LESIONE IATROGENA DELL’ARTERIA CAROTIDE INTERNA DURANTE CHIRURGIA ENDOSCOPICA DEI SENI NASALI (FESS): DECESSO E RISARCIMENTO

Contattaci senza impegno. Valuteremo se effettivamente sussiste una responsabilità medica

Lesione iatrogena dell’arteria carotide interna durante chirurgia endoscopica dei seni nasali (FESS): decesso e risarcimento

Entrare in sala operatoria per risolvere una sinusite cronica, una poliposi nasale o una deviazione complessa e non fare più ritorno a casa è uno shock devastante. Quando un intervento apparentemente di routine si trasforma in una tragedia, i familiari si ritrovano travolti dal dolore e da mille domande senza risposta.

La lesione iatrogena dell’arteria carotide interna (ovvero provocata accidentalmente dalla mano del chirurgo) durante la chirurgia endoscopica dei seni paranasali (FESS) è una delle complicanze più drammatiche in otorinolaringoiatria. Spesso viene liquidata dai medici come una “tragica fatalità”, ma nella maggior parte dei casi è il risultato di errori tecnici evitabili, mancata pianificazione preoperatoria o ritardi nei soccorsi d’emergenza.

In Breve: Cosa devi sapere subito

  • Non è quasi mai una fatalità: La perforazione della carotide durante un intervento al naso (FESS) deriva spesso dalla mancata lettura della TAC preoperatoria o da manovre chirurgiche imprudenti vicino al seno sfenoidale.

  • Responsabilità della struttura: Anche se la lesione fosse accidentale, l’ospedale risponde per legge se non disponeva delle attrezzature salvavita immediate (come la neuroradiologia interventistica) per bloccare l’emorragia.

  • Diritti dei familiari e del paziente: In caso di decesso o di gravi danni neurologici da ictus, la legge garantisce ai congiunti e alla vittima un risarcimento integrale pagato dall’assicurazione dell’ospedale.

  • Tutela gratuita senza anticipi: Attraverso il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org) puoi far analizzare la cartella clinica e ottenere giustizia in tutta Italia senza pagare alcun anticipo di spesa, con compenso ai professionisti previsto solo a risarcimento ottenuto.

Cos’è la lesione iatrogena della carotide durante un intervento FESS e perché avviene?

La lesione iatrogena dell’arteria carotide interna è la rottura o perforazione accidentale del principale vaso sanguigno che porta ossigeno al cervello, causata dagli strumenti chirurgici durante la pulizia endoscopica dei seni nasali (FESS – Functional Endoscopic Sinus Surgery). Questo evento scatena un’emorragia arteriosa massiva che, se non gestita in pochi minuti da un’équipe specializzata, porta a shock emorragico letale o a danni cerebrali irreversibili.

Per capire come sia possibile lesionare un’arteria così vitale operando dentro il naso, basta guardare l’anatomia umana. L’arteria carotide interna scorre proprio attaccata alla parete laterale del seno sfenoidale, la cavità più profonda del naso situata alla base del cranio.

In circa il 20-25% delle persone, la sottile parete di osso che protegge l’arteria è sottilissima come un foglio di carta o presenta delle aperture naturali (deiscenza del canale carotideo). Se il chirurgo non controlla attentamente la TAC prima di operare e usa pinze o strumenti motorizzati (microdebrider) con troppa forza in quella zona, rischia di lacerare direttamente la parete dell’arteria.

I 4 errori medici più frequenti che causano la tragedia

Nella pratica medico-legale analizzata dagli esperti di www.tribunaledelmalato.org, il decesso o l’invalidità del paziente sono quasi sempre collegati a quattro errori specifici:

  1. Omessa o superficiale lettura della TAC preoperatoria: Prima di ogni intervento FESS è obbligatorio studiare la TC del massiccio facciale. Questo esame mostra chiaramente se la carotide sporge dentro il seno sfenoidale o se un setto osseo interno è attaccato proprio alla parete dell’arteria. Non vederlo significa operare alla cieca.

