsigliata. Non preoccuparti: la giurisprudenza della Corte di Cassazione stabilisce che le lacune della cartella clinica giocano sempre a favore del paziente, e la manovra può essere provata tramite la testimonianza del papà presente in sala parto e attraverso il tipo specifico di lesioni riportate dal bimbo e dalla mamma (come lacerazioni, ecchimosi addominali o fratture costali).

Cosa fare concretamente se sospetti questo errore medico: Guida passo-passo

Se tuo figlio ha riportato un’emorragia cerebrale, un trauma da parto o mostra ritardi nello sviluppo dopo una nascita difficile con ventosa o spinte sull’addome, segui questi passaggi fondamentali per tutelare il suo futuro:

  1. Richiedi subito la documentazione medica completa: Recati presso l’ufficio cartelle cliniche dell’ospedale e chiedi copia conforme della cartella clinica della madre e di quella del neonato, specificando espressamente di includere i tracciati cardiotocografici completi, il partogramma, il verbale del parto operativo e i referti della Terapia Intensiva Neonatale (TIN).

  2. Metti per iscritto i tuoi ricordi della sala parto: Finché i ricordi sono nitidi, scrivi una cronologia dettagliata di ciò che è accaduto. Annota gli orari, chi è entrato in sala parto, quante volte hanno provato a tirare con la ventosa, chi ha spinto sulla pancia e le frasi dette da medici e ostetriche.

  3. Conserva tutta la documentazione delle visite successive: Raccogli i referti delle ecografie cerebrali transfontanellari, delle risonanze magnetiche (RMN) encefalo, le diagnosi di neuropsichiatria infantile e i certificati di invalidità INPS.

  4. Non firmare accordi o quietanze con l’ospedale: Se la struttura o la sua assicurazione dovessero contattarti per offrirti una somma immediata o farti firmare moduli post-parto, non accettare mai senza il vaglio di esperti in malasanità.

  5. Affidati a una valutazione medico-legale gratuita e specializzata: Contatta subito il Tribunale del Malato su www.tribunaledelmalato.org. I nostri specialisti in ginecologia forense, neonatologia e medicina legale esamineranno le carte per confermarti se c’è stato un errore medico e avvieranno l’iter risarcitorio a costo zero per la tua famiglia.

30 Domande Frequenti: Risposte Chiare per Difendere i Tuoi Diritti

1. Qual è la differenza tra un normale gonfiore da ventosa e una grave emorragia cerebrale?

Il cosiddetto “tumore da parto” o caput succedaneum è un gonfiore superficiale e benigno del cuoio capelluto che si riassorbe in pochi giorni senza conseguenze. L’emorragia cerebrale (subdurale, subaracnoidea o intraparenchimale) e l’ematoma subgaleale sono invece raccolte di sangue profonde causate dalla rottura dei vasi per trazione eccessiva, che comprimono il cervello e possono causare shock ipovolemico, danni neurologici permanenti o pericolo di vita. Attraverso www.tribunaledelmalato.org puoi far analizzare i referti neuroradiologici per distinguere un esito fisiologico da una grave lesione iatrogena.

2. La manovra di Kristeller non è scritta nella cartella clinica: posso comunque dimostrare che è stata fatta?

Assolutamente sì. È prassi diffusissima non registrare la manovra di Kristeller nel partogramma proprio per evitare responsabilità medico-legali. Tuttavia, la prova può essere fornita tramite la testimonianza diretta del padre o di altri presenti in sala parto, oltre che da indizi clinici inequivocabili come lividi sull’addome materno, lacerazioni vagino-perineali di terzo o quarto grado, rottura d’utero o specifiche lesioni da compressione sul cranio del neonato. La Cassazione conferma inoltre che l’omessa compilazione della cartella clinica ricade a danno dell’ospedale.

3. Quante volte i medici possono provare a tirare con la ventosa prima di fermarsi?

Le linee guida nazionali e internazionali sull’ostetricia operativa stabiliscono che il parto con ventosa deve concludersi entro un massimo di 3 trazioni (in concomitanza con 3 contrazioni uterine) e non deve mai superare i 15-20 minuti complessivi dall’applicazione. Inoltre, se la coppetta si stacca accidentalmente dalla testa del bimbo (pop-off) per più di due volte, la procedura va immediatamente interrotta per passare a un taglio cesareo d’urgenza. Insistere con 4, 5 o più tentativi rappresenta una gravissima negligenza medica.

