
Ritardata diagnosi di adenocarcinoma gastrico per mancata prescrizione di gastroscopia: decesso del paziente e tutela degli eredi
Perdere un familiare a causa di un tumore allo stomaco è un dolore immenso, ma scoprire che quella vita poteva essere salvata o prolungata con un semplice esame mai prescritto trasforma il lutto in una profonda ingiustizia. Spesso accade che un paziente si rivolga per mesi al medico di base o al pronto soccorso lamentando dolori di stomaco, bruciori persistenti o difficoltà a digerire, venendo liquidato con semplici gastroprotettori o diagnosi di “stress” e “gastrite nervosa”.
Quando finalmente viene eseguita una gastroscopia, la diagnosi è spietata: adenocarcinoma gastrico in stadio avanzato, ormai non più operabile e con metastasi diffuse. Se stai vivendo questo dramma familiare, sappi che la legge tutela chi ha subito la perdita di un proprio caro per superficialità medica.
In Breve: Cosa devi sapere subito
La gastroscopia è l’esame salvavita: Di fronte a sintomi gastrici che non passano dopo poche settimane di cura o a “campanelli d’allarme” (anemia, calo di peso, difficoltà a deglutire), non prescrivere una gastroscopia è un grave errore medico.
Il furto di tempo e di possibilità: Anche quando il tumore è aggressivo, diagnosticarlo con mesi o anni di ritardo toglie al paziente la cosiddetta perdita di chance, ovvero la possibilità concreta di guarire o di vivere più a lungo e in condizioni migliori.
Il diritto al risarcimento degli eredi: Il coniuge, i figli, i genitori e i fratelli della vittima hanno diritto a un importante risarcimento dei danni per la sofferenza patita dal proprio caro e per il vuoto incolmabile lasciato nella famiglia.
Tutela legale senza alcun anticipo: Attraverso il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org), la tua famiglia può far analizzare il caso da medici legali e avvocati specializzati senza alcun anticipo di spesa, pagando i professionisti solo a risarcimento effettivamente ottenuto.
Quando la mancata prescrizione della gastroscopia diventa un errore medico fatale?
La mancata prescrizione di una gastroscopia costituisce una responsabilità medica per colpa grave tutte le volte in cui il medico ignora le linee guida cliniche che impongono di approfondire i sintomi persistenti dello stomaco. Un medico attento non può limitarsi a prescrivere farmaci antiacidi per mesi senza mai verificare cosa stia accadendo realmente all’interno delle pareti gastriche.
L’adenocarcinoma gastrico è il tumore più diffuso dello stomaco e, se individuato nelle sue fasi iniziali (quando è ancora confinato agli strati superficiali della mucosa), offre altissime percentuali di sopravvivenza grazie alla chirurgia. Al contrario, se lasciato crescere indisturbato, invade rapidamente i linfonodi e gli organi vicini come il fegato e il peritoneo.
Nella vita reale, l’errore medico si manifesta quasi sempre attraverso una catena di sottovalutazioni:
Abuso di gastroprotettori: Il paziente assume inibitori di pompa protonica per mesi; questi farmaci “mascherano” temporaneamente il dolore dell’ulcera tumorale, illudendo medico e paziente mentre la malattia avanza silenziosamente.
Sottovalutazione dell’età e della familiarità: Nei pazienti sopra i 45-50 anni che manifestano nuovi disturbi digestivi, le linee guida internazionali indicano l’endoscopia digestiva (EGDS) come esame di prima scelta immediata.
Mancata lettura degli esami del sangue: Spesso il paziente presenta una lieve ma continua anemia da carenza di ferro (causata da micro-sanguinamenti del tumore) che viene curata con integratori anziché cercarne la fonte nello stomaco tramite gastroscopia.
I sintomi di allarme (Red Flags) che nessun medico può ignorare
Esistono segnali clinici ben precisi che obbligano qualsiasi medico — sia esso il medico di famiglia, la guardia medica o lo specialista gastroenterologo — a richiedere una gastroscopia urgente (con bollino di priorità breve). Ignorare questi sintomi significa condannare il paziente a una diagnosi tardiva:
Calo di peso inspiegabile e perdita improvvisa dell’appetito (in particolare avversione per la carne).
