
Grave infezione post-operatoria e necrosi ossea mandibolare in chirurgia maxillo-facciale: invalidità e colpa medica
Entrare in sala operatoria per risolvere una malocclusione, ridurre una frattura del volto o rimuovere una cisti mascellare e ritrovarsi con il viso deformato dal gonfiore, dolori lancinanti e l’osso della mandibola che letteralmente “muore” è un incubo che stravolge l’esistenza. Quando dopo un intervento di chirurgia maxillo-facciale insorge una grave infezione post-operatoria che degenera in necrosi ossea mandibolare, il paziente perde funzioni vitali quotidiane come masticare, parlare chiaramente, deglutire senza dolore e guardarsi allo specchio riconoscendo il proprio volto.
Spesso i medici tendono a liquidare questi drammi parlando di “sfortunata complicanza” o “rigetto dei mezzi di sintesi”. Nella realtà medico-legale, però, la distruzione del tessuto osseo mandibolare è molto spesso la conseguenza diretta di infezioni ospedaliere non prevenute, errori nella tecnica chirurgica o colpevoli ritardi nella diagnosi dei primi segnali di allarme.
In Breve: Cosa devi sapere subito
Non è quasi mai “solo sfortuna”: Un’infezione post-operatoria che divora l’osso mandibolare (osteomielite e osteonecrosi) deriva frequentemente da carente sterilizzazione, errata terapia antibiotica o mancato riconoscimento tempestivo dei sintomi dopo l’intervento.
L’onere della prova spetta all’ospedale: In presenza di un’infezione contratta in sala operatoria o in reparto, è la struttura sanitaria a dover dimostrare in giudizio di aver adottato tutte le misure di sterilizzazione e prevenzione previste dai protocolli.
Il risarcimento copre tutti i pregiudizi: Hai diritto al ristoro integrale per l’invalidità permanente (danno masticatorio, neurologico, fonatorio), per lo sfregio del volto (danno estetico), per la sofferenza psicologica e per tutte le spese di ricostruzione chirurgica e protesica.
Difesa legale e medico-legale senza anticipi: Attraverso il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org) puoi far analizzare la tua cartella clinica e avviare la richiesta di risarcimento senza pagare alcun acconto; i professionisti vengono retribuiti esclusivamente a risultato ottenuto.
Quando l’infezione dopo chirurgia maxillo-facciale è colpa medica?
Un’infezione post-operatoria in chirurgia maxillo-facciale configura una precisa responsabilità medica e della struttura sanitaria ogni volta che l’evento infettivo poteva essere prevenuto tramite una corretta profilassi, oppure quando i medici hanno ignorato i sintomi iniziali permettendo ai batteri di colonizzare in profondità l’osso mandibolare fino a distruggerlo.
Il cavo orale è naturalmente popolato da batteri, ma proprio per questa ragione i protocolli internazionali di chirurgia maxillo-facciale impongono misure di protezione rigorosissime. Quando un paziente sviluppa un’infezione grave dopo un’osteotomia correttiva (chirurgia ortognatica), una riduzione di frattura con placche e viti o un intervento ricostruttivo, l’indagine medico-legale individua quasi sempre una o più condotte colpose:
Mancata o errata profilassi antibiotica: Somministrare l’antibiotico sbagliato, in dosaggi insufficienti o interromperlo troppo presto espone l’osso appena inciso all’attacco immediato dei patogeni.
Contaminazione in sala operatoria (Infezione Nosocomiale): L’ingresso di batteri ospedalieri multiresistenti (come lo Staphylococcus aureus meticillino-resistente o lo Pseudomonas aeruginosa) su placche in titanio, viti di fissazione o innesti ossei è indice di falle nelle procedure di asepsi e sterilizzazione.