4. Cosa succede se i medici cambiano strumento passando dalla ventosa al forcipe?

L’uso sequenziale di ventosa ostetrica e forcipe nello stesso parto è una pratica fortemente sconsigliata e ad altissimo rischio di lesioni cerebrali catastrofiche. Sommare la forza di aspirazione della ventosa alla compressione meccanica delle cucchiaie del forcipe moltiplica esponenzialmente l’incidenza di emorragie intracraniche, fratture delle ossa craniche e paralisi del nervo facciale. Se il primo strumento fallisce, la via corretta e sicura per tutelare la salute del nascituro è quasi sempre il taglio cesareo immediato.

5. L’emorragia cerebrale da parto può manifestarsi anche a distanza di giorni o mesi?

Sì, sebbene il sanguinamento acuto avvenga durante il parto, molti danni neurologici diventano pienamente evidenti solo con la crescita del bambino. Nei primi giorni il neonato può mostrare solo ittero marcato, anemia, sonnolenza o lievi tremori; tuttavia, tra i 3 e i 12 mesi di vita possono emergere ritardi nel tenere dritta la testa, nel rotolare, nello stare seduto o rigidità muscolare agli arti (spasticità). Se noti questi segnali dopo un parto difficile, contatta subito www.tribunaledelmalato.org per verificare il legame con il trauma ostetrico.

6. Qual è il legame tra uso improprio della ventosa, asfissia perinatale e paralisi cerebrale infantile?

Spesso l’uso forzato della ventosa e la manovra di Kristeller vengono tentati quando il bambino è già in sofferenza fetale acuta (ipossia) a causa di un travaglio prolungato. Invece di liberare il feto in pochi minuti con il bisturi, i tentativi falliti di parto operativo fanno perdere tempo prezioso e aggiungono un trauma meccanico diretto (emorragia) a un cervello già provato dalla mancanza di ossigeno. Questa combinazione letale tra ischemia ed emorragia è la causa principale della paralisi cerebrale infantile.

7. Chi risponde dell’errore in sala parto: l’ostetrica, il ginecologo o l’ospedale?

Dal punto di vista del risarcimento civile, risponde sempre la struttura sanitaria (ASL, Azienda Ospedaliera pubblica o clinica privata) presso cui è avvenuto il parto. L’ospedale è infatti garante dell’operato di tutta l’équipe (ginecologi, ostetriche, neonatologi e anestesisti) ai sensi della Legge Gelli-Bianco. Questo è un enorme vantaggio per i genitori, perché garantisce di avere come controparte un ente solvibile coperto da assicurazione, senza dover rincorrere il patrimonio del singolo medico o ostetrica.

8. Se il bambino era molto grande (macrosomia fetale), i medici potevano usare la ventosa?

In presenza di macrosomia fetale accertata o sospetta (bambini con peso stimato superiore ai 4 kg o 4,5 kg, specialmente in madri con diabete gestazionale), l’uso della ventosa e della manovra di Kristeller è estremamente pericoloso. Il rischio è quello di provocare non solo un’emorragia cerebrale perché la testa fatica a passare nel bacino, ma anche una distocia di spalla con lesione permanente del plesso brachiale (paralisi del braccio). Una corretta pianificazione pre-parto avrebbe dovuto indirizzare verso un cesareo programmato o precoce.

9. Cosa significa che il tracciato cardiotocografico era patologico e non è stato letto in tempo?

Il tracciato cardiotocografico (CTG) registra il battito del cuore del feto e le contrazioni della mamma, funzionando come una vera “scatola nera” del travaglio. Quando compaiono bradicardie prolungate, decelerazioni tardive o perdita di variabilità, significa che al cervello del bimbo sta mancando ossigeno. Se il personale sanitario ignora questi allarmi o applica la ventosa su un feto già stremato invece di correre in sala operatoria, commette un grave errore diagnostico e terapeutico pienamente risarcibile.

10. Mio figlio è stato sottoposto a ipotermia terapeutica (culla termica del freddo): significa che c’è stato un errore?

Il trattamento di ipotermia terapeutica neonatale (raffreddamento corporeo a 33.5°C per 72 ore) viene attivato in Terapia Intensiva Neonatale quando il bimbo nasce con una grave encefalopatia ipossico-ischemica o emorragica, per rallentare la morte dei neuroni. Sebbene la terapia del freddo sia una cura salvavita corretta dei neonatologi, il fatto stesso che sia stata necessaria è la prova regina che il bimbo ha subito un grave insulto cerebrale durante il travaglio o il parto, che merita un’indagine approfondita su www.tribunaledelmalato.org.