Dolore o bruciore alla bocca dello stomaco (epigastralgia) che non scompare dopo 2-4 settimane di terapia medica o che ritorna appena si sospende il farmaco.
Senso di pienezza precoce anche dopo aver mangiato pochissimo cibo.
Anemia sideropenica (ferro basso ed emoglobina bassa) accompagnata da stanchezza cronica immotivata.
Difficoltà o dolore a deglutire il cibo (disfagia) o episodi di vomito ricorrente.
Feci scure (melena) o tracce di sangue occulto, segno evidente che una lesione interna sta sanguinando.
Il concetto di “Perdita di Chance”: perché gli eredi hanno diritto al risarcimento anche per un tumore aggressivo?
Gli eredi hanno pieno diritto al risarcimento anche quando l’ospedale o l’assicurazione tentano di difendersi sostenendo che l’adenocarcinoma gastrico avrebbe comunque portato al decesso del paziente. In ambito legale e medico, questo principio fondamentale prende il nome di risarcimento del danno da perdita di chance (perdita di possibilità di guarigione o di maggiore sopravvivenza).
Immaginiamo il caso reale di un padre di famiglia di 58 anni che per dieci mesi lamenta dolori di stomaco e cala di otto chili. Il medico gli prescrive solo sciroppi per la digestione. Quando il paziente sviene per un’emorragia interna e fa finalmente la gastroscopia in ospedale, scopre un adenocarcinoma al quarto stadio e muore dopo soli quattro mesi di chemioterapia palliativa.
Se quella gastroscopia fosse stata eseguita dieci mesi prima, quando il tumore era al primo o al secondo stadio, il paziente avrebbe potuto subire una gastrectomia curativa (l’asportazione chirurgica del tumore). Magari avrebbe avuto il 60% di possibilità di guarire del tutto, oppure avrebbe vissuto tre, cinque o dieci anni in più accanto ai suoi figli, in condizioni dignitose. Sottrarre a un essere umano anche solo alcuni mesi o anni di vita di qualità per una negligenza diagnostica è un danno gravissimo che la giustizia italiana condanna con fermezza.
PERCHÉ RIVOLGERSI AL TRIBUNALE DEL MALATO: TUTELA A COSTO ZERO Affrontare un ospedale o una compagnia assicurativa non deve essere un privilegio per chi ha disponibilità economiche. Ecco le garanzie di www.tribunaledelmalato.org:
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Quali danni vengono risarciti ai familiari della vittima?
Quando un paziente muore a causa di una ritardata diagnosi oncologica, la legge riconosce ai familiari superstiti due grandi categorie di risarcimento economico, calcolate sulla base delle tabelle dei Tribunali italiani (come le Tabelle di Milano e di Roma).
1. Il danno da perdita del rapporto parentale (Danno diretto dei familiari)
È il risarcimento che spetta direttamente a ciascun familiare (coniuge o convivente, figli, genitori, fratelli e sorelle, e in certi casi anche i nipoti) per la sofferenza interiore e per lo sconvolgimento delle abitudini di vita causati dalla morte prematura del proprio caro. Viene valutato tenendo conto dell’età della vittima, dell’età del familiare, della convivenza e dell’intensità del legame affettivo spezzato.
2. I danni vissuti dal paziente prima di morire e trasmessi agli eredi
Oltre al proprio dolore personale, chi accetta l’eredità ha diritto a ricevere il risarcimento per ciò che il familiare ha dovuto sopportare in vita a causa del ritardo medico:
Danno biologico terminale e morale catastrofale: È la sofferenza fisica e l’angoscia psicologica provata dal paziente dal momento in cui ha appreso che il tumore non era più curabile perché scoperto troppo tardi, vedendo avvicinarsi lucidamente la propria fine.
Peggioramento della qualità dell’ultimo periodo di vita: La necessità di sottoporsi a cicli devastanti di chemioterapia o interventi chirurgici demolitivi d’urgenza che una diagnosi precoce avrebbe potuto evitare o rendere molto meno invasivi.
