
Omessa diagnosi prenatale di gravi malformazioni fetali in ecografia morfologica: nascita indesiderata e risarcimento danni
L’attesa di un figlio dovrebbe essere un periodo fatto di speranza, progetti e serenità. Quando però al momento del parto i genitori scoprono che il neonato è affetto da una grave patologia o malformazione congenita mai segnalata durante la gravidanza, il trauma emotivo ed economico è devastante. Ci si ritrova improvvisamente catapultati in una realtà di cure continue, ricoveri e disabilità permanenti, senza aver avuto il tempo di prepararsi psicologicamente o di esercitare i propri diritti di scelta consapevole.
Sapere che i controlli ecografici avevano descritto un feto perfettamente sano genera un profondo senso di tradimento e smarrimento. In questi casi, la legge italiana tutela con forza la famiglia: se il medico o la struttura sanitaria non hanno individuato un’anomalia visibile durante i controlli di routine, si configura un preciso errore medico per omessa diagnosi prenatale, che dà diritto a un integrale risarcimento dei danni.
In Breve: Cosa devi sapere subito
Il diritto violato: Quando un’ecografia morfologica non rileva una grave malformazione visibile, ai genitori viene tolto il diritto di autodeterminazione (la possibilità di scegliere l’interruzione terapeutica di gravidanza o di prepararsi psicologicamente e materialmente all’accoglienza di un figlio disabile).
Chi paga i danni: L’ospedale pubblico, la clinica privata o il ginecologo risarciscono sia la sofferenza morale dei genitori, sia tutte le spese di cura, assistenza e mantenimento necessarie per l’intera vita del bambino.
Tempi per agire: Hai fino a 10 anni di tempo dalla nascita (o dalla scoperta dell’errore) per richiedere il risarcimento alla struttura sanitaria.
Assistenza legale gratuita: Con il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org) puoi far valutare i tracciati ecografici e ottenere giustizia in tutta Italia senza pagare alcun anticipo di spesa e con compenso previsto solo a risarcimento ottenuto.
Quando l’ecografia morfologica sbagliata diventa un errore medico risarcibile
Un’ecografia morfologica sbagliata o incompleta costituisce un errore medico risarcibile ogni volta che l’operatore sanitario non individua una malformazione fetale che qualsiasi altro specialista attento, utilizzando macchinari adeguati alle linee guida, avrebbe dovuto vedere o quantomeno sospettare.
L’ecografia del secondo trimestre (eseguita solitamente tra la 19ª e la 21ª settimana di gestazione) non è un controllo generico, ma un esame diagnostico fondamentale. Serve a studiare nel dettaglio l’anatomia del feto: cervello, volto, cuore, colonna vertebrale, organi interni e arti.
Nella vita reale, l’errore medico si verifica in due situazioni molto concrete:
Errore di lettura o superficialità: L’ecografista esegue l’esame troppo in fretta e referta come “normale” un organo che presenta invece una grave anomalia (ad esempio una spina bifida, una grave cardiopatia congenita, l’agenesia di un arto o una severa malformazione cerebrale).
Mancato approfondimento diagnostico: Durante l’ecografia, il feto è messo in una posizione sfavorevole o l’immagine è poco chiara (magari per scarso liquido amniotico o spessore della parete addominale materna). Se il medico, invece di richiamare la gestante a distanza di pochi giorni o inviarla a un esame di secondo livello presso un centro specializzato, chiude il referto scrivendo che va tutto bene, commette una gravissima negligenza.
Cosa significa “nascita indesiderata” e quali diritti tutela la legge
Nel linguaggio giuridico, l’espressione “nascita indesiderata” non significa affatto che i genitori non amino il proprio figlio. Indica invece una nascita avvenuta contro la volontà consapevole della madre e del padre, ai quali è stata negata un’informazione medica fondamentale per decidere del proprio futuro familiare.
In Italia, la Legge 194 del 1978 consente alla donna di interrompere la gravidanza anche dopo i primi 90 giorni (fino a quando il feto non ha capacità di vita autonoma fuori dall’utero) quando vengono accertate gravi anomalie o malformazioni del nascituro che determinano un serio pericolo per la salute fisica o psichica della madre.