11. Oltre ai danni al neonato, anche la madre può chiedere il risarcimento per le lesioni subite?

Certamente. L’uso combinato di ventosa ostetrica e manovra di Kristeller provoca frequentemente gravissimi danni fisici e psicologici anche alla partoriente. Parliamo di lacerazioni vagino-perineali di III e IV grado con lesione dello sfintere anale, incontinenza urinaria o fecale permanente, prolasso degli organi pelvici, fratture del coccige o delle costole, fino alla rottura d’utero e al disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Tutti questi danni fisici e morali della mamma vengono calcolati e risarciti autonomamente.

12. Quali voci di danno vengono risarcite quando un neonato riporta un’invalidità permanente?

Il risarcimento per un macro-danno neonatale è tra i più elevati previsti dall’ordinamento italiano e può superare diversi milioni di euro. Comprende il danno biologico permanente del bambino, il danno morale e dinamico-relazionale, la perdita totale della futura capacità lavorativa e il rimborso di tutte le spese mediche, riabilitative e di assistenza domiciliare per l’intera durata della vita. A ciò si aggiunge il risarcimento diretto per i genitori e i fratellini per lo stravolgimento radicale della vita familiare.

13. L’ospedale sostiene che si è trattato di una “complicanza inevitabile”: è vero?

Nel diritto sanitario la parola “complicanza” non basta a salvare l’ospedale. La Corte di Cassazione ha chiarito più volte che in medicina una complicanza è giuridicamente scusabile solo se era totalmente imprevedibile e inevitabile. Se invece il danno deriva da una manovra vietata (come la Kristeller) o da un uso fuori protocollo della ventosa, non siamo di fronte a una sfortunata complicanza, ma a un errore tecnico evitabile di cui la struttura deve rispondere fino all’ultimo centesimo.

14. Cosa sono la cephalohematoma, l’ematoma subgaleale e l’emorragia subdurale nel neonato?

Sono tre diversi livelli di sanguinamento cranico post-parto operativo. Il cefaloematoma è una raccolta di sangue sotto il periostio di un singolo osso cranico; l’ematoma subgaleale è molto più grave perché il sangue si diffonde in uno spazio vasto sopra il cranio, potendo sottrarre fino al 50% del volume sanguigno del neonato; l’emorragia subdurale o intraparenchimale avviene invece all’interno della scatola cranica, a diretto contatto con il cervello, ed è quella che più spesso lascia esiti neurologici e motori permanenti.

15. Anche l’epilessia infantile può essere la conseguenza di una ventosa usata male alla nascita?

Sì, l’epilessia secondaria o sintomatica è una delle conseguenze più frequenti delle emorragie cerebrali perinatali. Quando il sangue versato nel cervello si riassorbe, lascia una zona di tessuto cicatriziale (gliosi) sulla corteccia cerebrale che può alterare l’attività elettrica dei neuroni, scatenando crisi epilettiche anche a distanza di mesi o anni dal parto. I nostri neurologi e medici legali su www.tribunaledelmalato.org sono in grado di correlare la sede della cicatrice cerebrale vista alla risonanza con il trauma ostetrico subito alla nascita.

16. Se la gravidanza era andata benissimo per tutti i 9 mesi, questo aiuta a dimostrare l’errore in sala parto?

È un elemento decisivo. Quando una mamma porta a termine una gravidanza fisiologica di 40 settimane, con tutte le ecografie morfologiche, i controlli e gli esami genetici perfettamente nella norma, è evidente che il feto è entrato in sala parto perfettamente sano. Se poche ore dopo il bimbo esce con una grave emorragia cerebrale dopo manovre strumentali pesanti, la presunzione che il danno sia stato causato esclusivamente dalla gestione del travaglio e del parto diventa fortissima.

17. Cosa succede se nei casi più drammatici l’emorragia cerebrale porta al decesso del neonato?

Quando la violenza del trauma ostetrico o il ritardo nell’esecuzione del cesareo provocano la morte del neonato subito dopo il parto o dopo giorni di agonia in Terapia Intensiva, si configura il danno da perdita del rapporto parentale (oltre all’eventuale responsabilità penale per omicidio colposo). In questi casi strazianti, hanno diritto a un importante risarcimento non solo il papà e la mamma, ma anche i fratellini e i nonni del piccolo, per compensare il vuoto incolmabile causato dalla malasanità.