Danno patrimoniale: La perdita dello stipendio o della pensione che il defunto apportava al bilancio familiare, oltre al rimborso di tutte le spese mediche, di assistenza e funerarie sostenute.
Cosa fare concretamente se sospetti questo errore medico: Guida passo-passo
Se ritieni che tuo marito, tua moglie, un tuo genitore o un altro familiare sia deceduto perché l’adenocarcinoma gastrico è stato diagnosticato con colpevole ritardo, è fondamentale muoversi con metodo per non disperdere le prove:
Raccogli tutta la documentazione medica pregressa: Recupera le ricette del medico di base, i certificati di pronto soccorso, gli esami del sangue degli ultimi 2-3 anni, i referti di eventuali ecografie addominali e le prescrizioni di farmaci gastroprotettori. Questi documenti dimostrano che i sintomi c’erano già molto tempo prima della diagnosi.
Richiedi la copia integrale delle cartelle cliniche: Presenta formale richiesta alla direzione sanitaria degli ospedali o delle cliniche in cui è avvenuta la diagnosi tardiva, gli eventuali interventi chirurgici, i cicli oncologici e il decesso. Ricorda di chiedere espressamente anche il referto istologico e i dischetti (CD/DVD) delle TAC e della gastroscopia.
Scrivi una cronistoria dettagliata dei fatti: Appunta su un foglio le date principali: quando sono iniziati i primi dolori di stomaco, quante volte il tuo caro si è recato dal medico o in ospedale, cosa gli veniva risposto e quando è stata finalmente prescritta la gastroscopia.
Sottoponi il caso a una valutazione medico-legale e oncologica: Prima di avviare qualsiasi causa, è indispensabile che un medico legale e uno specialista oncologo studino le carte per calcolare il cosiddetto tempo di raddoppiamento del tumore (retrodatazione della malattia) e stabilire a quale stadio si trovava il cancro quando la gastroscopia è stata omessa.
Affidati a una struttura specializzata senza rischi economici: Contatta il Tribunale del Malato attraverso il portale www.tribunaledelmalato.org per avviare l’analisi della documentazione e la richiesta di risarcimento danni alla struttura sanitaria o all’assicurazione del medico, senza dover anticipare alcuna somma di denaro.
30 Domande Frequenti: Risposte Chiare per Difendere i Tuoi Diritti
1. Dopo quanto tempo di mal di stomaco il medico ha l’obbligo di prescrivere una gastroscopia?
Secondo le linee guida mediche nazionali e internazionali, se un paziente presenta disturbi digestivi (dispepsia, bruciore, dolore epigastrico) che non si risolvono dopo 2-4 settimane di terapia empirica con gastroprotettori, il medico deve prescrivere una gastroscopia (EGDS). Se il paziente ha più di 50 anni o presenta sintomi d’allarme come anemia o calo di peso, la gastroscopia va prescritta immediatamente, senza nemmeno attendere l’effetto dei farmaci. Su www.tribunaledelmalato.org verifichiamo gratuitamente se i tempi di prescrizione sono stati violati.
2. Il medico di base può essere ritenuto responsabile se ha prescritto solo gastroprotettori per mesi?
Assolutamente sì. Il medico di medicina generale (medico di famiglia) ricopre una posizione di garanzia fondamentale per la salute del proprio assistito. Continuare a rinnovare ricette per farmaci antiacidi per 6, 12 o 18 mesi senza mai indagare la causa del dolore con una gastroscopia configura una grave negligenza professionale, poiché i farmaci coprono il sintomo lasciando progredire l’adenocarcinoma fino allo stadio terminale.
3. Cosa succede se il paziente è andato più volte al Pronto Soccorso per dolori allo stomaco ed è stato dimesso?
Se un paziente accede ripetutamente al Pronto Soccorso lamentando forti dolori addominali, vomito o spossatezza e viene dimesso ogni volta con una diagnosi frettolosa di “gastrite acuta” o “colica” senza programmare un’endoscopia digestiva a breve termine, la responsabilità ricade sull’ospedale (ASL o Azienda Ospedaliera). Gli accessi multipli in pronto soccorso sono la prova regina che il problema non era episodico ma richiedeva un approfondimento diagnostico immediato.