Anche nei casi in cui l’anomalia sia stata trascurata dopo il termine utile per l’interruzione di gravidanza, l’errore medico resta gravissimo. La mancata informazione toglie infatti alla coppia il tempo necessario per elaborare il trauma, farsi seguire da psicologi e organizzare il parto in un ospedale dotato di chirurgia neonatale d’urgenza, evitando di scoprire la patologia in sala parto come un fulmine a ciel sereno.
Come si dimostra che la madre avrebbe interrotto la gravidanza
Per ottenere il risarcimento completo per la mancata interruzione di gravidanza, la legge non richiede una prova impossibile, ma si basa sul criterio della probabilità e del buon senso (quelle che i giudici chiamano presunzioni semplici).
Nessuno pretende un documento firmato prima del parto in cui la donna dichiarava di voler abortire in caso di malattia del feto. Per dimostrare che la madre, se correttamente informata della grave malformazione, avrebbe scelto l’interruzione terapeutica di gravidanza, i giudici valutano elementi concreti della vita quotidiana:
Il fatto stesso di essersi sottoposta con scrupolo a tutti gli esami di screening prenatale (Bi-test, DNA fetale, translucenza nucale, ecografie ostetriche) proprio per verificare che il bambino fosse sano.
Le condizioni economiche e lavorative della famiglia, spesso incompatibili con il carico di una disabilità gravissima.
La presenza di altri figli piccoli da accudire.
Lo stato di ansia, depressione o crollo psicologico documentato subito dopo la scoperta della patologia alla nascita.
PERCHÉ RIVOLGERSI AL TRIBUNALE DEL MALATO: TUTELA A COSTO ZERO Affrontare un ospedale o una compagnia assicurativa non deve essere un privilegio per chi ha disponibilità economiche. Ecco le garanzie di www.tribunaledelmalato.org:
Zero Anticipi di Spesa: Il Tribunale del Malato difende e tutela i cittadini in tutta Italia senza alcun anticipo di spesa.
Nessun Acconto agli Avvocati: Gli avvocati convenzionati con il Tribunale del Malato non percepiscono alcunché a titolo di acconto o fondo spese iniziale.
Compenso Solo a Risultato Ottenuto: Il compenso per i professionisti è previsto solo quando e se viene effettivamente ottenuto il risarcimento del danno per il paziente o i suoi familiari.
Quali danni vengono risarciti alla famiglia e quanto spetta
Quando viene accertata la responsabilità dell’ospedale o del ginecologo per omessa diagnosi prenatale, il risarcimento è solitamente molto elevato (spesso nell’ordine di centinaia di migliaia di euro o oltre il milione nei casi più gravi), perché deve coprire due grandi categorie di pregiudizi che accompagneranno la famiglia per tutta la vita:
Il Danno Patrimoniale (Tutte le spese vive per tutta la vita del figlio): La struttura sanitaria o l’assicurazione devono versare ai genitori una somma capace di coprire tutti i costi differenziali legati alla disabilità del bambino, dalla nascita fino all’aspettativa media di vita. Questo include terapie riabilitative private, fisioterapia, logopedia, acquisto di protesi, carrozzine e ausili tecnologici, adeguamento dell’abitazione e dell’auto, farmaci non passati dal Servizio Sanitario Nazionale e, soprattutto, il costo di badanti o assistenti domiciliari che si prendano cura del figlio anche quando i genitori diventeranno anziani.
Il Danno Non Patrimoniale (Sofferenza interiore e stravolgimento della vita): Vengono risarciti sia la madre che il padre (e spesso anche i fratelli e le sorelle) per il trauma psicologico subito alla nascita (danno biologico di natura psichica), per il dolore morale e per il totale sconvolgimento delle abitudini di vita (danno dinamico-relazionale), poiché l’intera esistenza della famiglia viene inevitabilmente assorbita dall’assistenza continua al bimbo malato.
Cosa fare concretamente se sospetti questo errore medico: Guida passo-passo
Se tuo figlio è nato con una grave malformazione o sindrome genetica che nessuno aveva diagnosticato durante la gravidanza, segui questi passaggi precisi per non compromettere i tuoi diritti:
Raccogli tutta la documentazione della gravidanza: Metti al sicuro in una cartellina tutti i referti cartacei, le fotografie stampate delle ecografie, gli eventuali CD/DVD o chiavette USB consegnati dal ginecologo o dall’ospedale, gli esami del sangue (Bi-test, Tri-test, test del DNA fetale) e le prescrizioni mediche ricevute nei nove mesi.