  2. Manovre brusche di trazione su setti ossei: Spesso il chirurgo afferra con una pinza una lamella ossea per rimuoverla, senza rendersi conto che quella lamella fa da “tappo” alla carotide. Strappando l’osso, si strappa anche la parete dell’arteria.

  3. Perdita dell’orientamento anatomico: Quando nel naso c’è molto sangue, la telecamera dell’endoscopio vede male. Un chirurgo prudente si ferma e pulisce il campo; un chirurgo imprudente continua ad aspirare e tagliare con lo shaver motorizzato, finendo per perforare la base cranica o la carotide.

  4. Mancata diagnosi di pseudoaneurisma (la rottura a distanza di giorni): A volte l’arteria viene solo “graffiata” o indebolita durante l’intervento. Il paziente viene dimesso, ma nel punto lesionato si forma una sacca fragile chiamata pseudoaneurisma. Dopo 5, 10 o 20 giorni, quella sacca scoppia improvvisamente a casa, provocando un’emorragia nasale inarrestabile e il decesso prima dell’arrivo dell’ambulanza.

La gestione dell’emergenza: quando l’ospedale è responsabile del decesso

Quando si verifica la rottura della carotide in sala operatoria, la sopravvivenza del paziente dipende interamente dalla rapidità dei soccorsi interni e dall’organizzazione dell’ospedale. Un errore nella gestione dei primi minuti trasforma un incidente chirurgico rimediabile in una morte evitabile.

Per la legge italiana, la struttura sanitaria ha il dovere di garantire standard di sicurezza elevatissimi. Di fronte a un’emorragia carotidea, il protocollo salvavita richiede:

  • Tamponamento compressivo immediato nel punto esatto della lesione per rallentare la perdita di sangue.

  • Supporto rianimatorio intensivo con trasfusioni immediate per evitare l’arresto cardiaco da shock ipovolemico.

  • Trasferimento immediato in sala angiografica (Neuroradiologia Interventistica) per chiudere la lesione dall’interno del vaso tramite uno stent ricoperto o spirali metalliche (embolizzazione endovascolare), salvando sia la vita del paziente sia il flusso di sangue al cervello.

Se l’intervento FESS è stato eseguito in una clinica privata o in un piccolo ospedale sprovvisto di neuroradiologia interventistica o di rianimazione adeguata, o se i medici hanno provato a chiudere l’arteria alla cieca provocando un ictus devastante, la responsabilità civile della struttura per carenza organizzativa e imperizia è nettissima.

PERCHÉ RIVOLGERSI AL TRIBUNALE DEL MALATO: TUTELA A COSTO ZERO Affrontare un ospedale o una compagnia assicurativa non deve essere un privilegio per chi ha disponibilità economiche. Ecco le garanzie di www.tribunaledelmalato.org:

  • Zero Anticipi di Spesa: Il Tribunale del Malato difende e tutela i cittadini in tutta Italia senza alcun anticipo di spesa.

  • Nessun Acconto agli Avvocati: Gli avvocati convenzionati con il Tribunale del Malato non percepiscono alcunché a titolo di acconto o fondo spese iniziale.

  • Compenso Solo a Risultato Ottenuto: Il compenso per i professionisti è previsto solo quando e se viene effettivamente ottenuto il risarcimento del danno per il paziente o i suoi familiari.

Chi ha diritto al risarcimento e quali danni vengono pagati?

In caso di decesso del paziente o di gravi menomazioni permanenti (come emiparesi, stato vegetativo o cecità da ischemia cerebrale) causati da una lesione della carotide durante la FESS, la legge riconosce il diritto a un risarcimento milionario a carico dell’ospedale o della sua compagnia di assicurazione.

Quando purtroppo si verifica la morte del paziente, il diritto al risarcimento spetta direttamente a tutti i familiari stretti:

  • Coniuge o convivente stabile (anche non sposato).

  • Figli (di qualsiasi età, anche se già autonomi).

  • Genitori della vittima.

  • Fratelli e sorelle (anche se non conviventi).

  • Nipoti e nonni, qualora vi sia un intenso legame affettivo dimostrabile.

