RISARCIMENTO PER MANCATO RICONOSCIMENTO DI ENTEROCOLITE NECROTIZZANTE (NEC) NEL PREMATURO: DECESSO PER SEPSI E RESPONSABILITÀ NEONATOLOGICA

Contattaci senza impegno. Valuteremo se effettivamente sussiste una responsabilità medica

Mancato riconoscimento di enterocolite necrotizzante (NEC) nel prematuro: decesso per sepsi e responsabilità neonatologica

Vedere il proprio bambino nascere prematuro e lottare dentro un’incubatrice della Terapia Intensiva Neonatale (TIN) è una delle prove più strazianti per un genitore. Quando a questa fragilità si aggiunge il sospetto che un’emergenza gravissima come l’enterocolite necrotizzante (NEC) sia stata sottovalutata dai medici, portando alla perforazione intestinale e al decesso per sepsi, il dolore si trasforma in un bisogno legittimo di verità e giustizia.

Spesso i genitori si sentono dire che il piccolo era “troppo prematuro per sopravvivere”. Tuttavia, la medicina neonatale impone protocolli di sorveglianza strettissimi: riconoscere tempestivamente i primi segnali di sofferenza intestinale fa la differenza tra la vita e la morte del neonato.

In Breve: Cosa devi sapere subito

  • La diagnosi precoce salva la vita: L’enterocolite necrotizzante (NEC) colpisce l’intestino dei neonati prematuri ma, se individuata ai primi stadi tramite radiografie ed esami del sangue, può essere curata con successo bloccando l’alimentazione e somministrando antibiotici.

  • L’errore medico più frequente: Continuare ad alimentare il neonato nonostante l’addome gonfio, il ristagno gastrico o la presenza di sangue nelle feci accelera la necrosi dell’intestino, causando perforazione e sepsi letale.

  • Responsabilità della Terapia Intensiva Neonatale: L’ospedale risponde per legge se l’équipe medica o infermieristica trascura i campanelli d’allarme o ritarda l’intervento del chirurgo pediatra.

  • Tutela legale senza costi iniziali: Attraverso il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org), i genitori possono far analizzare la cartella clinica neonatale e ottenere il risarcimento integrale dei danni senza alcun anticipo di spesa.

Cos’è l’enterocolite necrotizzante (NEC) e perché colpisce i prematuri?

L’enterocolite necrotizzante (NEC) è una grave infiammazione acuta dell’intestino che colpisce prevalentemente i neonati prematuri o di basso peso alla nascita, provocando la progressiva morte dei tessuti intestinali (necrosi). Se non viene fermata nelle prime ore, la parete dell’intestino si buca (perforazione), riversando batteri nell’addome e scatenando una sepsi fulminante che porta al decesso.

Il neonato prematuro ha un intestino ancora immaturo, con difese immunitarie ridotte e una circolazione sanguigna fragile. Quando inizia l’alimentazione (specialmente se con latte artificiale invece del latte materno), l’intestino può andare in sofferenza. Questo rischio è ben noto a ogni reparto di Terapia Intensiva Neonatale (TIN), motivo per cui i medici hanno l’obbligo giuridico e professionale di monitorare ogni minimo cambiamento clinico ora dopo ora.

I campanelli d’allarme che i neonatologi non possono ignorare

La colpa medica emerge quando i segnali premonitori della malattia sono presenti e annotati nel diario clinico o infermieristico, ma vengono banalizzati come semplice “intolleranza alimentare”. I sintomi cardinali includono:

  • Distensione e gonfiore addominale: La pancia del piccolo appare tesa, lucida, gonfia o arrossata alla vista e al tatto.

  • Ristagni gastrici biliari: Prima della poppata, dal sondino naso-gastrico viene aspirato liquido verde o giallastro, segno che lo stomaco e l’intestino sono bloccati.

  • Sangue nelle feci: Visibile a occhio nudo (macroscopico) o rilevabile con un semplice test rapido (sangue occulto).

  • Segni sistemici di infezione: Improvvisa sonnolenza (letargia), crisi di apnea (il bimbo smette di respirare per alcuni secondi), rallentamento del battito cardiaco (bradicardia) e instabilità della temperatura corporea.

Quando il decesso per sepsi da NEC è colpa dei medici?