Richiedi la cartella clinica completa del parto e del neonato: Fai formale richiesta presso la Direzione Sanitaria dell’ospedale in cui è avvenuto il parto per ottenere la cartella clinica integrale della madre e quella del neonato (inclusi i verbali della Terapia Intensiva Neonatale e i test genetici effettuati dopo la nascita).
Conserva ogni ricevuta di spesa: Tieni da parte tutte le fatture e gli scontrini relativi a visite specialistiche, riabilitazione, acquisto di presidi medici, viaggi verso ospedali pediatrici e permessi lavorativi non retribuiti.
Richiedi i documenti di invalidità INPS: Avvia le pratiche per il riconoscimento dell’invalidità civile e della Legge 104 (comma 3, gravità) del minore; questi verbali costituiscono una prova documentale importantissima dell’entità del danno.
Affidati a una perizia medico-legale e ostetrica specializzata: Contatta subito il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org). I nostri medici legali e ginecologi forensi analizzeranno gratuitamente le immagini ecografiche per stabilire se la malformazione era visibile e se le linee guida SIEOG (Società Italiana di Ecografia Ostetrica e Ginecologica) sono state violate.
30 Domande Frequenti: Risposte Chiare per Difendere i Tuoi Diritti
1. Quali malformazioni devono essere viste obbligatoriamente durante l’ecografia morfologica?
Secondo le linee guida nazionali (SIEOG), l’ecografia morfologica della 19ª-21ª settimana deve studiare con precisione cranio, cervello, colonna vertebrale, cuore (4 camere ed efflussi), stomaco, reni, vescica e arti. Gravi patologie come spina bifida aperta, anencefalia, idrocefalia severa, gravi cardiopatie congenite (es. ipoplasia del cuore sinistro), agenesia degli arti (mancanza di braccia o gambe) o ernia diaframmatica presentano segni ecografici chiari che un medico attento ha il dovere di rilevare o sospettare. Se non vengono segnalate, è fondamentale far esaminare i fotogrammi agli specialisti di www.tribunaledelmalato.org.
2. Se il feto era in una posizione scomoda, il medico è giustificato se non ha visto la malformazione?
Assolutamente no. Se durante l’esame il feto è girato di schiena, si muove troppo o il liquido amniotico è scarso, il medico non può tirare a indovinare né scrivere che gli organi sono normali. Le linee guida impongono all’ecografista di annotare sul referto quali organi non sono stati visualizzati e di riprogrammare l’esame dopo pochi giorni o inviare la paziente in un centro di secondo livello. Chiudere l’esame come “regolare” senza aver visto bene l’anatomia fetale è una grave colpa medica.
3. L’ecografia morfologica può diagnosticare la Sindrome di Down (Trisomia 21)?
L’ecografia non analizza i cromosomi e quindi non dà la certezza matematica della Sindrome di Down (che si ottiene con amniocentesi o villocentesi), ma deve rilevare i cosiddetti “marker ecografici” e le malformazioni associate. Un ispessimento della plica nucale, l’assenza dell’osso nasale, difetti cardiaci o anomalie renali sono campanelli d’allarme evidenti. Se il ginecologo ignora questi segni e non consiglia alla gestante di eseguire il test del DNA fetale o l’amniocentesi, risponde pienamente per omessa diagnosi prenatale.
4. Cosa succede se il ginecologo non mi ha mai proposto il Bi-test, il DNA fetale o l’amniocentesi?
Il ginecologo che segue la gravidanza ha un preciso obbligo di informazione completa. Deve spiegare alla coppia quali sono i limiti della semplice ecografia e quali test di screening (Bi-test, DNA fetale) o diagnostici invasivi (villocentesi, amniocentesi) esistono per escludere anomalie cromosomiche, specialmente se la madre ha più di 35 anni o presenta fattori di rischio. Omettere queste informazioni impedisce alla donna di scegliere consapevolmente e fa scattare il diritto al risarcimento tramite l’assistenza di www.tribunaledelmalato.org.