4. L’ecografia all’addome può sostituire la gastroscopia per vedere un tumore allo stomaco?
No, ed è uno degli errori medici più frequenti. Molti medici prescrivono una semplice ecografia addominale per tranquillizzare il paziente, ma l’ecografia non è in grado di studiare l’interno dello stomaco a causa della presenza di aria e gas. Solo l’esofagogastroduodenoscopia (gastroscopia) con prelievo bioptico permette di vedere le pareti gastriche e diagnosticare l’adenocarcinoma. Fermarsi a un’ecografia negativa è un grave errore diagnostico.
5. L’anemia negli esami del sangue è un segnale che avrebbe dovuto far prescrivere la gastroscopia?
Sì, l’anemia sideropenica (carenza di ferro e abbassamento dell’emoglobina) in un adulto o in un anziano è uno dei segnali più tipici di un tumore silenzioso dello stomaco o del colon che perde piccole quantità di sangue ogni giorno. Se dagli esami del sangue emergeva un’anemia e il medico si è limitato a prescrivere ferro per bocca senza ordinare subito una gastroscopia e una colonscopia, vi sono fortissimi elementi per chiedere il risarcimento tramite www.tribunaledelmalato.org.
6. Come si dimostra a che stadio si trovava il tumore mesi prima della diagnosi?
I nostri medici legali e oncologi utilizzano criteri scientifici consolidati basati sulla biologia tumorale, sul grado di aggressività cellulare (grading G1, G2, G3) riportato nell’esame istologico e sulle dimensioni della massa al momento della scoperta. Attraverso uno studio retrospettivo, gli esperti ricostruiscono lo stadio TNM in cui si trovava l’adenocarcinoma 6, 12 o 24 mesi prima, dimostrando che allora era operabile e privo di metastasi a distanza.
7. Qual è il ritardo minimo nella diagnosi per poter chiedere il risarcimento dei danni?
In oncologia gastrica non esiste una soglia fissa uguale per tutti, ma generalmente un ritardo diagnostico superiore ai 3-6 mesi inizia a essere clinicamente rilevante, mentre ritardi di 8, 12 o più mesi sono quasi sempre decisivi nel determinare il passaggio del tumore da uno stadio curabile (Stadio I o II) a uno stadio avanzato o metastatico (Stadio III o IV). Ogni mese perso riduce drasticamente le percentuali statistiche di sopravvivenza a 5 anni.
8. E se la gastroscopia era stata fatta ma il medico non ha visto il tumore o non ha fatto la biopsia?
Questo è un altro gravissimo caso di malasanità. Può accadere che la gastroscopia venga eseguita, ma l’endoscopista scambi un adenocarcinoma iniziale (specialmente nella forma infiltrante o linite plastica) per una semplice ulcera benigna o gastrite erosiva, omettendo di fare prelievi bioptici multipli o non prescrivendo una gastroscopia di controllo a 30 giorni. In questo caso risponde direttamente la struttura sanitaria dove è stato eseguito l’esame.
9. Il medico ha prescritto la gastroscopia senza urgenza e i tempi delle liste d’attesa hanno ritardato tutto: di chi è la colpa?
Se il paziente presentava sintomi di allarme (calo ponderale, disfagia, anemia, età avanzata con dolore fisso), il medico aveva l’obbligo di apporre sulla ricetta il codice di priorità U (Urgente – entro 72 ore) o B (Breve – entro 10 giorni). Se invece ha indicato una priorità “P” (Programmata) costringendo il paziente ad attendere 6 o 8 mesi in lista d’attesa mentre il tumore progrediva, la responsabilità è del medico prescrittore e dell’ASL che non ha garantito i tempi di legge.
10. Cosa succede se il paziente aveva un’infezione da Helicobacter Pylori trascurata per anni?
L’infezione cronica da batterio Helicobacter Pylori, così come la gastrite cronica atrofica e la metaplasia intestinale, sono note condizioni precancerose dello stomaco. Se il paziente soffriva di queste patologie già note e i medici non hanno impostato né la terapia di eradicazione né il protocollo di sorveglianza con gastroscopie periodiche di controllo, lasciando che si sviluppasse un adenocarcinoma mortale, sussiste una piena responsabilità medica risarcibile.