Sottovalutazione dei sintomi post-operatori: Se nei giorni o nelle settimane successive all’operazione il paziente lamenta febbre, gonfiore anomalo che non regredisce, fuoriuscita di pus (fistole intraorali o cutanee), alito cattivo persistente o blocco dell’apertura della bocca (trisma), il chirurgo ha l’obbligo di intervenire subito. Prescrivere antibiotici generici per telefono senza eseguire un tampone colturale con antibiogramma e una TAC di controllo significa condannare l’osso alla necrosi.
Dall’osteomielite alla necrosi ossea mandibolare: cosa succede all’osso
Per comprendere la gravità del danno, bisogna tradurre due termini medici fondamentali: osteomielite e osteonecrosi (o necrosi ossea). L’osteomielite è un’infezione profonda che colpisce l’osso e il suo midollo; se non viene debellata immediatamente, il pus e l’infiammazione comprimono i vasi sanguigni interni alla mandibola, bloccando l’afflusso di sangue e ossigeno.
Privato del nutrimento vitale, il tessuto osseo muore e si sgretola: questa è la necrosi ossea mandibolare. A differenza di altre ossa del corpo, la mandibola ha una vascolarizzazione molto delicata (affidata principalmente all’arteria alveolare inferiore e al periostio). Quando si forma un cosiddetto “sequestro osseo” (un frammento di osso morto circondato da batteri), gli antibiotici non riescono più a raggiungerlo perché lì il sangue non circola più. L’unica soluzione diventa allora un nuovo, demolitivo intervento chirurgico per asportare la parte di mandibola morta.
Errori di tecnica chirurgica: ischemia, placche infette e farmaci a rischio
Oltre alla cattiva gestione delle infezioni, la necrosi della mandibola può nascere direttamente dalle mani del chirurgo durante l’operazione o da una carente preparazione pre-operatoria:
Trauma termico e ischemia chirurgica: Durante il taglio dell’osso (osteotomia) con frese o seghe piezoelettriche, una scarsa irrigazione con soluzione fisiologica fredda provoca il surriscaldamento dell’osso, bruciando le cellule ossee e causandone la morte. Allo stesso modo, uno scollamento eccessivo e brutale dei tessuti molli (periostio) priva la mandibola del suo apporto di sangue.
Errato posizionamento di placche e viti di osteosintesi: Se le placche in titanio utilizzate per fissare i segmenti ossei non garantiscono una stabilità perfetta, i micromovimenti continui della mandibola impediscono la guarigione, creano una pseudoartrosi e favoriscono la penetrazione profonda dei batteri lungo le viti.
Mancata rimozione tempestiva dei mezzi di sintesi infetti: Sul metallo delle placche i batteri creano una pellicola protettiva invisibile chiamata biofilm, impenetrabile per gli antibiotici. Ostinarsi a lasciare in sede una placca infetta per mesi porta inevitabilmente alla distruzione dell’osso circostante.
Omessa anamnesi farmacologica (ONJ – Osteonecrosi da farmaci): Operare alle ossa mascellari un paziente che assume o ha assunto bisfosfonati (per l’osteoporosi o patologie oncologiche) o anticorpi monoclonali (come il denosumab) senza adottare i protocolli ministeriali di sospensione e bonifica preventiva è un grave errore medico che scatena quasi matematicamente la necrosi ossea.
PERCHÉ RIVOLGERSI AL TRIBUNALE DEL MALATO: TUTELA A COSTO ZERO Affrontare un ospedale o una compagnia assicurativa non deve essere un privilegio per chi ha disponibilità economiche. Ecco le garanzie di www.tribunaledelmalato.org:
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Compenso Solo a Risultato Ottenuto: Il compenso per i professionisti è previsto solo quando e se viene effettivamente ottenuto il risarcimento del danno per il paziente o i suoi familiari.
Quali danni e gradi di invalidità danno diritto al risarcimento?
Il paziente colpito da necrosi ossea mandibolare per colpa medica ha diritto al risarcimento integrale di tutti i danni non patrimoniali e patrimoniali, calcolati sommando la percentuale di invalidità fisica permanente, il pregiudizio estetico del volto, il crollo della qualità della vita e tutte le spese mediche passate e future.