5. Qual è la differenza tra ecografia ostetrica di I livello e di II livello?
L’ecografia di I livello (di screening) è quella eseguita di routine su tutte le donne in gravidanza per controllare la crescita e l’anatomia di base del feto. L’ecografia di II livello è invece un esame specialistico approfondito, eseguito da medici altamente esperti con macchinari avanzati, a cui la paziente deve essere subito indirizzata non appena nell’esame di I livello emerge anche un minimo dubbio o un’immagine sospetta. Non inviare la gestante al II livello di fronte a un dubbio diagnostico costituisce negligenza medica.
6. Una cardiopatia congenita grave non vista in gravidanza dà diritto al risarcimento?
Sì, nella maggior parte dei casi. Durante la morfologica il medico deve eseguire la scansione delle “quattro camere cardiache” e degli “assi lunghi” (efflusso ventricolare destro e sinistro). Oltre a negare il diritto di scelta della madre, non diagnosticare una grave cardiopatia impedisce di programmare il parto in un ospedale dotato di Cardiochirurgia Pediatrica. Se il neonato nasce in un piccolo ospedale di provincia e subisce danni cerebrali da ipossia durante il trasporto d’urgenza, l’ospedale risponde anche del danno diretto alla salute del bambino.
7. Se alla nascita il bambino non ha un braccio o una mano (agenesia di un arto), l’ospedale è sempre responsabile?
La mancata visualizzazione di un intero arto o di un segmento osseo importante (come avambraccio o gamba) durante l’ecografia morfologica è uno dei casi più chiari di responsabilità medica per negligenza o imperizia. Le linee guida prevedono espressamente la visualizzazione di tutti e quattro gli arti nelle loro componenti ossee. Quando un deficit così evidente sfugge ai controlli, i consulenti di www.tribunaledelmalato.org possono procedere rapidamente con la richiesta di risarcimento danni.
8. Ho diritto al risarcimento anche se la malformazione si è resa visibile solo al settimo o ottavo mese di gravidanza?
Sì, hai comunque diritto al risarcimento, anche se in un’ epoca gestazionale in cui non sarebbe più stato possibile interrompere la gravidanza. Alcune patologie cerebrali o renali evolvono nel terzo trimestre: se il medico non le rileva all’ecografia di accrescimento (30ª-32ª settimana), viola il diritto dei genitori a prepararsi psicologicamente e materialmente alla nascita di un figlio disabile e a scegliere la struttura ospedaliera più attrezzata per assistere subito il neonato.
9. La mancata diagnosi di Spina Bifida è sempre considerata un errore medico?
La spina bifida aperta (mielomeningocele) presenta segni ecografici cranici e vertebrali tipici (come il “segno del limone” e il “segno della banana” a livello del cervelletto) che sono visibili in oltre il 90-95% dei casi già durante l’ecografia morfologica della 20ª settimana. La mancata individuazione di questi segni classici indica quasi sempre un esame condotto in modo superficiale o con apparecchiature obsolete, rendendo pienamente fondata l’azione risarcitoria.
10. Chi risponde se l’ecografia è stata fatta nello studio privato del mio ginecologo di fiducia?
Se l’ecografia morfologica è stata eseguita in uno studio privato, risponde direttamente il ginecologo libero professionista (insieme alla sua compagnia di assicurazione obbligatoria per legge). In questo caso il rapporto con il medico è di natura “contrattuale”, il che offre enormi vantaggi legali ai genitori: si hanno 10 anni di tempo per chiedere i danni e spetta al medico dimostrare di aver eseguito l’esame a regola d’arte.
11. Il macchinario ecografico dell’ospedale era vecchio e si vedeva male: è una scusa valida per l’ospedale?
Al contrario, è un’aggravante per la struttura sanitaria. La Corte di Cassazione ha stabilito più volte che l’ospedale o la clinica hanno il dovere di mettere a disposizione dei pazienti apparecchiature diagnostiche efficienti, aggiornate e adeguate allo scopo dell’esame. Se l’ecografo ha una bassa risoluzione e non permette una diagnosi sicura, la struttura risponde per difetto organizzativo e il medico ha l’obbligo di inviare la gestante presso un centro dotato di tecnologie idonee.