11. L’ospedale dice che si trattava di un “adenocarcinoma a cellule ad anello con castone” fulminante: abbiamo comunque diritto al risarcimento?
L’adenocarcinoma a cellule ad anello con castone (o diffuso) è effettivamente una variante biologica più aggressiva. Tuttavia, proprio per la sua rapidità, ogni settimana di ritardo è vitale. Anche se la difesa dell’ospedale sosterrà che la guarigione completa era difficile, una diagnosi tempestiva avrebbe comunque permesso trattamenti chirurgici o chemioterapici precoci in grado di prolungare la vita del paziente e risparmiargli complicanze atroci come l’occlusione gastrica o la carcinosi peritoneale.
12. Se il paziente è morto per complicanze dell’intervento chirurgico fatto troppo tardi, conta comunque il ritardo diagnostico?
Sì, il legame causale resta intatto. Quando un tumore allo stomaco viene diagnosticato tardi, il chirurgo è spesso costretto a interventi estremi e rischiosissimi (gastrectomia totale allargata ad altri organi, su un paziente ormai debilitato e denutrito) che non sarebbero stati così demolitivi se il tumore fosse stato preso all’inizio (quando bastava una resezione parziale o persino endoscopica). Pertanto, anche il decesso post-operatorio è conseguenza diretta del ritardo iniziale.
13. È possibile chiedere il risarcimento se il medico di base lavorava da solo nel suo studio e non in ospedale?
Certamente. Anche il medico di medicina generale (convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale) è coperto da una propria polizza assicurativa per la responsabilità civile professionale, e in molti casi risponde in solido anche l’ASL di appartenenza. Inoltre, spesso la responsabilità è condivisa tra il medico di base e gli specialisti ospedalieri o ambulatoriali che hanno visitato il paziente senza prescrivere l’endoscopia.
14. Cosa succede se sul certificato di morte c’è scritto “arresto cardiocircolatorio” invece di adenocarcinoma gastrico?
Non preoccuparti: la dicitura “arresto cardiocircolatorio” viene inserita su quasi tutti i certificati di morte perché indica semplicemente il momento finale in cui il cuore cessa di battere, ma non è la causa clinica del decesso. Per accertare la causa reale fanno fede la cartella clinica, la scheda ISTAT di morte e i referti oncologici che attestano la progressione dell’adenocarcinoma gastrico e delle sue metastasi (cachessia neoplastica, insufficienza multiorgano).
15. Per ottenere il risarcimento era obbligatorio aver fatto fare l’autopsia al familiare deceduto?
No, nei casi di ritardata diagnosi oncologica l’autopsia non è quasi mai necessaria. La prova della malattia e della sua diffusione è già interamente documentata “in vivo” dalle TAC con mezzo di contrasto, dalla PET, dal referto della gastroscopia tardiva e dall’esame istologico della biopsia. Questi documenti bastano ai medici legali del Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org) per dimostrare il nesso tra il ritardo e la morte.
16. Se il paziente fumava o aveva familiarità per il tumore allo stomaco, l’ospedale può negare il risarcimento?
Assolutamente no, anzi è vero l’esatto contrario! Il fatto che un paziente fosse un fumatore o avesse avuto casi di tumore allo stomaco in famiglia (genitori o fratelli) rappresentava un fattore di rischio aggiuntivo che avrebbe dovuto allertare ancora di più il medico, obbligandolo a prescrivere immediatamente la gastroscopia ai primi disturbi gastrici. I fattori di rischio del paziente aggravano la colpa del medico che li ha ignorati, non la giustificano.
17. Quanto influisce l’età del paziente deceduto sul diritto al risarcimento degli eredi?
La vita umana ha un valore sacro a qualsiasi età. È un grave errore pensare che se il proprio genitore aveva 75 o 80 anni non valga la pena agire: i tribunali italiani riconoscono risarcimenti molto elevati anche per il decesso di pazienti anziani, poiché la perdita di un genitore o di un coniuge dopo decenni di vita insieme provoca un dolore immenso. L’età incide solo sul calcolo matematico delle tabelle risarcitorie, ma non esclude mai il diritto al risarcimento.