Nella pratica clinica, la perdita di una porzione di mandibola richiede spesso interventi ricostruttivi estremi, come il prelievo di un segmento di perone dalla gamba (lembo libero rivascolarizzato di fibula) o di cresta iliaca dal bacino per ricostruire il volto. Questo comporta un doppio danno anatomico: quello al viso e quello alla gamba o al bacino da cui è stato prelevato l’osso.
Le voci di danno che i consulenti medici e gli avvocati di www.tribunaledelmalato.org quantificano per massimizzare il risarcimento includono:
Deficit masticatorio e nutrizionale: L’impossibilità di triturare cibi solidi, la perdita di elementi dentari privi ormai di supporto osseo, la malocclusione residua e la necessità di alimentarsi a lungo con cibi liquidi o semiliquidi.
Lesione del nervo alveolare inferiore e del nervo linguale: L’infezione distruttiva o i successivi interventi di pulizia chirurgica (curettage e resezione) danneggiano quasi sempre i nervi che scorrono nella mandibola, lasciando il paziente con anestesia permanente (perdita totale di sensibilità) o parestesie dolorose (scosse elettriche, bruciore continuo) al labbro inferiore, al mento, alle gengive e alla lingua.
Danno estetico e fisiognomico: Asimmetrie facciali marcate, infossamento della guancia o del profilo mandibolare, cicatrici esterne sul collo per gli accessi chirurgici e gli esiti cicatriziali delle fistole cutanee configurano un grave pregiudizio estetico che incide sulla vita di relazione.
Danno fonatorio e psicologico: La difficoltà nell’articolare le parole unita allo stravolgimento della propria immagine corporea genera frequentemente sindromi ansioso-depressive reattive, isolamento sociale e paura di mostrarsi in pubblico, anch’esse autonomamente risarcibili.
Danno patrimoniale (Spese vive e mancato guadagno): Rimborso totale dei costi sostenuti e da sostenere per tutta la vita per riabilitazioni implantoprotesiche complesse, fisioterapia gnatologica, visite private e perdita di reddito per i lunghi mesi di inabilità al lavoro.
Cosa fare concretamente se sospetti questo errore medico
Se tu o un tuo familiare state vivendo il calvario di un’infezione persistente o di una necrosi mandibolare dopo un intervento chirurgico, non firmare accordi transattivi proposti dall’ospedale e segui immediatamente questi 5 passaggi fondamentali:
Richiedi subito la Cartella Clinica integrale e i supporti radiologici: Recati presso l’Ufficio Cartelle Cliniche della struttura (o invia una PEC) e chiedi copia conforme di tutta la documentazione di ricovero, inclusi il verbale operatorio dettagliato, la scheda anestesiologica, il diario clinico, gli esami microbiologici (tamponi) e soprattutto i CD/DVD contenenti le immagini grezze (file DICOM) delle TAC, Cone Beam (CBCT) e Ortopantomografie eseguite prima e dopo l’intervento.
Conserva le prove delle comunicazioni post-operatorie: Salva messaggi WhatsApp, email, ricette mediche e referti di visite di controllo ambulatoriali in cui segnalavi al chirurgo dolore, gonfiore, febbre o pus. Sono la prova regina per dimostrare che il medico era stato avvisato dei sintomi ma ha ritardato la diagnosi.
Documenta visivamente l’evoluzione del danno: Scatta fotografie datate del volto che mostrino il gonfiore, le asimmetrie, le eventuali fistole cutanee da cui drena materiale purulento e conserva tutte le fatture di dentisti, chirurghi maxillo-facciali, farmaci e trasporti sanitari.
Sottoponi il caso a una perizia medico-legale specialistica gratuita: Non affidarti al parere informale di altri medici dello stesso ospedale. Contatta www.tribunaledelmalato.org per far esaminare le lastre e la cartella clinica da una commissione composta da un medico legale e uno specialista in chirurgia maxillo-facciale, in grado di accertare il nesso di causa tra l’errore sanitario e la necrosi ossea.