18. Quanto tempo passa prima che si possa quantificare con certezza l’invalidità permanente di un neonato?

Il sistema nervoso di un neonato è in continua evoluzione, motivo per cui la medicina legale richiede solitamente di attendere una stabilizzazione dei postumi (spesso intorno ai 2-3 anni di età del bimbo) per valutare con precisione millimetrica i deficit motori, cognitivi e del linguaggio definitivi. Tuttavia, è fondamentale avviare l’azione legale subito, senza aspettare anni: in questo modo si bloccano le prove, si accerta subito la responsabilità dell’ospedale e si possono richiedere provvisionali (anticipi sul risarcimento) per pagare subito le prime cure.

19. Il punteggio di Apgar basso alla nascita è una prova della sofferenza subita durante il parto?

L’indice di Apgar (valutato a 1, 5 e 10 minuti dalla nascita con un punteggio da 0 a 10) misura la vitalità del neonato: battito cardiaco, respirazione, tono muscolare, riflessi e colorito. Un punteggio di Apgar inferiore a 7 a cinque minuti dalla nascita, associato a un valore di pH del sangue cordonale inferiore a 7.00 (acidosi metabolica), è un indicatore oggettivo che il bambino ha subito un grave stress ipossico o traumatico durante la fase espulsiva del parto.

20. È possibile ottenere un risarcimento anche se il danno del bambino è lieve o moderato?

Certamente. Non solo le gravissime paralisi cerebrali danno diritto al risarcimento, ma anche esiti permanenti di grado lieve o moderato. Pensiamo a deficit motori parziali di una mano o di una gamba (emiparesi lieve), strabismo o deficit visivi post-traumatici, disturbi dell’apprendimento o del linguaggio, cicatrici deturpanti sul cranio o sul volto causate dalla coppetta della ventosa. Ogni punto percentuale di invalidità causato da un errore medico deve essere integralmente ristorato.

21. Quali sono i tempi di prescrizione per chiedere il risarcimento danni per un errore durante il parto?

I tempi sono molto ampi e tutelano le famiglie anche a distanza di anni. Contro la struttura sanitaria (ospedale pubblico o clinica privata) il termine di prescrizione è di 10 anni, mentre contro il singolo medico è di 5 anni. Ma attenzione: quando il danno non è immediatamente chiaro alla nascita, i 10 anni non decorrono dal giorno del parto, bensì dal momento in cui i genitori hanno avuto la piena consapevolezza medica che la patologia del figlio è stata causata dall’errore ostetrico.

22. Come faccio a richiedere la cartella clinica all’ospedale e quanto tempo hanno per consegnarla?

Basta presentare una semplice richiesta scritta (anche via PEC o raccomandata, o allo sportello dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico / Direzione Sanitaria) firmata dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale. Per legge (Legge 24/2017 Gelli-Bianco), la struttura sanitaria ha l’obbligo di consegnare la documentazione entro 7 giorni dalla richiesta, con un’eventuale proroga fino a un massimo di 30 giorni per le integrazioni. Ricordati di chiedere sempre anche copia integrale dei tracciati cardiotocografici.

23. Cosa succede se la cartella clinica che mi consegnano è incompleta o mancano dei pezzi del tracciato?

Se nella cartella clinica mancano gli orari delle manovre, il partogramma è in bianco o sono spariti gli ultimi 30 minuti del tracciato cardiotocografico, l’ospedale si trova in una posizione processuale gravissima. Per costante giurisprudenza della Corte di Cassazione, la tenuta diligente della cartella è un obbligo del medico: qualsiasi incompletezza, cancellatura o omissione viene valutata dal giudice come prova a favore del paziente, facendo presumere il legame tra l’operato dei sanitari e il danno del neonato.

24. Prima del parto mi hanno fatto firmare il modulo del consenso informato: ho perso il diritto al risarcimento?

Assolutamente no, è uno dei falsi miti più diffusi. Il consenso informato non è mai una licenza di sbagliare per il medico. Firmare un modulo in cui c’è scritto che il parto operativo può comportare rischi di emorragia non autorizza in alcun modo il ginecologo a usare la ventosa fuori dalle linee guida o a praticare la manovra di Kristeller. Se c’è imperizia, imprudenza o negligenza nell’esecuzione medica, il consenso firmato non protegge minimamente l’ospedale dalla condanna al risarcimento.

25. Come funziona concretamente la tutela senza anticipi di spesa del Tribunale del Malato?

Il meccanismo è pensato per eliminare ogni barriera economica tra il cittadino comune e la giustizia. Rivolgendoti a www.tribunaledelmalato.org, non dovrai versare alcun anticipo di spesa né per l’analisi preliminare né per avviare la pratica legale. Gli avvocati convenzionati lavorano senza chiedere alcun acconto o fondo spese iniziale: il compenso viene maturato e corrisposto esclusivamente a risultato ottenuto, ovvero solo quando e se la tua famiglia incassa effettivamente il risarcimento dall’ospedale o dall’assicurazione.