18. Oltre alla morte, viene risarcita la sofferenza psicologica del paziente che ha scoperto di non avere più scampo?
Sì, ed è una voce di danno importantissima chiamata danno morale terminale o danno catastrofale. Quando un paziente scopre che il tumore allo stomaco è ormai al quarto stadio a causa di mesi di cure sbagliate, vive il tempo che gli resta nella disperazione di sapere che avrebbe potuto salvarsi. Questa sofferenza interiore matura in capo alla vittima e il relativo credito risarcitorio si trasmette interamente ai suoi eredi.
19. Anche i fratelli, le sorelle e i nipoti del paziente deceduto hanno diritto a un risarcimento?
Sì. Il risarcimento per la perdita del rapporto parentale non spetta soltanto al coniuge e ai figli, ma anche ai fratelli e alle sorelle della vittima, anche se non più conviventi, in quanto il legame fraterno è tutelato dalla legge. Anche i nipoti (figli dei figli o figli dei fratelli) possono avere diritto a un proprio risarcimento autonomo se dimostrano che con il nonno o con lo zio esisteva un legame affettivo profondo e di frequentazione abituale.
20. A quanto può ammontare in media il risarcimento per la morte di un familiare per diagnosi tardiva?
Secondo le Tabelle giudiziarie utilizzate nei Tribunali italiani, il risarcimento per la perdita di un congiunto stretto oscilla mediamente tra i 180.000 euro e oltre i 350.000 euro per ciascun familiare avente diritto (ad esempio per il coniuge e per ciascuno dei figli), a cui vanno sommati i danni patiti in vita dal defunto e divisi tra gli eredi, oppure ricalcolati secondo la percentuale di perdita di chance accertata dai periti. Parliamo quindi di somme complessivamente molto importanti per il futuro della famiglia.
21. Entro quanti anni dal decesso va fatta la richiesta di risarcimento (termini di prescrizione)?
La legge prevede due scadenze diverse: hai 10 anni di tempo per chiedere i danni che il paziente ha subito in vita (che si trasmettono agli eredi per responsabilità contrattuale della struttura sanitaria) e 5 anni di tempo dal giorno del decesso per chiedere il risarcimento del danno diretto da perdita del rapporto parentale subito dai familiari, o quando si agisce contro il singolo medico. Per non rischiare di perdere alcuna voce di danno, è fondamentale agire ben prima dello scadere dei 5 anni.
22. Come faccio a richiedere la cartella clinica se il paziente è deceduto e quanto tempo ha l’ospedale per darmela?
Qualsiasi erede legittimo (coniuge, figlio, genitore, fratello) può richiedere la cartella clinica compilando un modulo presso l’Ufficio Cartelle Cliniche dell’ospedale (anche via PEC o raccomandata), allegando il proprio documento d’identità e un’autocertificazione che attesti la qualità di erede. Per legge (Legge Gelli-Bianco n. 24/2017), la struttura sanitaria è obbligata a consegnare tutta la documentazione entro 7 giorni dalla richiesta, salvo motivate proroghe fino a un massimo di 30 giorni.
23. Cosa succede se nella cartella clinica o nelle schede del medico mancano dei fogli o dei dati importanti?
Se la cartella clinica risulta incompleta, lacunosa o priva di annotazioni fondamentali, questo non danneggia i familiari ma penalizza l’ospedale. La Corte di Cassazione stabilisce costantemente che la tenuta incompleta o difettosa della cartella clinica non può mai andare a scapito del paziente: anzi, consente al giudice di presumere che l’omissione diagnostica vi sia effettivamente stata.
24. Prima della gastroscopia tardiva o dell’intervento mio padre aveva firmato il consenso informato: questo salva i medici?
Assolutamente no. È uno dei falsi miti più diffusi: firmare il modulo di consenso informato prima di una gastroscopia, di una chemioterapia o di un intervento chirurgico non autorizza mai i medici a sbagliare e non cancella in alcun modo la colpa per i mesi di ritardo diagnostico accumulati in precedenza. Il consenso serve solo a informare il paziente sui rischi normali di una procedura corretta, non è uno scudo per l’imperizia o la negligenza medica.