Avvia la richiesta di risarcimento danni a costo zero: Una volta confermata la responsabilità della struttura sanitaria (pubblica o privata che sia), i legali convenzionati con il Tribunale del Malato attiveranno la procedura di mediazione o di Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) per ottenere la liquidazione del risarcimento, senza chiederti un solo euro di anticipo.
30 Domande Frequenti: Risposte Chiare per Difendere i Tuoi Diritti
1. Quando una necrosi ossea mandibolare dopo un intervento è colpa del chirurgo e non una semplice complicanza?
In medicina legale, una complicanza è scusabile solo se è imprevedibile e inevitabile nonostante il rispetto rigoroso di tutte le regole dell’arte medica. Se la necrosi mandibolare nasce da un’infezione ospedaliera non prevenuta, da un taglio osseo eseguito senza adeguato raffreddamento, da viti posizionate male o da sintomi infettivi trascurati per settimane dopo le dimissioni, non si tratta affatto di una complicanza, ma di un vero e proprio errore medico risarcibile. Attraverso www.tribunaledelmalato.org analizziamo i verbali operatori per smascherare queste negligenze.
2. Quali sono i primi sintomi di un’infezione mandibolare post-operatoria che il medico non deve mai ignorare?
Dopo un intervento maxillo-facciale, il gonfiore fisiologico inizia a ridursi dopo i primi 4-5 giorni. Se invece compaiono dolore pulsante che non risponde agli antidolorifici, febbre, ricomparsa o peggioramento del gonfiore dopo una settimana, arrossamento e calore della pelle, fuoriuscita di liquido giallastro o maleodorante dalle ferite (pus) e incapacità di aprire la bocca (trisma), il medico ha l’obbligo di sospettare un’infezione profonda e ordinare subito esami strumentali e microbiologici.
3. Perché i batteri attaccano le placche e le viti in titanio usate in chirurgia maxillo-facciale?
Le placche e le viti di osteosintesi sono corpi estranei privi di vasi sanguigni. Se durante l’intervento o nel post-operatorio i batteri raggiungono il metallo, vi aderiscono formando il biofilm batterico, una barriera gelatinosa che impedisce sia alle difese immunitarie sia agli antibiotici di eliminare i germi. Da quel momento, la placca diventa un serbatoio di infezione cronica che erode e manda in necrosi l’osso mandibolare su cui è avvitata.
4. È un errore medico continuare a prescrivere antibiotici per bocca senza fare un tampone colturale?
Assolutamente sì. Quando una ferita chirurgica maxillo-facciale continua a spurgare pus o non guarisce, somministrare cicli ripetuti di antibiotici generici “alla cieca” (terapia empirica prolungata) è una grave imprudenza medica. Questo comportamento seleziona batteri ancora più resistenti e regala settimane preziose all’infezione per trasformarsi in osteomielite cronica e necrosi ossea. Il protocollo impone l’esecuzione immediata di un tampone profondo con antibiogramma.
5. Cosa significa “sequestro osseo” nel referto della TAC mandibolare?
Il termine sequestro osseo indica un frammento di osso mandibolare che è completamente morto (necrotico) e si è staccato dall’osso sano circostante a causa dell’infezione o della mancanza di sangue. È il segno radiologico inequivocabile di un’osteomielite avanzata o di un’osteonecrosi: quel frammento di osso morto agisce come una spina infetta dentro la mandibola e deve essere rimosso chirurgicamente (sequestrectomia) affinché l’infezione possa arrestarsi.
6. La chirurgia ortognatica (per correggere il morso o il profilo) può causare necrosi della mandibola?
Sì, nella chirurgia ortognatica (come l’osteotomia sagittale bilaterale della mandibola) l’osso viene sezionato e spostato. Se il chirurgo lede i vasi sanguigni che nutrono i segmenti ossei, surriscalda l’osso con gli strumenti di taglio, fissa i segmenti in modo instabile o trascura un’infezione post-operatoria, può verificarsi una necrosi avascolare o infettiva dei segmenti mandibolari, trasformando un intervento funzionale/estetico in una grave invalidità permanente.