Il decesso del neonato prematuro per enterocolite necrotizzante configura una precisa responsabilità medica quando l’équipe neonatologica omette o ritarda la diagnosi precoce, non sospende immediatamente l’alimentazione o non interviene chirurgicamente prima che lo shock settico diventi irreversibile. Non si tratta di una fatalità inevitabile quando i protocolli internazionali (detti criteri di Bell) vengono violati per negligenza o sottovalutazione.

Nella pratica medico-legale analizzata dagli specialisti di www.tribunaledelmalato.org, gli errori fatali che trasformano una patologia curabile in una tragedia si concentrano in tre momenti critici:

1. Mancata sospensione dell’alimentazione (Digiuno Terapeutico)

Al primo sospetto di NEC (Stadio I di Bell), la regola d’oro è mettere immediatamente a riposo l’intestino (digiuno assoluto), aspirare lo stomaco con un sondino e avviare una terapia antibiotica ad ampio spettro. Se il personale continua a somministrare latte, o aumenta addirittura le dosi giornaliere nonostante la pancia gonfia e i ristagni verdi, condanna l’intestino alla perforazione.

2. Omessa o tardiva esecuzione della radiografia addominale

Per diagnosticare la NEC basta una semplice radiografia dell’addome eseguita al letto del piccolo in incubatrice. Questo esame mostra un segno inequivocabile chiamato pneumatosi intestinale (piccole bolle di gas nella parete dell’intestino). Ritardare la radiografia di 12, 24 o 48 ore, o non ripeterla ogni 6-8 ore nei casi sospetti, impedisce di accorgersi che la malattia sta degenerando.

3. Ritardo nel consulto chirurgico e nella sala operatoria

Quando la radiografia mostra aria libera nella pancia (pneumoperitoneo), significa che l’intestino si è perforato. A quel punto ogni minuto conta: il chirurgo pediatra deve intervenire d’urgenza per rimuovere il tratto necrotico o posizionare un drenaggio peritoneale. Se il neonato viene operato quando i batteri hanno già invaso il sangue causando sepsi severa e insufficienza multiorgano, le possibilità di salvezza crollano per colpa del ritardo organizzativo o diagnostico.

PERCHÉ RIVOLGERSI AL TRIBUNALE DEL MALATO: TUTELA A COSTO ZERO Affrontare un ospedale o una compagnia assicurativa non deve essere un privilegio per chi ha disponibilità economiche. Ecco le garanzie di www.tribunaledelmalato.org:

  • Zero Anticipi di Spesa: Il Tribunale del Malato difende e tutela i cittadini in tutta Italia senza alcun anticipo di spesa.

  • Nessun Acconto agli Avvocati: Gli avvocati convenzionati con il Tribunale del Malato non percepiscono alcunché a titolo di acconto o fondo spese iniziale.

  • Compenso Solo a Risultato Ottenuto: Il compenso per i professionisti è previsto solo quando e se viene effettivamente ottenuto il risarcimento del danno per il paziente o i suoi familiari.

Cosa fare concretamente se sospetti questo errore medico: Guida Passo-Passo

Se il tuo bambino è deceduto in Terapia Intensiva Neonatale per le complicanze di un’enterocolite necrotizzante o se ha riportato gravissime invalidità permanenti (come la sindrome dell’intestino corto), ecco i passaggi fondamentali per tutelare i tuoi diritti:

  1. Richiedi la cartella clinica integrale della TIN: Presenta richiesta scritta alla Direzione Sanitaria dell’ospedale chiedendo copia conforme della cartella clinica del neonato e di quella materna. Specifica espressamente di volere il diario medico, il diario infermieristico, le schede di bilancio idrico/alimentare (dove sono segnati i ristagni gastrici e i millilitri di latte somministrati), i referti emogasanalitici e i CD delle radiografie addominali.

  2. Richiedi il riscontro diagnostico (Autopsia): Se il decesso è appena avvenuto, chiedi che venga effettuato il riscontro diagnostico necroscopico per accertare con esattezza l’estensione della necrosi intestinale e l’epoca della perforazione. Anche senza autopsia, tuttavia, la prova dell’errore emerge chiaramente dai tracciati e dai diari clinici.