26. Chi anticipa il lavoro di analisi per capire se c’è stato davvero l’errore medico?

Spesso le famiglie rinunciano a fare chiarezza perché temono di dover spendere migliaia di euro subito solo per far leggere le carte a un professionista. Con il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org) lo studio di fattibilità iniziale della documentazione medica è gestito internamente dal nostro team di specialisti senza alcun esborso iniziale per il paziente. Solo se il caso presenta solidi fondamenti medico-legali di responsabilità sanitaria, procediamo insieme verso la richiesta danni, sempre senza acconti legali.

27. Dobbiamo per forza affrontare una causa in tribunale che dura dieci anni per avere i soldi?

No, la stragrande maggioranza dei casi di malasanità da parto si risolve molto prima grazie a procedure rapide o accordi stragiudiziali. La legge prevede infatti l’istituto dell’Accertamento Tecnico Preventivo (ATP ex art. 696-bis c.p.c.) o della mediazione: in circa 8-12 mesi il tribunale nomina un collegio di periti (un medico legale e un ginecologo indipendenti) che stabilisce responsabilità e importo del danno. Con quella perizia in mano, l’ospedale e la sua assicurazione preferiscono quasi sempre liquidare il risarcimento con un accordo rapido senza andare a processo ordinario.

28. Se l’ospedale non è assicurato o l’assicurazione fa storie, chi ci paga il risarcimento?

In Italia molte ASL e Aziende Ospedaliere pubbliche adottano il regime di “auto-ritenzione del rischio” (gestiscono i sinistri direttamente con fondi pubblici dedicati in bilancio, come previsto dalla Legge Gelli-Bianco), mentre altre hanno compagnie assicurative. In entrambi i casi la solvibilità è garantita al 100%: un ente pubblico sanitario non può fallire e dispone sempre dei fondi regionali per pagare i risarcimenti dovuti ai neonati danneggiati.

29. Posso denunciare l’accaduto anche se mio figlio oggi è in cura nello stesso ospedale dove è nato?

È un timore umanissimo e comprensibile di molti genitori, ma totalmente infondato. L’ufficio legale e liquidazione sinistri di una ASL è un dipartimento amministrativo completamente separato dai reparti medici di neuropsichiatria o riabilitazione pediatrica. Avviare una richiesta di risarcimento civile non pregiudica in alcun modo il diritto sacro di tuo figlio a ricevere le migliori cure presso quella o qualsiasi altra struttura sanitaria pubblica italiana.

30. Come posso inviare subito le carte a www.tribunaledelmalato.org per sapere se abbiamo diritto al risarcimento?

È semplicissimo e non comporta alcun vincolo. Ti basta collegarti al sito ufficiale www.tribunaledelmalato.org e compilare il modulo di contatto spiegando brevemente cosa è accaduto durante il parto. Verrai ricontattato rapidamente da un nostro consulente dedicato che ti guiderà nell’invio (anche digitale o tramite smartphone) della cartella clinica o della lettera di dimissioni. Riceverai un parere chiaro, onesto e umano, a costo zero e senza alcun anticipo di spesa.

Non lasciare che il tempo cancelli i diritti di tuo figlio: agisci ora

Sappiamo quanto sia faticoso affrontare ogni singolo giorno tra visite specialistiche, terapie riabilitative e la paura costante per il domani del tuo bambino. Ma garantire a tuo figlio la sicurezza economica per tutta la vita non è una questione di rivalsa: è un atto d’amore e di giustizia che gli permetterà di avere sempre le cure, l’assistenza e la dignità che merita, anche quando un giorno dovrà camminare con le proprie gambe.

Non permettere che i dubbi o il timore dei costi legali ti fermino. Sul sito ufficiale www.tribunaledelmalato.org trovi una squadra di medici legali, ginecologi forensi e avvocati specializzati pronta a battersi al tuo fianco senza chiederti alcun anticipo di spesa, senza acconti agli avvocati e con compenso previsto esclusivamente a risarcimento ottenuto. Richiedi oggi stesso una valutazione gratuita e senza impegno del tuo caso: la verità su ciò che è accaduto in quella sala parto è il primo passo per proteggere il futuro del tuo bambino.

Descrivi brevemente
il tuo caso

    Affidati a chi ha esperienza sul campo. Contatta ora il Tribunale del Malato senza impegno!

    Riceverai fin da subito un’assistenza altamente qualificata