7. Cosa succede se la necrosi mandibolare costringe a rimuovere un intero pezzo di mandibola?
Quando la necrosi e l’infezione distruggono una sezione estesa della mandibola a tutto spessore, si rende necessaria una resezione mandibolare segmentaria. Per ridare continuità al volto e permettere la masticazione, il paziente deve subire un intervento microchirurgico complottissimo, solitamente prelevando un pezzo di osso e vasi sanguigni dalla gamba (lembo libero di fibula/perone). Questo calvario comporta percentuali di invalidità altissime e risarcimenti milionari o di centinaia di migliaia di euro, che il Tribunale del Malato aiuta a ottenere senza spese anticipate.
8. Ho perso la sensibilità al labbro inferiore e al mento dopo l’infezione e i reinterventi: è risarcibile?
Sì, è uno dei danni neurologici più frequenti e invalidanti. All’interno della mandibola scorre il nervo alveolare inferiore, che dà sensibilità al labbro, al mento e ai denti inferiori. Sia l’infezione necrotizzante sia i successivi interventi di pulizia chirurgica dell’osso possono comprimere o recidere questo nervo, causando anestesia permanente, formicolii continui (parestesie) o dolore neuropatico cronico, voci di danno biologico specificamente tabellate e risarcibili.
9. Che differenza c’è tra osteomielite acuta e osteomielite cronica della mandibola?
L’osteomielite acuta insorge nelle prime settimane dopo l’intervento con dolore violento, febbre alta, gonfiore e pus: se curata subito e bene, può guarire senza distruggere l’osso. Quando invece viene diagnosticata in ritardo o curata male, dopo circa un mese si trasforma in osteomielite cronica, caratterizzata da necrosi ossea, sequestri, fistole che si aprono sulla pelle della guancia o del collo e fratture patologiche della mandibola. Il passaggio dalla forma acuta a quella cronica è quasi sempre frutto di un ritardo diagnostico-terapeutico colposo.
10. Cos’è una “frattura patologica” della mandibola e perché dimostra la gravità del danno?
Si parla di frattura patologica quando la mandibola si spezza spontaneamente — magari mentre il paziente mastica un cibo morbido o persino a riposo — senza aver subito alcun trauma esterno. Accade perché l’infezione e la necrosi hanno talmente assottigliato e “mangiato” la struttura ossea da renderla fragile come il vetro. È una complicanza drammatica che richiede il blocco delle mascelle o l’applicazione di pesanti placche ricostruttive, aggravando enormemente il danno risarcibile.
11. Assumo farmaci per l’osteoporosi (bisfosfonati) e dopo un intervento ho avuto la necrosi: è colpa medica?
Se assumevi bisfosfonati o farmaci anti-riassorbitivi e il chirurgo maxillo-facciale o l’odontoiatra ti ha operato senza raccogliere un’anamnesi accurata, senza prescrivere la copertura antibiotica specifica prevista dalle linee guida ministeriali (raccomandazioni SICMF-SIPMO) o utilizzando tecniche chirurgiche traumatiche non indicate, sussiste una piena responsabilità medica per osteonecrosi da farmaci (MRONJ). Puoi verificare gratuitamente il tuo caso su www.tribunaledelmalato.org.
12. L’ospedale dice che l’infezione è colpa della mia scarsa igiene orale dopo l’intervento: possono negarmi il risarcimento?
È la difesa standard di quasi tutte le strutture sanitarie, ma raramente regge in tribunale. Un’infezione profonda dell’osso o delle placche di osteosintesi, specialmente se causata da batteri ospedalieri (nosocomiali) o favorita da un ematoma post-operatorio non drenato o da una sutura che si è riaperta (deiscenza), non dipende dallo spazzolamento dei denti. Inoltre, dopo un intervento maxillo-facciale il paziente ha spesso la bocca bloccata o gonfia, ed è compito del reparto istruirlo e monitorare l’igiene delle ferite chirurgiche.