  3. Affida i documenti ai medici legali e neonatologi del Tribunale del Malato: Contatta www.tribunaledelmalato.org per una disamina gratuita. I nostri specialisti incrociano gli orari in cui sono comparsi i sintomi (pancia tesa, sangue nelle feci, crollo delle piastrine) con l’orario effettivo in cui i medici hanno sospeso il latte o chiamato il chirurgo.

  4. Avvia la procedura di risarcimento danni a costo zero: Se viene accertato che una diagnosi tempestiva avrebbe salvato il piccolo, gli avvocati della rete avvieranno l’azione legale contro la struttura sanitaria per ottenere il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale per genitori, fratelli e nonni, senza chiederti alcun anticipo economico.

30 Domande Frequenti: Risposte Chiare per Difendere i Tuoi Diritti

1. Come faccio a sapere se l’enterocolite necrotizzante del mio bambino poteva essere curata in tempo?

Bisogna analizzare il diario infermieristico e medico delle 24-48 ore precedenti al crollo delle condizioni del neonato. Se erano già annotati ristagni gastrici scuri, addome teso o feci con tracce di sangue e, nonostante ciò, non è stato sospeso il latte né eseguita una radiografia immediata, siamo di fronte a un grave ritardo diagnostico. Gli esperti di www.tribunaledelmalato.org verificano gratuitamente questa sequenza oraria.

2. I medici ci hanno detto che la NEC è “fulminante e imprevedibile”: è sempre vero?

Solo una minima percentuale di casi si manifesta in forma realmente fulminante nell’arco di poche ore. Nella stragrande maggioranza dei casi, la malattia segue un’evoluzione graduale (classificata nei 3 stadi di Bell) che invia segnali d’allarme ben precisi: intolleranza ai pasti, alterazione degli esami del sangue (PCR alta, piastrine basse) e segni radiologici. Definire “fulminante” una NEC trascurata per giorni è spesso una giustificazione difensiva dell’ospedale.

3. Qual è il ruolo del diario infermieristico nell’accertare la colpa in Terapia Intensiva Neonatale?

Il diario infermieristico è la prova regina nei casi di malasanità neonatale. Le infermiere della TIN controllano e alimentano il prematuro ogni 2 o 3 ore, annotando scrupolosamente se il piccolo ha vomitato, quanto ristagno gastrico è stato aspirato dal sondino e il colore della pancia. Spesso troviamo scritto per tre turni consecutivi “addome globoso e teso, ristagno biliare”, senza che nessun medico abbia visitato il piccolo o modificato la terapia.

4. Cosa sono i ristagni gastrici biliari e perché indicano un’emergenza?

Prima di somministrare il latte tramite sondino, l’infermiere aspira il contenuto dello stomaco per verificare se il pasto precedente è stato digerito. Se il liquido aspirato è abbondante o ha un colore verde/giallo scuro (biliare), significa che il transito intestinale è bloccato (ileo paralitico da infiammazione). Ignorare i ristagni biliari e mandare giù altro latte equivale a gonfiare un intestino già vicino alla rottura.

5. Cosa significa “pneumatosi intestinale” nel referto della radiografia?

La pneumatosi intestinale è la presenza di bollicine di gas prodotte dai batteri all’interno della parete stessa dell’intestino danneggiato. È il segno radiologico tipico che conferma con certezza la diagnosi di enterocolite necrotizzante (Stadio II di Bell). Quando compare questo segno, il neonato deve essere immediatamente messo a digiuno assoluto, sottoposto a triplice terapia antibiotica e monitorato chirurgicamente ogni 6 ore.

6. Quando il chirurgo pediatra è obbligato a operare il neonato con NEC?

L’indicazione assoluta all’intervento chirurgico d’urgenza è la comparsa di pneumoperitoneo, ovvero aria libera nella cavità addominale visibile alla radiografia, che dimostra la perforazione dell’intestino. Tuttavia, il chirurgo deve intervenire anche prima della perforazione evidente se, nonostante le cure mediche massimali per 24-48 ore, il neonato peggiora (acidosi metabolica persistente, crollo delle piastrine, eritema della parete addominale).