Le voci di danno che il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org) richiede e ottiene per i familiari comprendono:

  • Danno da perdita del rapporto parentale: Il vuoto incolmabile, la sofferenza interiore e lo stravolgimento delle abitudini di vita subiti da ogni singolo familiare per la perdita improvvisa del proprio caro.

  • Danno terminale o catastrofale (trasmissibile agli eredi): Se tra il momento della lesione in sala operatoria e il decesso sono trascorsi giorni di agonia in rianimazione, o se il paziente ha avuto la lucida percezione della propria fine imminente dopo un’emorragia tardiva, matura un credito risarcitorio altissimo che passa direttamente agli eredi.

  • Danno patrimoniale: La perdita del contributo economico o dell’aiuto materiale che la vittima garantiva alla famiglia (stipendio, pensione, cura della casa e dei figli), oltre al rimborso integrale delle spese funebri e mediche.

Cosa fare concretamente se sospetti questo errore medico: Guida passo-passo

Se un tuo familiare ha perso la vita o ha subito gravi danni cerebrali durante o dopo un intervento endoscopico ai seni nasali, segui immediatamente questi 4 passaggi fondamentali per non compromettere le prove:

  1. Richiedi subito la cartella clinica integrale e i supporti video: Presenta istanza alla Direzione Sanitaria per ottenere la copia conforme della cartella clinica completa, inclusi il verbale operatorio, la scheda anestesiologica, i tracciati dei parametri vitali, il dischetto (CD/DVD) della TAC preoperatoria del massiccio facciale e, soprattutto, la registrazione video dell’intervento endoscopico (spesso salvata nella colonna endoscopica della sala operatoria).

  2. Valuta il riscontro diagnostico o l’autopsia: Se il decesso è appena avvenuto, richiedere il riscontro diagnostico ospedaliero o l’esame autoptico permette di cristallizzare in modo indiscutibile il punto esatto di rottura dell’arteria carotide interna e il legame tra l’intervento e la morte (nesso causale). Anche se l’autopsia non è stata eseguita, è comunque possibile procedere civilmente grazie ai referti di rianimazione e alle angiografie.

  3. Non firmare accordi o liberatorie affrettate: Le strutture sanitarie o le compagnie assicurative possono tentare di minimizzare l’accaduto parlando di “anomalia anatomica imprevedibile”. Non accettare mai offerte transattive senza una perizia di parte.

  4. Affidati a un’équipe medico-legale specializzata a costo zero: Contatta subito www.tribunaledelmalato.org. Un chirurgo otorinolaringoiatra forense e un medico legale analizzeranno gratuitamente la TAC preoperatoria e il verbale chirurgico per dimostrare l’errore tecnico e avviare la richiesta di risarcimento senza alcun anticipo di spesa.

30 Domande Frequenti: Risposte Chiare per Difendere i Tuoi Diritti

1. È normale che durante un semplice intervento per sinusite o polipi nasali si tocchi l’arteria carotide?

No, durante una chirurgia endoscopica (FESS) correttamente eseguita l’arteria carotide interna non deve mai essere toccata né esposta. L’arteria si trova all’esterno della cavità nasale, protetta da una parete ossea nel seno sfenoidale; tuttavia, se il chirurgo perde l’orientamento o usa strumenti taglienti senza aver studiato la TAC, può sfondare questa parete e perforare il vaso. Attraverso www.tribunaledelmalato.org è possibile verificare se il chirurgo ha violato i limiti anatomici di sicurezza.

2. I medici dicono che il paziente aveva una “carotide scoperta” (deiscenza ossea): questo scagiona l’ospedale?

Assolutamente no, anzi spesso aggrava la posizione del medico. La mancanza del guscio osseo che copre la carotide (deiscenza del canale carotideo) è una variante anatomica nota che è presente in quasi un paziente su quattro ed è perfettamente visibile nella TAC preoperatoria. Se il chirurgo non l’ha vista prima di iniziare a operare, o non ha adottato la massima prudenza in quella zona, risponde pienamente per negligenza e imperizia.