13. Cosa sono le fistole cutanee o intraorali che compaiono dopo l’intervento alla mandibola?
Una fistola è un piccolo canale patologico che l’organismo scava per far uscire all’esterno il pus e i detriti prodotti dall’osso infetto e in necrosi. Se si apre dentro la bocca (fistola intraorale) provoca cattivo sapore e drenaggio continuo; se buca la pelle della guancia, del mento o del collo (fistola cutanea extraorale), oltre a dimostrare la gravità dell’osteomielite profonda, lascia una cicatrice retraente e deturpante sul viso che deve essere risarcita anche come danno estetico.
14. Una semplice radiografia panoramica (OPT) basta per diagnosticare subito l’osteomielite e la necrosi?
No, ed è qui che molti medici cadono in errore. Nelle prime 2-3 settimane di infezione ossea, la normale radiografia panoramica (Ortopantomografia) può apparire quasi normale perché l’osso deve perdere almeno il 30-50% dei suoi minerali prima che il danno si veda su una lastra tradizionale. Di fronte a sintomi sospetti, il chirurgo diligente deve prescrivere subito una TAC Cone Beam (CBCT), una TAC massiccio facciale o una Risonanza Magnetica/Scintigrafia, esami capaci di svelare precocemente la sofferenza dell’osso.
15. Ho dovuto fare settimane di camera iperbarica (ossigenoterapia) per salvare la mandibola: mi spetta un rimborso?
Certamente. L’ossigenoterapia iperbarica (OTI) viene spesso prescritta come terapia di salvataggio per forzare l’ossigeno a raggiungere i tessuti mandibolari sofferenti e combattere i batteri anaerobi. I lunghi periodi trascorsi in camera iperbarica rientrano nel calcolo dell’Invalidità Temporanea (i giorni in cui la tua vita è stata sospesa per curarti) e della sofferenza morale, oltre a darti diritto al rimborso integrale di tutte le spese di viaggio e cura sostenute.
16. Se a causa della necrosi ossea ho perso diversi denti sani e non posso mettere normali impianti, come viene calcolato il danno?
Quando la necrosi distrugge l’osso alveolare e basale della mandibola, i denti perdono il loro sostegno e cadono o devono essere estratti. Inoltre, sull’osso distrutto o ricostruito è difficilissimo posizionare impianti dentali standard. Nel risarcimento danni, l’ospedale deve pagarti non solo il danno biologico per la perdita dell’organo della masticazione, ma anche l’intero costo preventivo (spesso decine di migliaia di euro) per le protesi speciali o gli impianti zigomatici/ricostruttivi necessari per tutta la vita.
17. Cos’è il “trisma mandibolare” persistente e perché aumenta il grado di invalidità?
Il trisma è il blocco o la grave limitazione nell’apertura della bocca, causato dall’infiammazione e dalla successiva cicatrizzazione fibrosa dei muscoli masticatori (come il massetere e lo pterigoideo) colpiti dall’infezione e dai ripetuti interventi chirurgici. Un paziente che riesce ad aprire la bocca solo di pochi millimetri non può alimentarsi normalmente, non può parlare bene e non può nemmeno sottoporsi a normali cure dentistiche: una menomazione grave che incide pesantemente sul calcolo dell’invalidità permanente.
18. Se l’intervento è stato eseguito da un’équipe in un ospedale pubblico o in una clinica privata, chi paga i danni?
In base alla Legge Gelli-Bianco (Legge n. 24/2017), risponde sempre in prima battuta la struttura sanitaria (ASL, Azienda Ospedaliera o Clinica Privata) presso cui è stato eseguito l’intervento, insieme alla sua compagnia di assicurazione. Non devi preoccuparti di individuare quale singolo medico dell’équipe o quale infermiere abbia sbagliato: l’azione promossa tramite www.tribunaledelmalato.org colpisce direttamente l’ente ospedaliero, garantendo la piena solvibilità economica del tuo risarcimento.
