RISARCIMENTO PER OMESSA DIAGNOSI DI MELANOMA MALIGNO METASTATICO

Contattaci senza impegno. Valuteremo se effettivamente sussiste una responsabilità medica

Omessa diagnosi precoce di melanoma maligno metastatico: decesso del paziente e responsabilità medica dermatologica

Perdere un proprio caro a causa di un tumore della pelle che era stato mostrato ai medici mesi o anni prima è un dolore che lascia senza fiato. Spesso tutto inizia con un piccolo controllo di routine: un neo che cambia forma, colore o inizia a sanguinare, una visita dermatologica frettolosa e una rassicurazione verbale: “Non è nulla di grave, stia tranquillo”.

Quando, a distanza di tempo, si scopre che quella macchia era in realtà un melanoma maligno ormai diffuso ad altri organi (in fase metastatica), il senso di impotenza e di tradimento verso chi avrebbe dovuto proteggere quella vita diventa schiacciante. Se il tumore fosse stato individuato e tolto subito, il paziente oggi sarebbe ancora vivo.

In Breve: Cosa devi sapere subito

  • Il fattore tempo salva la vita: Se il melanoma viene diagnosticato quando è ancora superficiale (in situ o sottile), la semplice asportazione chirurgica garantisce una guarigione vicina al 99%.

  • Quando c’è colpa medica: Esiste responsabilità quando il dermatologo non usa il dermatoscopio, sottovaluta un neo sospetto, lo brucia con il laser senza analizzarlo o quando il laboratorio sbaglia a leggere l’esame istologico.

  • Il diritto dei familiari: Se il ritardo nella diagnosi ha permesso al tumore di creare metastasi portando al decesso, i familiari hanno diritto a un integrale risarcimento dei danni (morali, affettivi ed economici).

  • Come agire senza rischi: Attraverso il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org) è possibile far analizzare le carte mediche e ottenere giustizia in tutta Italia senza pagare alcun anticipo di spesa.

Perché la diagnosi precoce del melanoma fa la differenza tra la vita e la morte?

La diagnosi precoce del melanoma è decisiva perché questo tumore della pelle, finché resta confinato nello strato più esterno dell’epidermide, non ha la capacità di diffondersi nel resto del corpo. Se viene riconosciuto in tempo e rimosso con un piccolo intervento ambulatoriale, il pericolo viene eliminato alla radice.

Il parametro medico fondamentale si chiama spessore di Breslow, ovvero la profondità in millimetri raggiunta dalle cellule tumorali sotto la pelle. Quando un medico trascura una lesione sospetta per mesi o anni, il melanoma cresce in profondità, raggiunge i vasi sanguigni e linfatici e invia cellule maligne ai linfonodi, ai polmoni, al fegato o al cervello (metastasi).

Nella vita reale, questo significa che una negligenza durante una visita di quindici minuti trasforma una patologia facilmente curabile in una condanna irreversibile per il paziente e in un calvario per tutta la sua famiglia.

Quali sono gli errori medici più frequenti nella diagnosi dermatologica?

La responsabilità medica per omessa o tardiva diagnosi di melanoma si verifica quando lo specialista non applica le normali regole di prudenza e le linee guida cliniche previste per il controllo dei nei. Non si tratta di pretendere miracoli, ma di esigere che vengano eseguiti i controlli base che ogni medico preparato deve conoscere.

Ecco gli errori più gravi e ricorrenti che emergono nelle storie dei pazienti:

1. Sottovalutazione di un neo sospetto e mancata biopsia

Molti pazienti si recano dal dermatologo segnalando un neo che prude, sanguina o ha cambiato aspetto (la cosiddetta regola ABCDE: Asimmetria, Bordi irregolari, Colore disomogeneo, Dimensioni in aumento, Evoluzione). Se il medico si limita a un’occhiata superficiale senza approfondire con l’epiluminescenza (dermatoscopia) e non prescrive subito l’asportazione per fare l’esame istologico, commette una grave imprudenza.

2. Rimozione con il laser o crioterapia senza esame istologico

Questo è uno degli errori più tragici. Alcuni medici, scambiando un melanoma (magari un melanoma amelanotico, cioè privo di colore scuro e simile a una macchiolina rosa o a una verruca) per un inestetismo benigno, lo bruciano con il laser o con l’azoto liquido. Così facendo, distruggono il tessuto senza poterlo analizzare in laboratorio, lasciando le radici del tumore libere di proliferare in silenzio fino all’esplosione delle metastasi.