3. Perché l’uso del “microdebrider” (shaver) aumenta il rischio di lesione mortale della carotide?

Il microdebrider è uno strumento motorizzato dotato di una lama rotante collegata a un aspiratore che “mangia” e aspira i polipi nasali in pochi istanti. Se utilizzato in prossimità del seno sfenoidale o in un campo sporco di sangue, l’aspirazione può risucchiare la parete dell’arteria carotide interna tranciandola istantaneamente. Gli specialisti del Tribunale del Malato verificano dal verbale operatorio se l’uso di questo strumento era appropriato o imprudente.

4. Cosa succede se il chirurgo rimuove un setto osseo attaccato alla carotide?

All’interno del seno sfenoidale esistono dei piccoli tramezzi ossei (setti intersinusali) che spesso si inseriscono direttamente sulla parete dell’arteria carotide. Se il chirurgo afferra questo osso con una pinza e lo torce per staccarlo anziché limarlo delicatamente, strappa via un lembo dell’arteria provocando un’emorragia torrenziale. Si tratta di un classico errore tecnico pienamente risarcibile con il supporto di www.tribunaledelmalato.org.

5. Il mio familiare è morto per un’emorragia dal naso molti giorni dopo essere tornato a casa: è colpa dell’intervento?

Sì, con altissima probabilità si è trattato della rottura di uno pseudoaneurisma iatrogeno della carotide interna. Durante l’intervento l’arteria subisce una piccola lesione parziale che sul momento sembra fermarsi con i tamponi; nei giorni successivi la pressione del sangue gonfia la parete lesionata fino a farla esplodere improvvisamente, anche a distanza di settimane. Se l’ospedale ha avuto un sanguinamento anomalo in sala operatoria e ha dimesso il paziente senza fare un’angio-TAC di controllo, la responsabilità medica è gravissima.

6. Quali sono i sintomi premonitori di uno pseudoaneurisma carotideo dopo una FESS che i medici non devono ignorare?

Prima della rottura catastrofica, il paziente presenta quasi sempre episodi di epistassi (perdita di sangue rosso vivo dal naso) intermittenti, dolore profondo dietro l’occhio o alla testa, oppure disturbi visivi e neurologici. Se il paziente torna in pronto soccorso o contatta il chirurgo per questi sanguinamenti e viene rimandato a casa con un semplice tampone senza eseguire subito un’angiografia cerebrale, si configura una gravissima omissione diagnostica tutelabile tramite www.tribunaledelmalato.org.

7. L’ospedale può giustificarsi dicendo che l’emorragia carotidea è impossibile da fermare?

No, la letteratura scientifica internazionale stabilisce protocolli precisissimi per salvare il paziente. Sebbene l’emorragia sia drammatica, il chirurgo deve eseguire un tamponamento compressivo immediato, l’anestesista deve sostenere il circolo con trasfusioni massive e il paziente deve essere sottoposto d’urgenza a trattamento endovascolare (chiusura della falla con stent o palloncino). Se il decesso avviene per disorganizzazione o lentezza del team, l’ospedale deve risarcire i familiari.

8. È un errore chiudere chirurgicamente (legare) l’arteria carotide per fermare il sangue?

La chiusura definitiva o legatura dell’arteria carotide alla cieca, senza aver prima verificato attraverso un test angiografico se l’altra carotide riesce a rifornire di sangue tutto il cervello (compenso del poligono di Willis), è una manovra disperata che causa quasi sempre un ictus ischemico massivo o il decesso. Oggi la tecnica corretta è l’intervento endovascolare conservativo con stent ricoperto; l’assenza di questa tecnologia in ospedale costituisce una colpa organizzativa della struttura.

9. Una clinica privata senza Neuroradiologia Interventistica può eseguire interventi FESS complessi?

Quando si opera sui seni paranasali profondi (etmoide posteriore e seno sfenoidale), il rischio vascolare impone che la struttura sia in grado di fronteggiare le emergenze maggiori o abbia un protocollo di trasferimento immediato e garantito. Se il paziente muore dissanguato perché nella clinica mancavano gli specialisti endovascolari o le sacche di sangue per le trasfusioni, www.tribunaledelmalato.org agisce direttamente contro la struttura per deficit organizzativo.