12. Anche il padre e i fratelli del neonato hanno diritto a un risarcimento autonomo?
Assolutamente sì. La giurisprudenza italiana riconosce che il padre non è un semplice spettatore, ma subisce in prima persona sia la lesione del progetto di vita familiare, sia l’onere economico e assistenziale legato alla nascita del figlio disabile. Anche i fratelli e le sorelle già nati hanno diritto a un risarcimento specifico, poiché la loro infanzia e la disponibilità di tempo e attenzioni dei genitori vengono inevitabilmente stravolte dalle cure continue richieste dal fratellino malato.
13. Il bambino nato con la malformazione ha diritto a un risarcimento diretto per essere nato malato?
Su questo punto la Corte di Cassazione (a Sezioni Unite) ha fatto chiarezza: poiché la malformazione è di origine genetica o congenita (non è stata causata materialmente dal medico, che si è limitato a non vederla), nel nostro ordinamento non esiste un “diritto a non nascere se non sani”. Tuttavia, tutti i soldi necessari per le cure, le terapie, l’assistenza domiciliare e il mantenimento del bambino per tutta la sua vita vengono liquidati direttamente ai genitori, garantendo così la totale copertura economica del futuro del minore. Fa eccezione il caso in cui la diagnosi precoce avrebbe permesso un intervento chirurgico in utero o alla nascita che avrebbe guarito o ridotto la malattia: in quel caso anche il bambino ha diritto a un risarcimento personale per il peggioramento della sua salute.
14. Cosa succede se i test genetici (amniocentesi o test del DNA fetale) hanno dato un “falso negativo”?
Se ti sei sottoposta a un’amniocentesi, a una villocentesi o a un test del DNA fetale (NIPT) e il laboratorio ha refertato un feto sano mentre alla nascita è emersa la patologia cromosomica, bisogna verificare se c’è stato un errore di analisi del laboratorio, una contaminazione del campione o uno scambio di provette. Inoltre, per i test di screening come il DNA fetale, il medico risponde se non ha avvisato che in caso di anomalie ecografiche il test va sempre confermato con l’amniocentesi.
15. Ho superato la 22ª settimana di gravidanza quando ho fatto la morfologica: posso ancora chiedere i danni?
Dipende dal motivo del ritardo. Se sei stata tu a prenotare in tempo ma l’ospedale o il CUP ti hanno fissato l’appuntamento troppo tardi (oltre la 22ª settimana, riducendo o annullando i margini per un’eventuale interruzione terapeutica di gravidanza), la struttura sanitaria risponde per disorganizzazione e ritardo diagnostico. In ogni caso, anche oltre il limite dell’interruzione volontaria, resta sempre risarcibile il danno da lesione della libertà di autodeterminazione e mancata preparazione psicologica al parto.
16. Quali prove servono per dimostrare che avrei scelto l’interruzione terapeutica di gravidanza?
Non serve alcuna dichiarazione scritta preventiva. Con il supporto degli avvocati di www.tribunaledelmalato.org, la prova viene fornita tramite elementi presuntivi gravi e precisi: l’aver eseguito regolarmente tutti i controlli prenatali per verificare l’integrità del feto, le consultazioni mediche effettuate, le difficoltà economiche o familiari nel gestire una disabilità grave e, soprattutto, la perizia medico-legale psichiatrica che attesta il grave stato ansioso-depressivo insorto nella madre dopo la scoperta della malformazione alla nascita.
17. L’ospedale sostiene che la malformazione ha una “sensibilità diagnostica” bassa e non si vede sempre: come ci si difende?
Le assicurazioni degli ospedali usano sempre questa scusa, citando statistiche generali secondo cui l’ecografia morfologica vede in media il 50-70% delle malformazioni. Tuttavia, in tribunale non contano le medie statistiche generali, ma il caso concreto: i nostri periti ostetrici analizzano le singole fotografie allegate al tuo referto. Molto spesso dalle immagini salvate emerge che l’anomalia era già presente nelle foto ma non è stata riconosciuta dal medico, oppure che le scansioni obbligatorie previste dalle linee guida non sono state nemmeno eseguite.