3. Errore dell’anatomopatologo sul vetrino (Falso Negativo)

A volte il chirurgo asporta correttamente il neo, ma l’errore avviene in laboratorio. Il medico anatomopatologo che analizza il tessuto al microscopio legge male il vetrino istologico e scrive sul referto che si tratta di un “nevo benigno” o “nevo displastico”, anziché di un melanoma. Il paziente torna a casa sereno, non fa i controlli oncologici necessari e scopre la verità solo anni dopo, quando compaiono i sintomi delle metastasi.

Quando i familiari hanno diritto al risarcimento per la perdita di chance o il decesso?

I familiari hanno diritto al risarcimento ogni volta che si dimostra che, se il medico avesse diagnosticato il melanoma al momento della prima visita, il paziente si sarebbe salvato o avrebbe vissuto molto più a lungo e in condizioni migliori. In termini semplici, la legge tutela sia la vita perduta sia la cosiddetta perdita di chance di sopravvivenza.

Quando la medicina legale accerta che il ritardo diagnostico (ad esempio di 12, 18 o 24 mesi) ha permesso al tumore di passare dal primo stadio al quarto stadio metastatico, la struttura sanitaria (ospedale pubblico o clinica privata) e il medico rispondono di due grandi categorie di danni:

  • Il danno sofferto dal paziente prima di morire (Danno Terminale e Catastrofale): È il risarcimento per le sofferenze fisiche, i cicli devastanti di immunoterapia o chemioterapia, gli interventi chirurgici invasivi e l’angoscia lucida provata dal malato nel sapere che la propria vita sta finendo a causa di un errore altrui. Questo diritto passa direttamente agli eredi.

  • Il danno diretto per i familiari (Danno da Perdita del Rapporto Parentale): È il risarcimento che spetta al coniuge, ai figli, ai genitori, ai fratelli e ai conviventi per il vuoto incolmabile lasciato dalla scomparsa del proprio caro, oltre al rimborso delle spese mediche sostenute e alla perdita del contributo economico che il defunto portava in famiglia.

PERCHÉ RIVOLGERSI AL TRIBUNALE DEL MALATO: TUTELA A COSTO ZERO Affrontare un ospedale o una compagnia assicurativa non deve essere un privilegio per chi ha disponibilità economiche. Ecco le garanzie di www.tribunaledelmalato.org:

  • Zero Anticipi di Spesa: Il Tribunale del Malato difende e tutela i cittadini in tutta Italia senza alcun anticipo di spesa.

  • Nessun Acconto agli Avvocati: Gli avvocati convenzionati con il Tribunale del Malato non percepiscono alcunché a titolo di acconto o fondo spese iniziale.

  • Compenso Solo a Risultato Ottenuto: Il compenso per i professionisti è previsto solo quando e se viene effettivamente ottenuto il risarcimento del danno per il paziente o i suoi familiari.

Cosa fare concretamente se sospetti questo errore medico: Guida Pratica in 4 Passi

Se un tuo familiare è deceduto (o sta affrontando una fase metastatica) e sospetti che un controllo dermatologico passato sia stato sbagliato, è fondamentale muoversi con ordine e lucidità:

  1. Raccogli i referti delle prime visite: Cerca nei cassetti i fogli delle visite dermatologiche passate, le fotografie della mappatura dei nei, le ricevute di pagamento di studi privati e soprattutto il primo referto dell’esame istologico (se il neo era stato tolto anni prima).

  2. Richiedi la cartella clinica completa e i vetrini istologici: È un tuo diritto di legge ottenere dall’ospedale non solo tutta la documentazione cartacea del percorso oncologico, ma anche i blocchetti di paraffina e i vetrini del primo prelievo bioptico. Quei vetrini sono la “scatola nera” del caso: facendoli rianalizzare oggi, si può dimostrare se il tumore c’era già anni fa.

  3. Affidati a una valutazione medico-legale e oncologica specialistica: Non basta il parere di un medico generico. Attraverso www.tribunaledelmalato.org, un team composto da medici legali, dermatologi e oncologi esaminerà le carte per calcolare esattamente di quanto tempo è stata ritardata la diagnosi e come questo abbia causato il decesso.