10. Qual è il ruolo dell’anestesista durante una lesione della carotide in sala operatoria?

L’anestesista ha un ruolo vitale sia prima che dopo la lesione. Prima della lesione deve mantenere una ipotensione controllata per ridurre il sanguinamento e permettere al chirurgo di vedere bene con l’endoscopio; se invece avviene la rottura della carotide, deve proteggere le vie aeree dal sangue, rianimare aggressivamente il paziente con liquidi e sangue per evitare l’arresto cardiaco e mantenere la pressione sufficiente a nutrire il cervello. Errori anestesiologici concorrono pienamente alla responsabilità dell’ospedale.

11. Il paziente è sopravvissuto all’emorragia ma è rimasto paralizzato o in stato vegetativo: cosa spetta?

La lesione della carotide e il conseguente calo di pressione provocano spesso una ischemia cerebrale acuta (ictus perioperatorio) con danni neurologici devastanti come emiplegia, afasia, cecità o coma vegetativo. In questi casi il risarcimento è ancora più elevato rispetto al decesso, perché deve coprire non solo la sofferenza del paziente e dei familiari, ma anche tutte le spese di assistenza domiciliare continua a vita, cure riabilitative e perdita della capacità lavorativa.

12. L’intervento FESS era davvero necessario o poteva essere evitato con una terapia medica?

Molto spesso gli esperti del Tribunale del Malato scoprono che il paziente è stato portato in sala operatoria senza una reale indicazione chirurgica. La sinusite cronica e la poliposi nasale moderata vanno prima trattate a lungo con cicli di terapia medica (cortisonici locali e sistemici o nuovi farmaci biologici); se un intervento non necessario o sproporzionato finisce in tragedia, la colpa medica parte già dall’errata indicazione chirurgica.

13. La mancata esecuzione della TAC prima dell’intervento configura una colpa grave?

Sì, operare i seni paranasali in endoscopia senza disporre in sala operatoria di una TC del massiccio facciale recente e ad alta risoluzione (studiata nelle proiezioni coronali, assiali e sagittali) viola tutte le Linee Guida nazionali e internazionali. La TAC è la “mappa stradale” del chirurgo: entrare nel naso senza questa mappa costituisce un’imprudenza inescusabile che garantisce il pieno diritto al risarcimento.

14. L’uso del navigatore chirurgico intraoperatorio avrebbe potuto evitare la lesione della carotide?

Nei casi di revisione chirurgica (pazienti già operati in precedenza in cui l’anatomia interna è alterata), nelle poliposi massive o nelle patologie del seno sfenoidale, l’utilizzo del sistema di navigazione chirurgica computerizzata permette al medico di sapere al millimetro dove si trova la punta dello strumento rispetto all’arteria carotide. Non utilizzarlo in un caso complesso rappresenta una grave imprudenza tecnica.

15. Cosa sono la fistola carotido-cavernosa e i danni agli occhi dopo una FESS?

Se la lesione dell’arteria carotide interna avviene nel tratto in cui il vaso attraversa il seno cavernoso, il sangue arterioso ad alta pressione si riversa nel sistema venoso dell’occhio creando una fistola carotido-cavernosa. Questo provoca gonfiore estremo dell’occhio (esoftalmo pulsante), paralisi dei nervi oculari e perdita della vista, oltre al rischio di emorragia cerebrale: anche questo danno iatrogeno dà diritto a un integrale risarcimento tramite www.tribunaledelmalato.org.

16. Nel verbale operatorio c’è scritto solo “improvvisa ed imprevista emorragia”: come si scopre la verità?

I verbali operatori redatti subito dopo un evento drammatico sono spesso sintetici o scritti in modo difensivo. Tuttavia, un medico legale e un chirurgo specialista del Tribunale del Malato sanno incrociare le immagini della TAC preoperatoria con i referti della rianimazione, delle angiografie d’urgenza e dell’autopsia: la posizione precisa della breccia ossea e del danno vascolare rivela scientificamente quale manovra errata è stata compiuta.