18. Cosa cambia se per partorire un figlio con malformazione non diagnosticata ho dovuto lasciare il lavoro?
Questo aspetto incide enormemente sull’ammontare del risarcimento. Se la nascita di un figlio con grave disabilità non diagnosticata costringe la madre (o il padre) a licenziarsi, chiedere il part-time o rinunciare a progressioni di carriera per prestare assistenza continua al minore, il giudice condanna l’ospedale a risarcire anche la perdita di reddito e di capacità lavorativa subita dal genitore, oltre a tutte le spese per l’assunzione di personale di assistenza (badanti o infermieri).
19. È possibile chiedere il risarcimento se il bambino purtroppo muore poco dopo il parto a causa della malformazione?
Sì, assolutamente. Se il feto era affetto da una patologia incompatibile con la vita (come l’anencefalia, la trisomia 13 o 18, o gravissime malformazioni cardiache o renali bilaterali) non diagnosticata in gravidanza, i genitori subiscono un doppio trauma devastante: portare a termine una gravidanza inconsapevolmente destinata al lutto e vivere lo strazio della morte del neonato subito dopo il parto. In questi casi il diritto al risarcimento del danno morale e psicologico dei genitori è pienamente riconosciuto.
20. Le foto stampate dell’ecografia sono poche o sbiadite: si può dimostrare lo stesso l’errore medico?
Certamente. In primo luogo, gli ecografi moderni salvano le immagini in formato digitale ad alta definizione all’interno del server dell’ospedale (sistema PACS), e noi possiamo chiederne l’acquisizione integrale. In secondo luogo, secondo le linee guida SIEOG e la giurisprudenza della Cassazione, la mancata allegazione dei fotogrammi obbligatori (che dimostrino di aver controllato correttamente cuore, cervello, colonna e arti) è una colpa del medico che gioca a sfavore dell’ospedale, perché impedisce di provare che l’esame sia stato eseguito correttamente.
21. Quanto tempo ho (prescrizione) per chiedere il risarcimento per omessa diagnosi prenatale?
I termini di prescrizione sono molto ampi: hai 10 anni di tempo per agire contro la struttura sanitaria (ospedale pubblico, ASL o clinica privata) e contro il ginecologo libero professionista che hai pagato privatamente. Hai invece 5 anni di tempo se decidi di citare in giudizio personalmente il singolo medico dipendente dell’ospedale pubblico. Il termine inizia a decorrere dal giorno della nascita del bambino (o dal momento successivo in cui viene diagnosticata la patologia congenita). Anche se sono passati diversi anni dal parto, puoi ancora far valere i tuoi diritti su www.tribunaledelmalato.org.
22. Come si richiede la cartella clinica e le immagini ecografiche salvate in ospedale?
Basta presentare una domanda scritta (anche tramite PEC o raccomandata) all’Ufficio Cartelle Cliniche o alla Direzione Sanitaria dell’ospedale dove sono state eseguite le ecografie e dove è avvenuto il parto. È fondamentale specificare nella richiesta di voler ricevere non solo i fogli cartacei, ma anche i supporti digitali (CD/DVD) contenenti tutti i fotogrammi e i video delle ecografie ostetriche salvati nel sistema informatico. Per legge, la struttura deve consegnare tutto entro 30 giorni.
23. Cosa succede se la cartella clinica o il referto ecografico sono incompleti o illeggibili?
Secondo un principio consolidato della Corte di Cassazione, l’incompletezza, la lacunosità o lo smarrimento della documentazione medica non possono mai danneggiare il paziente, ma ricadono interamente a carico dell’ospedale. Se nel fascicolo mancano le immagini che dovrebbero provare la corretta esecuzione della morfologica, il giudice presume che il medico non abbia controllato quegli organi e ritiene provata la negligenza sanitaria.
24. Prima della morfologica mi hanno fatto firmare un foglio in cui c’è scritto che “l’ecografia non vede tutto”: perdo il diritto al risarcimento?
No, quel modulo non salva affatto il medico o l’ospedale quando c’è un errore diagnostico. Il consenso informato serve solo a spiegare alla paziente i limiti fisiologici della metodica ecografica, ma non è una liberatoria che autorizza il medico a essere superficiale o negligente. Se la malformazione era visibile secondo le normali regole dell’arte medica e l’operatore non l’ha vista, qualsiasi clausola di esonero da responsabilità è completamente nulla.