  4. Avvia la richiesta di risarcimento danni senza anticipi: Una volta confermato l’errore medico, gli avvocati specializzati del Tribunale del Malato procederanno contro la struttura sanitaria o l’assicurazione del medico per ottenere il massimo risarcimento possibile per tutti gli aventi diritto, senza chiederti un euro di anticipo.

30 Domande Frequenti: Risposte Chiare per Difendere i Tuoi Diritti

1. Il dermatologo ha guardato il neo solo con una lente d’ingrandimento dicendo che era innocuo: è un errore medico?

Sì, nella stragrande maggioranza dei casi. Le moderne linee guida dermatologiche impongono l’uso del dermatoscopio (epiluminescenza) per osservare le strutture profonde della lesione. Limitarsi a un esame a occhio nudo o con una semplice lente su un neo che il paziente segnala come nuovo o modificato rappresenta una grave negligenza professionale, meritevole di approfondimento legale su www.tribunaledelmalato.org.

2. Cosa succede se un medico brucia un neo con il laser senza fare l’esame istologico e poi compare un melanoma?

È una delle violazioni più gravi in dermatologia. Nessuna lesione pigmentata o di dubbia natura deve mai essere distrutta con il laser, l’elettrobisturi o la crioterapia senza prima averne prelevato un campione per l’esame istologico. Distruggere il tessuto impedisce la diagnosi precoce e lascia le cellule maligne libere di invadere i linfonodi, configurando una piena responsabilità del medico.

3. L’esame istologico di qualche anno fa diceva “nevo benigno”, ma oggi il paziente ha metastasi da melanoma: com’è possibile?

Spesso non si tratta di un nuovo tumore, ma di un errore di lettura del primo vetrino istologico (falso negativo). Gli ospedali sono obbligati per legge a conservare i vetrini e i blocchetti di tessuto per molti anni. Facendo riesaminare quel vecchio campione dai patologi del Tribunale del Malato, è possibile dimostrare che il melanoma era già presente allora e che il laboratorio ha sbagliato diagnosi.

4. Cos’è il melanoma amelanotico e perché viene spesso sbagliato dai medici?

Il melanoma amelanotico è una variante aggressiva di tumore della pelle che non produce melanina, quindi appare rosa, rossastro o color carne anziché nero o marrone. Proprio per questo, i medici meno attenti lo scambiano per una cisti, una verruca, una micosi o una dermatite, prescrivendo creme inutili per mesi. Un dermatologo esperto ha però il dovere di sospettarlo e di eseguire una biopsia davanti a una lesione che non guarisce.

5. Quanto conta lo spessore di Breslow per dimostrare la colpa medica?

Lo spessore di Breslow è la prova regina nelle cause per ritardata diagnosi di melanoma. Poiché la scienza medica conosce la velocità media di crescita verticale di questi tumori, se un paziente viene operato con un Breslow molto elevato (es. 4 millimetri) dopo che un anno prima era stato rassicurato dallo specialista, è matematicamente dimostrabile che un anno prima il tumore era già visibile ma molto più sottile e curabile.

6. Se il medico ha scritto sul referto “controllo tra un anno” ma il neo era già pericoloso, è responsabile?

Certamente. Consigliare un controllo a 12 mesi equivale a rassicurare il paziente sulla benignità della macchia. Se dalla descrizione clinica, dalle foto della mappatura o dalla rapida evoluzione successiva emerge che c’erano già atipie sospette, il medico avrebbe dovuto disporre l’asportazione immediata o, al massimo, un controllo ravvicinato a 3 mesi.

7. cos’è il “melanoma a crescita rapida” (nodulare) e come viene usato dagli ospedali per difendersi?

Nelle cause legali, le assicurazioni degli ospedali provano spesso a difendersi sostenendo che si trattava di un melanoma nodulare fulminante, cresciuto in poche settimane e quindi non visibile alla visita precedente. È una difesa tecnica che va smontata con perizie oncologiche rigorose, incrociando la storia del paziente, le foto precedenti e le caratteristiche biologiche del tessuto tumorale.

8. Ci sono stati ritardi di mesi nelle liste d’attesa dell’ospedale per togliere il neo o fare il linfonodo sentinella: chi paga?