25. Chi paga le spese iniziali per studiare il caso e capire se c’è stato davvero l’errore medico?
Rivolgendoti al Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org), la tua famiglia non deve anticipare assolutamente nulla. Sappiamo bene quanto sia costoso pagare privatamente oncologi, medici legali e avvocati senza avere la certezza del risultato: per questo motivo tutta la fase di studio preliminare e la successiva gestione della pratica avvengono a zero anticipi di spesa per il cittadino.
26. È vero che gli avvocati convenzionati con il Tribunale del Malato non chiedono alcun acconto?
Sì, è una garanzia assoluta e trasparente. Gli avvocati specializzati in responsabilità sanitaria convenzionati con www.tribunaledelmalato.org non percepiscono alcunché a titolo di acconto o fondo spese iniziale. I professionisti lavorano al fianco della tua famiglia investendo le proprie competenze e riceveranno il loro compenso esclusivamente a risultato ottenuto, cioè solo se e quando l’ospedale o l’assicurazione pagheranno effettivamente il risarcimento.
27. Se per qualsiasi motivo non si dovesse ottenere il risarcimento, dovrò pagare gli avvocati del Tribunale del Malato?
No. Il principio del compenso solo a risultato ottenuto tutela la famiglia proprio da questo rischio: qualora dall’analisi medico-legale emergesse che non ci sono gli estremi per procedere, o qualora la richiesta risarcitoria non andasse a buon fine, nulla sarà dovuto agli avvocati convenzionati per l’attività svolta. In questo modo chi ha già subito un grave lutto non rischia mai di subire anche una beffa economica.
28. Quanto dura in media una pratica di risarcimento per decesso da ritardata diagnosi oncologica?
Grazie agli strumenti introdotti dalla legge (come la mediazione obbligatoria e l’Accertamento Tecnico Preventivo ex art. 696-bis c.p.c., cioè una perizia rapida disposta dal Tribunale per favorire l’accordo), oggi la maggior parte delle pratiche di malasanità si chiude con una transazione stragiudiziale o conciliativa in circa 8-18 mesi, senza dover attendere i lunghi tempi di un processo ordinario che dura molti anni.
29. Tutti gli eredi devono per forza agire insieme o può fare richiesta anche un solo familiare da solo?
Non è affatto necessario che tutti i familiari siano d’accordo o agiscano contemporaneamente. Ciascun familiare (ad esempio un solo figlio o il solo coniuge) ha un diritto autonomo e personale e può avviare la propria pratica di risarcimento tramite www.tribunaledelmalato.org anche se gli altri parenti non vogliono procedere. La quota di risarcimento spettante a chi agisce gli verrà liquidata integralmente e separatamente.
30. Perché per un caso di tumore allo stomaco non diagnosticato non basta un avvocato generico di famiglia?
Il diritto sanitario e la responsabilità medica oncologica sono materie iper-specialistiche. Per vincere contro i collegi difensivi delle ASL e delle compagnie assicurative non basta scrivere una lettera di diffida: serve un’équipe congiunta di avvocati dedicati esclusivamente alla malasanità, medici legali e specialisti oncologi capaci di calcolare la stadiazione TNM retrospettiva e le curve di sopravvivenza. Affidarsi a www.tribunaledelmalato.org significa mettere subito in campo questa forza specialistica a costo zero iniziale.
Non lasciare che il tempo cancelli la verità: chiedi giustizia per il tuo caro
Onorare la memoria di un familiare scomparso a causa di una diagnosi arrivata troppo tardi significa non voltarsi dall’altra parte e pretendere che chi ha sbagliato si assuma le proprie responsabilità. Ogni giorno che passa avvicina la scadenza dei termini di legge e rende più complesso ricostruire i fatti.
Non affrontare questo percorso da solo e non rinunciare ai tuoi diritti per timore dei costi legali. Collegati subito al sito ufficiale www.tribunaledelmalato.org ed esponi il tuo caso: i nostri specialisti analizzeranno la documentazione medica gratuitamente, senza impegno e con la garanzia totale di zero anticipi di spesa, accompagnando la tua famiglia fino all’ottenimento del giusto risarcimento.