19. Un’infezione mandibolare non curata può mettere in pericolo la vita del paziente?
Purtroppo sì. I batteri partiti dalla mandibola possono diffondersi lungo le fasce muscolari del collo (causando una fascite necrotizzante cervicale o l’angina di Ludwig che soffoca le vie aeree), salire verso il cranio (trombosi del seno cavernoso o ascesso cerebrale), scendere nel torace (mediastinite acuta, ad altissima mortalità) o entrare nel sangue causando uno shock settico (sepsi). Se un paziente sopravvive a una sepsi con danni multiorgano o decede, il risarcimento per lui o per i familiari raggiunge i massimi livelli previsti dalla legge.
20. Anche se un secondo ospedale è riuscito a curare l’infezione e ricostruire la mandibola, posso chiedere i danni al primo ospedale?
Assolutamente sì, ed è proprio ciò che accade nella maggioranza dei casi. Il fatto che un centro di eccellenza sia riuscito a salvarti o a ricostruire la mandibola non cancella affatto la colpa del primo ospedale: al contrario, i referti di ricovero del secondo ospedale sono spesso la prova più schiacciante dell’errore commesso dalla prima struttura. Avrai diritto al risarcimento per tutte le sofferenze dei nuovi interventi, per il prolungamento della malattia e per tutti i postumi invalidanti ed estetici rimasti.
21. Quanto tempo ho per chiedere il risarcimento danni (termini di prescrizione)?
La legge italiana prevede un termine di prescrizione di 10 anni per agire contro la struttura sanitaria (sia pubblica che privata) e di 5 anni per agire direttamente contro il singolo medico. Attenzione a un dettaglio fondamentale: i 10 anni non partono necessariamente dal giorno dell’operazione, ma dal momento in cui hai avuto la consapevolezza scientifica che la necrosi ossea è stata causata da un errore medico o da un’infezione ospedaliera (spesso coincidente con una diagnosi successiva o una perizia medico-legale).
22. Come faccio a richiedere la cartella clinica completa e in quanto tempo devono consegnarmela?
Puoi richiederla di persona all’Ufficio Cartelle Cliniche dell’ospedale oppure via PEC/raccomandata, allegando il tuo documento d’identità. Per legge (Legge Gelli-Bianco, art. 4), la struttura sanitaria ha l’obbligo di consegnarti la documentazione entro 7 giorni dalla richiesta (con eventuale proroga fino a un massimo di 30 giorni per le integrazioni). Ricorda di chiedere espressamente anche i CD delle TAC/radiografie e il registro operatorio.
23. Cosa succede se nella cartella clinica mancano dei fogli, non c’è il tampone o i diari medici sono scritti male?
Non temere: la giurisprudenza della Corte di Cassazione stabilisce un principio ferreo a tutela del cittadino. La tenuta incompleta, lacunosa o contraddittoria della cartella clinica non va mai a vantaggio dell’ospedale, ma si ritorce contro di esso. Se manca la prova che sia stata fatta la profilassi antibiotica o che siano stati eseguiti i controlli sulle ferite, il giudice presume che quei controlli non siano stati fatti e condanna la struttura al risarcimento.
24. Prima dell’intervento mi hanno fatto firmare il modulo del Consenso Informato in cui c’era scritto “rischio infezione e necrosi”: ho perso i miei diritti?
Assolutamente no. È uno dei falsi miti più diffusi. Il consenso informato non è una liberatoria che autorizza il medico a sbagliare o l’ospedale a trasmetterti un’infezione. Firmare quel modulo serve solo ad accettare i rischi inevitabili di un intervento eseguito alla perfezione; se invece l’infezione o la necrosi ossea derivano da negligenza, imprudenza, imperizia o scarsa sterilizzazione, il modulo firmato non protegge in alcun modo l’ospedale. Inoltre, se il modulo era generico o non personalizzato, hai diritto a un ulteriore risarcimento per lesione del diritto all’autodeterminazione.