Quando c’è il sospetto di un melanoma, i tempi chirurgici devono essere rapidissimi. Se l’ospedale ritarda di mesi l’asportazione iniziale, l’allargamento chirurgico o la biopsia del linfonodo sentinella per disorganizzazione interna o liste d’attesa bloccate, la struttura sanitaria risponde direttamente per carenza organizzativa se nel frattempo la malattia è progredita.

9. Il medico di base non ha prescritto la visita dermatologica urgente nonostante un neo sanguinante: ha colpa?

Un neo che sanguina spontaneamente, si ulcera o cambia forma rapidamente è un segnale d’allarme rosso che qualsiasi medico, incluso il medico di famiglia, deve riconoscere. Se il curante minimizza il sintomo prescrivendo pomate antibiotiche anziché inviare subito il paziente dal dermatologo con bollino di urgenza, concorre nella responsabilità per il ritardo diagnostico.

10. L’oncologo ha ritardato l’inizio dell’immunoterapia o della terapia a bersaglio molecolare (BRAF): è malasanità?

Sì. Oggi anche il melanoma avanzato o con linfonodi positivi può essere curato o controllato a lungo grazie all’immunoterapia e ai farmaci mirati per la mutazione BRAF. Se la struttura sanitaria dimentica di eseguire il test genetico BRAF o ritarda ingiustificatamente la somministrazione di queste terapie salvavita, priva il paziente di concrete possibilità di guarigione o di lunga sopravvivenza.

11. Durante il follow-up oncologico non sono state prescritte TAC o PET e le metastasi sono state scoperte tardi: cosa fare?

Un paziente a cui è già stato tolto un melanoma a medio o alto rischio deve seguire un protocollo strettissimo di controlli periodici (ecografie dei linfonodi, TAC, PET). Se i medici sbagliano a classificare lo stadio del tumore (stadiazione errata) e non prescrivono questi esami, impediscono di intercettare e rimuovere chirurgicamente le prime metastasi isolate, riducendo drasticamente l’aspettativa di vita.

12. Il chirurgo ha tolto il neo ma non ha rispettato i margini di sicurezza (allargamento): quali sono le conseguenze?

Dopo la scoperta di un melanoma, le linee guida impongono un secondo piccolo intervento chiamato allargamento dei margini chirurgici, necessario per pulire la zona circostante da eventuali cellule invisibili. Se il chirurgo omette questo passaggio o lascia margini troppo stretti, il tumore può riformarsi nello stesso punto (recidiva locale) e dare origine a metastasi letali.

13. Un melanoma sotto l’unghia (subungueale) è stato curato per un anno come un fungo o un trauma: c’è diritto al risarcimento?

Assolutamente sì, ed è un caso più frequente di quanto si pensi. Il melanoma acrale o subungueale si presenta spesso come una striscia scura o una lesione sotto l’unghia del piede o della mano. Molti medici lo curano per mesi o anni con smalti antimicotici senza mai fare una biopsia della matrice ungueale, portando il paziente a una diagnosi tardiva con esiti spesso drammatici.

14. Il dermatologo era un medico privato visitato in uno studio esterno all’ospedale: si può chiedere il risarcimento?

Certamente. Anche il dermatologo che visita nel proprio studio privato (o in regime di intramoenia) è obbligato per legge ad avere una polizza assicurativa per la responsabilità civile professionale. Se ha commesso un errore diagnostico, la richiesta di risarcimento verrà indirizzata direttamente a lui e alla sua compagnia di assicurazione.

15. Cosa si intende per “perdita di chance di sopravvivenza” nei casi di melanoma metastatico?

La perdita di chance è un concetto fondamentale: anche se un paziente aveva già un melanoma aggressivo, se la diagnosi corretta gli avrebbe dato, ad esempio, il 60% di probabilità di salvarsi a 5 anni (mentre il ritardo medico ha ridotto questa possibilità a zero), la legge obbliga l’ospedale a risarcire la distruzione di quella preziosa possibilità di vita.

16. Se il paziente aveva altri problemi di salute (es. cardiopatia o età avanzata), il risarcimento per il decesso viene negato?