17. È possibile che il chirurgo abbia confuso il rigonfiamento della carotide con un polipo o una cisti?

Purtroppo sì, ed è uno degli errori più gravi descritti in letteratura medica. Quando la parete ossea è assente, l’arteria carotide interna o un suo aneurisma possono sporgere dentro il seno sfenoidale apparendo all’endoscopio come una massa rotondeggiante simile a un polipo o a una cisti mucosa; se il chirurgo la incide o la morde con la pinza senza aver controllato la TAC, provoca un’emorragia istantanea e spesso fatale.

18. Chi risponde se a causare la lesione è stato un medico specializzando o un aiuto meno esperto?

In ambito ospedaliero risponde sempre la struttura sanitaria (ASL o Azienda Ospedaliera) per l’operato di tutto il suo personale, insieme al primo operatore (tutor) che aveva l’obbligo di sorvegliare costantemente la manovra e di non affidare passaggi delicati vicino alla base cranica a mani inesperte. Per i familiari non cambia nulla: a pagare il risarcimento sarà l’ospedale.

19. Se il paziente assumeva farmaci anticoagulanti o antiaggreganti, la colpa dell’emorragia è sua?

Assolutamente no. È preciso dovere dell’équipe chirurgica e anestesiologica gestire la terapia anticoagulante o antiaggregante prima dell’intervento (sospendendola o sostituendola nei tempi corretti) e verificare le analisi della coagulazione. Inoltre, una lesione meccanica dell’arteria carotide interna provoca un’emorragia ad altissima pressione che prescinde dai farmaci assunti dal paziente.

20. Quante probabilità ci sono di ottenere il risarcimento per una lesione della carotide in corso di FESS?

Le probabilità di successo sono estremamente elevate. Poiché la chirurgia dei seni paranasali per patologie benigne (sinusiti, polipi) è un intervento programmato e non salvavita, i giudici italiani applicano un criterio molto rigoroso: un paziente che entra in ospedale per respirare meglio non può uscire in una bara o con un ictus per la perforazione di un grande vaso, a meno che l’ospedale non dimostri un evento realmente impossibile da prevedere e prevenire.

21. Quanto tempo abbiamo per chiedere il risarcimento dopo il decesso o l’intervento?

I termini di prescrizione fissati dalla legge sono di 10 anni per agire contro la struttura sanitaria (ospedale pubblico o clinica privata) qualora si agisca per i danni subiti dal paziente o come suoi eredi, mentre per il danno diretto dei familiari per la perdita del congiunto (danno parentale) è fondamentale agire entro 5 anni dalla data del decesso. Per non correre alcun rischio, è sempre consigliabile rivolgersi subito a www.tribunaledelmalato.org per interrompere formalmente i termini.

22. Il paziente aveva firmato il modulo di Consenso Informato dove era scritta la “possibilità di emorragia o morte”: abbiamo perso ogni diritto?

No, il consenso informato non è mai una licenza di sbagliare. Firmare un modulo in cui sono elencate le complicanze (inclusa la lesione della carotide o il decesso) serve solo ad autorizzare l’atto medico, ma non esonera in alcun modo il chirurgo e l’ospedale dalla responsabilità se la lesione è stata causata da imperizia, negligenza o imprudenza. Inoltre, se il modulo era generico e prestampato, l’ospedale dovrà pagare un ulteriore danno per violazione del consenso.

23. Come faccio a recuperare la cartella clinica e cosa succede se mancano dei fogli o il video dell’intervento?

La copia conforme della cartella clinica si richiede all’Ufficio Cartelle Cliniche dell’ospedale (anche tramite delega agli avvocati del Tribunale del Malato). Se la cartella clinica risulta incompleta, lacunosa o alterata, o se il verbale operatorio omette passaggi cruciali, per la Corte di Cassazione questa mancanza gioca a totale sfavore dell’ospedale: il giudice riterrà provata la colpa medica proprio a causa della tenuta difettosa dei documenti.