25. Quanto costa avviare una pratica di risarcimento per malasanità se non ho soldi da anticipare?
Rivolgendoti a www.tribunaledelmalato.org, il costo iniziale per te è pari a zero. Sappiamo bene che chi ha subito un grave danno di salute ha già dovuto affrontare spese enormi per curarsi e spesso ha perso giorni o mesi di lavoro. Per questo motivo, il nostro sistema di tutela garantisce che nessun cittadino debba rinunciare alla giustizia per motivi economici: non ti verrà mai chiesto alcun anticipo di spesa.
26. Come funziona concretamente la garanzia “Zero Anticipi” del Tribunale del Malato?
Il funzionamento è trasparente e messo nero su bianco fin dal primo momento: la valutazione preliminare della documentazione medica è gratuita. Una volta accertata la fattibilità del caso, gli avvocati convenzionati con il Tribunale del Malato non percepiscono alcun acconto, fondo spese o onorario durante tutto il percorso. Tutte le attività legali e di trattativa vengono svolte senza che tu debba sborsare nulla di tasca tua.
27. Quando e come vengono pagati gli avvocati e i professionisti del Tribunale del Malato?
Il compenso è legato esclusivamente al successo dell’azione: i professionisti vengono retribuiti solo quando e se tu incassi effettivamente il risarcimento del danno dall’ospedale o dalla sua assicurazione. Se per qualsiasi motivo non si dovesse ottenere il risarcimento, non dovrai pagare alcun compenso agli avvocati convenzionati. È la massima garanzia che il nostro team lavorerà con il massimo impegno per farti ottenere il risarcimento più alto possibile nel minor tempo.
28. Quanto dura in media una richiesta di risarcimento per necrosi mandibolare e bisogna per forza andare in causa per anni?
No, oggi non è più necessario attendere i tempi biblici di una causa ordinaria. Grazie al ricorso per Accertamento Tecnico Preventivo (ATP ex art. 696-bis c.p.c.) o alla mediazione assistita, il giudice nomina subito un collegio di periti (un medico legale e uno specialista maxillo-facciale) che deposita la perizia nel giro di 6-8 mesi. Di fronte a una perizia del tribunale che accerta la colpa medica, nella stragrande maggioranza dei casi l’ospedale o l’assicurazione paga il risarcimento in via transattiva entro 8-14 mesi complessivi, chiudendo la vicenda rapidamente.
29. Oltre al danno fisico alla bocca, viene risarcito anche il crollo psicologico e il danno alla vita sociale e lavorativa?
Sì, il risarcimento deve essere integrale e personalizzato. Chi subisce una necrosi mandibolare con sfiguramento del volto, alitosi da infezione, difficoltà a parlare e a mangiare insieme agli altri al ristorante o in famiglia subisce uno sconvolgimento profondo delle proprie abitudini di vita (danno dinamico-relazionale) e una grave sofferenza interiore (danno morale). I nostri specialisti documentano anche questi aspetti per ottenere dal giudice o dall’assicurazione la massima personalizzazione in aumento delle tabelle risarcitorie.
30. Cosa succede se il paziente è deceduto a causa della sepsi partita dall’infezione mandibolare o durante l’iter?
Se l’infezione post-operatoria degenera in setticemia letale (o se il paziente viene a mancare anche per altre cause prima di aver incassato il risarcimento), il diritto al risarcimento non si estingue affatto. I familiari (coniuge, figli, genitori, fratelli) hanno diritto a richiedere sia il danno trasmissibile agli eredi (tutta la sofferenza fisica e morale patita dal loro caro prima di morire), sia il danno da perdita del rapporto parentale per lo straziante vuoto affettivo subito, sempre con la tutela senza anticipi di spesa di www.tribunaledelmalato.org.
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