No. L’età avanzata o la presenza di altre patologie non cancellano la colpa medica se la causa della morte sono state le metastasi da melanoma. Nessun medico è autorizzato a sbagliare una diagnosi su un paziente anziano o fragile; al massimo, l’età viene considerata dalle tabelle del Tribunale solo per il calcolo matematico finale dell’importo, ma il diritto al risarcimento resta intatto.

17. È possibile ottenere un risarcimento se il paziente è ancora vivo ma ha sviluppato metastasi a causa del ritardo?

Sì, e in questi casi è ancora più urgente agire. Il paziente vivente che si trova a combattere contro un melanoma al terzo o quarto stadio per colpa di una diagnosi mancata ha diritto a un risarcimento elevatissimo per il danno biologico, morale ed esistenziale, che gli consente anche di affrontare con maggiore serenità economica le cure e l’assistenza familiare.

18. Come si dimostra che alla prima visita il paziente aveva fatto vedere proprio quel neo al dermatologo?

A volte il dermatologo scrive sul referto solo “controllo nevi nella norma” senza indicare la posizione esatta. In questi casi, gli avvocati di www.tribunaledelmalato.org utilizzano non solo la documentazione clinica successiva, ma anche fotografie personali del paziente (dove il neo è visibile), testimonianze di chi lo aveva accompagnato alla visita o prescrizioni del medico di base che indicavano la sede precisa della macchia.

19. Il referto della mappatura dei nei non contiene le fotografie salvate nel computer del medico: è un problema per l’ospedale?

Sì, per la legge italiana la incompletezza della cartella clinica o la mancata conservazione delle immagini dermatoscopiche gioca a sfavore del medico e dell’ospedale, non del paziente. I giudici stabiliscono che se un medico non annota con precisione ciò che vede o smarrisce i tracciati fotografici, la sua negligenza nella tenuta dei documenti rafforza la prova della colpa medica.

20. Oltre al dermatologo, possono essere responsabili insieme anche l’anatomopatologo e l’oncologo?

Sì, nelle storie di malasanità oncologica si verifica spesso una catena di errori (responsabilità solidale). Può accadere che il dermatologo ritardi la biopsia, il patologo sottostimi la profondità del tumore e l’oncologo sbagli il calendario dei controlli. Per la famiglia questo non è un ostacolo: la legge permette di chiedere l’intero risarcimento alla struttura sanitaria (o a uno qualsiasi dei responsabili), senza dover dividere la fatica della causa.

21. Quanto tempo hanno il paziente o gli eredi per chiedere il risarcimento danni (termini di prescrizione)?

La legge prevede 10 anni di tempo per agire contro la struttura sanitaria (ospedale pubblico ASL o clinica privata) e 5 anni per agire contro il singolo medico libero professionista. Attenzione però: per il danno da perdita del familiare, il termine inizia a decorrere dal giorno del decesso (o dal momento in cui la famiglia ha avuto la certezza scientifica che la morte è dipesa dall’errore medico).

22. Chi sono i familiari che hanno diritto a chiedere il risarcimento in caso di morte del paziente?

Hanno diritto a un risarcimento autonomo e diretto tutti i membri del nucleo familiare legati al defunto da un solido vincolo affettivo: il coniuge (o il convivente stabile), i figli, i genitori e i fratelli/sorelle. In molti casi, la giurisprudenza riconosce il diritto al risarcimento anche ai nonni e ai nipoti, a prescindere dal fatto che convivessero o meno sotto lo stesso tetto.

23. Come si calcola in concreto la somma di denaro spettante ai familiari per il decesso di un congiunto?

In Italia i risarcimenti per la perdita di un familiare vengono calcolati utilizzando le Tabelle giudiziali (come le Tabelle di Milano o di Roma), che assegnano un punteggio in base al grado di parentela, all’età della vittima e del familiare, alla convivenza e alla composizione della famiglia. A queste cifre (che per coniugi, genitori o figli superano spesso diverse centinaia di migliaia di euro ciascuno) si aggiunge il danno terminale sofferto dal paziente prima di morire.

24. Prima di togliere il neo o iniziare le cure il paziente aveva firmato il consenso informato: questo salva l’ospedale?

Assolutamente no. È un falso mito molto diffuso. Firmare il modulo del consenso informato serve solo ad autorizzare il medico a eseguire un intervento, ma non autorizza mai il medico a sbagliare la diagnosi, a leggere male un esame istologico o a trascurare le linee guida. Nessun foglio firmato può mai scusare l’imperizia o la negligenza sanitaria.