24. È obbligatorio fare una denuncia penale ai Carabinieri o in Procura per avere il risarcimento?

Non è obbligatorio. Sebbene nell’immediatezza di un decesso in sala operatoria spesso si apra un procedimento penale d’ufficio con sequestro della salma, per ottenere il risarcimento economico dei danni la strada più rapida, sicura ed efficace è l’azione civile gestita da www.tribunaledelmalato.org. Nel processo civile, infatti, le regole probatorie sono molto più favorevoli alla famiglia della vittima rispetto al processo penale.

25. Se c’è già un’indagine penale in corso, dobbiamo aspettare che finisca prima di muoverci?

No, aspettare passivamente la fine del processo penale è un errore che può far perdere anni preziosi. Attraverso il Tribunale del Malato è possibile affiancare subito i propri consulenti medico-legali durante l’eventuale autopsia disposta dal Pubblico Ministero e, parallelamente, avviare la procedura civile di mediazione o di accertamento tecnico preventivo per incassare il risarcimento molto prima della chiusura del penale.

26. Cosa significa concretamente che il Tribunale del Malato opera a “Zero Anticipi di Spesa”?

Significa che né il paziente né i suoi familiari dovranno tirare fuori un solo euro per avviare e portare a termine la pratica. L’analisi preliminare della documentazione medica e tutta la gestione stragiudiziale e legale avvengono senza alcun fondo spese iniziale: chi ha già subito un lutto o una grave invalidità non deve subire anche il peso economico di una causa contro un ospedale.

27. Gli avvocati convenzionati con www.tribunaledelmalato.org chiedono acconti durante la causa?

Assolutamente no. Gli avvocati specializzati convenzionati con il Tribunale del Malato non percepiscono alcun acconto, né all’inizio né durante lo svolgimento della pratica. Il compenso professionale è pattuito con la massima trasparenza ed è previsto esclusivamente a risultato ottenuto, ovvero solo quando e se la famiglia incassa effettivamente il risarcimento del danno.

28. Cosa succede se, per qualsiasi motivo, non si dovesse ottenere il risarcimento?

Se al termine delle valutazioni o dell’iter risarcitorio non dovesse essere ottenuto alcun risarcimento, il cliente non dovrà pagare alcun compenso agli avvocati convenzionati. Il rischio economico dell’azione legale non ricade mai sulle spalle del cittadino: è questa la garanzia etica e concreta che distingue www.tribunaledelmalato.org in tutta Italia.

29. Quanto tempo ci vuole in media per ottenere il risarcimento dall’ospedale?

Grazie agli strumenti introdotti dalla Legge Gelli-Bianco (come la Mediazione Civile e la Consulenza Tecnica Preventiva ex art. 696-bis c.p.c.), oggi non è più necessario attendere i tempi infiniti di un processo ordinario. Nella maggior parte dei casi seguiti dal Tribunale del Malato, una volta depositata la perizia che accerta l’errore medico, si giunge a una liquidazione per accordo stragiudiziale o transazione in circa 8-18 mesi.

30. Se un solo familiare vuole fare causa e gli altri parenti non se la sentono, può procedere da solo?

Sì, certamente. Il diritto al risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale è un diritto autonomo e personale di ciascun congiunto (coniuge, singolo figlio, fratello o genitore). Anche se altri parenti preferiscono non agire, il singolo familiare può rivolgersi in totale autonomia a www.tribunaledelmalato.org per far valere i propri diritti e ottenere per intero la propria quota di risarcimento senza anticipare alcuna spesa.

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Accettare la perdita di una persona cara o convivere con le conseguenze di un grave danno cerebrale dopo un intervento nasale che doveva essere di routine è un peso insopportabile, specialmente quando resta il dubbio che quella tragedia potesse essere evitata. Scoprire la verità non è solo un atto di giustizia verso chi non c’è più, ma anche un diritto fondamentale per garantire sicurezza economica al futuro della tua famiglia.

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