25. Come funziona concretamente la tutela a “Zero Anticipi” del Tribunale del Malato?
Il meccanismo è pensato per eliminare ogni barriera economica tra il cittadino e la giustizia. Rivolgendoti a www.tribunaledelmalato.org, il tuo caso viene sottoposto a uno studio preliminare gratuito. Se emerge la responsabilità medica per l’omessa diagnosi prenatale, i nostri specialisti e avvocati avviano l’intera procedura di risarcimento senza chiederti un solo euro di anticipo. Non dovrai pagare né l’apertura della pratica, né acconti durante il percorso: ogni onorario sarà corrisposto esclusivamente a risultato raggiunto, cioè quando incasserai il risarcimento.
26. Gli avvocati convenzionati chiedono un fondo spese iniziale per avviare la causa o la mediazione?
Assolutamente no. Una delle garanzie più rigorose del nostro network nazionale è che gli avvocati convenzionati con il Tribunale del Malato non percepiscono alcunché a titolo di acconto o fondo spese iniziale. Sappiamo bene che una famiglia alle prese con la nascita di un figlio disabile deve destinare ogni risorsa economica alle cure e alle terapie del piccolo: per questo motivo tutta l’attività legale viene svolta senza gravare sul bilancio familiare.
27. E se per qualsiasi motivo non si dovesse ottenere il risarcimento, dovrò pagare gli avvocati?
No. Il patto è trasparente e blindato fin dal primo giorno: il compenso per i professionisti è previsto solo quando e se viene effettivamente ottenuto il risarcimento del danno. Nel caso remoto in cui la pratica non dovesse portare a un risarcimento per la famiglia, nulla sarà dovuto agli avvocati convenzionati per il lavoro svolto. Il rischio economico dell’azione legale non ricade sui genitori.
28. Quanto dura in media una pratica di risarcimento per nascita indesiderata?
Grazie alla normativa vigente (Legge Gelli-Bianco), prima di iniziare una causa vera e propria si ricorre a procedure rapide come la Mediazione Civile o l’Accertamento Tecnico Preventivo (ATP ex art. 696-bis c.p.c.). Con l’ATP, il tribunale nomina subito un collegio di periti (un medico legale e uno specialista in ginecologia ed ecografia ostetrica) che in circa 6-10 mesi deposita la perizia. Quando la perizia del giudice conferma l’errore medico, nella stragrande maggioranza dei casi l’ospedale o l’assicurazione formulano un’offerta per chiudere la pratica con un accordo stragiudiziale rapido, evitando anni di processo.
29. Se l’ospedale propone un accordo economico veloce, conviene accettare subito?
Mai accettare proposte di liquidazione direttamente dalle assicurazioni senza l’assistenza di avvocati e medici legali specializzati in responsabilità ostetrica. Quando le compagnie assicurative capiscono che l’errore nell’ecografia morfologica è indifendibile, spesso offrono subito cifre apparentemente alte (ad esempio 100.000 o 150.000 euro) per far firmare una rinuncia definitiva ai genitori, quando in realtà il danno reale per il mantenimento e le cure a vita del bambino vale cinque o dieci volte tanto. I legali di www.tribunaledelmalato.org calcolano fino all’ultimo centesimo ogni voce di danno futuro prima di chiudere qualsiasi trattativa.
30. Cosa succede ai diritti di risarcimento se uno dei genitori o il bambino viene a mancare durante la procedura?
I diritti patrimoniali e non patrimoniali maturati a seguito dell’errore medico non vanno perduti, ma si trasmettono integralmente agli eredi legittimi (l’altro genitore e gli eventuali fratelli o sorelle). Gli eredi hanno il pieno diritto di iniziare o proseguire l’azione risarcitoria per ottenere tutte le somme spettanti sia per le sofferenze patite in vita, sia per i danni subiti personalmente da ciascun familiare.
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Crescere un figlio con una grave patologia congenita richiede una forza immensa e risorse economiche continue per garantirgli le migliori terapie, un’assistenza dignitosa e un futuro sicuro per tutta la vita. Se durante la gravidanza ti era stato assicurato che il tuo bambino era sano e sospetti che la malformazione potesse essere vista nell’ecografia morfologica, hai il diritto di sapere la verità e di ottenere il giusto risarcimento.
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