25. Come si fa a richiedere la cartella clinica e i vetrini istologici se l’ospedale fa ostruzionismo?

Gli eredi (o il paziente stesso) hanno il diritto assoluto di ricevere copia conforme della cartella clinica e dei preparati istologici (vetrini e blocchetti in paraffina) presentando una richiesta scritta alla Direzione Sanitaria. L’ospedale deve consegnarli entro 7-30 giorni per legge. Se la struttura ritarda, nega i vetrini o consegna carte incomplete, i legali del Tribunale del Malato intervengono immediatamente con diffide formali per sbloccare la documentazione.

26. Conviene fare una denuncia penale ai Carabinieri o avviare una richiesta di risarcimento civile?

Quando il paziente è purtroppo già deceduto da tempo a seguito di metastasi, la via di gran lunga più efficace, rapida e sicura per la famiglia è l’azione civile per il risarcimento del danno. Il processo penale ha regole probatorie molto più rigide e rischia spesso di arenarsi o prescriversi, mentre in sede civile è molto più semplice dimostrare la responsabilità dell’ospedale e ottenere il giusto ristoro economico.

27. È davvero possibile affrontare tutta la pratica con il Tribunale del Malato senza pagare anticipi?

Sì, è la regola cardine di www.tribunaledelmalato.org. Sappiamo che una famiglia colpita da un lutto oncologico ha già affrontato enormi spese per visite private, viaggi della speranza e assistenza. Per questo motivo garantiamo zero anticipi di spesa: nessuna parcella iniziale per lo studio del caso e nessun fondo spese richiesto ai familiari per avviare l’azione legale.

28. Chi paga gli avvocati convenzionati se non chiedono alcun acconto iniziale?

Gli avvocati convenzionati con il Tribunale del Malato lavorano con un patto chiaro e trasparente: non percepiscono alcun acconto né durante le trattative né durante l’eventuale causa. Il loro compenso matura esclusivamente a risultato ottenuto, ovvero solo quando e se la famiglia incassa effettivamente il risarcimento del danno dall’ospedale o dalla compagnia assicurativa. Se non si ottiene il risarcimento, nulla è dovuto agli avvocati.

29. Quanto dura in media una pratica di risarcimento per decesso da omessa diagnosi oncologica?

Grazie alle norme attuali (Legge Gelli-Bianco), non è sempre necessario attendere un lungo processo ordinario. Spesso si utilizza uno strumento rapido chiamato Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) o la mediazione: il Tribunale nomina subito un collegio di medici (un medico legale e uno specialista oncologo/dermatologo) che in circa 6-10 mesi deposita la perizia. Se la perizia conferma l’errore, l’assicurazione dell’ospedale offre quasi sempre una liquidazione stragiudiziale in tempi brevi.

30. Ho il dubbio che ci sia stato un errore, ma non ho ancora tutte le carte mediche: posso contattarvi lo stesso?

Certamente, anzi è consigliabile farlo subito per evitare errori procedurali o la perdita di documenti preziosi. Contattando il Tribunale del Malato, i nostri specialisti ascolteranno gratuitamente la storia clinica del tuo familiare, valuteranno i primi referti in tuo possesso e ti guideranno passo dopo passo anche nel recupero mirato delle cartelle cliniche e dei vetrini istologici mancanti.

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Sappiamo perfettamente che nessun risarcimento economico potrà mai restituire l’affetto di una persona cara o cancellare il dolore di un calvario oncologico che poteva essere evitato. Tuttavia, fare chiarezza su quanto accaduto è un atto di giustizia doveroso verso chi non c’è più e uno strumento concreto per tutelare il futuro economico della tua famiglia.

Il tempo gioca a favore delle strutture sanitarie: non aspettare oltre. Collegati subito al sito ufficiale www.tribunaledelmalato.org e richiedi una valutazione medico-legale gratuita e senza alcun impegno. Il nostro team di medici specialisti e avvocati convenzionati analizzerà il tuo caso con la massima riservatezza, garantendoti una difesa d’eccellenza senza alcun anticipo di spesa e con compenso previsto solo a risarcimento effettivamente ottenuto.

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