7. Se l’ospedale dove è nato il bimbo non aveva la Chirurgia Pediatrica, c’è responsabilità per mancato trasferimento?

Assolutamente sì. Se un neonato prematuro sviluppa una NEC in un centro sprovvisto di chirurgia neonatale (TIN di primo livello o punti nascita periferici), i medici hanno l’obbligo di attivare tempestivamente il trasporto d’emergenza neonatale (STEN) verso un centro Hub dotato di chirurgo pediatra, prima che il piccolo diventi troppo instabile per viaggiare. Aspettare la perforazione e lo shock settico prima di chiedere il trasferimento configura una grave colpa organizzativa e medica.

8. Quali esami del sangue avrebbero dovuto allarmare i neonatologi prima della sepsi?

Oltre ai sintomi dell’addome, il sangue del prematuro lancia segnali chiarissimi: un aumento improvviso della Proteina C Reattiva (PCR) e della procalcitonina, un brusco calo delle piastrine (piastrinopenia, segno che l’infezione sta consumando i fattori della coagulazione), un calo dei globuli bianchi (leucopenia) e la comparsa di acidosi metabolica con rialzo dei lattati all’emogasanalisi. Ignorare questi valori significa non vedere una sepsi in corso.

9. Il tipo di alimentazione somministrata in TIN può aver causato o aggravato la NEC?

La letteratura scientifica internazionale dimostra che il latte materno (della propria mamma o proveniente dalla Banca del Latte Umano Donato) riduce drasticamente il rischio di NEC rispetto al latte artificiale (formula per prematuri). Inoltre, l’aumento giornaliero della quantità di latte (incremento enterale) deve essere lentissimo e graduale nei grandi prematuri. Un aumento troppo aggressivo delle dosi di latte artificiale in un bimbo a rischio può innescare la patologia.

10. Come si passa dall’enterocolite necrotizzante alla morte per shock settico?

Quando la parete intestinale infiammata va in necrosi, perde la sua funzione di barriera: i batteri presenti nell’intestino passano direttamente nel circolo sanguigno (traslocazione batterica) o si riversano nella pancia attraverso una perforazione, causando una peritonite fecale. Questa invasione batterica scatena la sepsi neonatale, che fa crollare la pressione arteriosa (shock settico), blocca i reni, altera la coagulazione (CID) e porta all’arresto cardiaco.

11. Una sola radiografia negativa basta per escludere l’enterocolite necrotizzante?

No, ed è uno degli errori più gravi in neonatologia. Nelle prime fasi della NEC, la radiografia dell’addome può mostrare solo anse intestinali lievemente dilatate e aspecifiche. Il protocollo medico impone di ripetere la radiografia ogni 6-8 ore (anche in proiezione laterale per vedere piccole falde d’aria) finché il quadro clinico non si risolve. Fermarsi alla prima lastra “dubbia” significa perdere la finestra terapeutica per salvare il bambino.

12. Cosa succede se i medici hanno somministrato antibiotici sbagliati o in ritardo?

Nella NEC sospetta o accertata, la terapia antibiotica endovenosa deve iniziare immediatamente dopo aver eseguito l’emocoltura e deve coprire sia i batteri aerobi che quelli anaerobi intestinali (che proliferano nei tessuti morti). Ritardare di molte ore la prima dose di antibiotico, o non utilizzare farmaci specifici per i batteri intestinali, permette alla sepsi di diffondersi senza ostacoli nell’organismo indifeso del prematuro.

13. La sepsi da NEC può essere confusa o associata a un’infezione ospedaliera (nosocomiale)?

Sì, molto spesso i due quadri si sovrappongono. Un neonato in TIN con cateteri venosi centrali o intubato può contrarre un’infezione ospedaliera da batteri multiresistenti (come Klebsiella, Pseudomonas o Stafilococco) che riduce l’afflusso di sangue all’intestino e scatena la NEC, oppure i batteri ospedalieri colonizzano l’intestino del prematuro rendendo l’enterocolite devastante. In entrambi i casi, l’ospedale risponde dell’infezione contratta nel reparto.

14. Se il neonato sopravvive alla NEC ma gli viene tolto quasi tutto l’intestino, si ha diritto al risarcimento?

Certamente. Quando il ritardo diagnostico costringe il chirurgo ad asportare lunghi tratti di intestino andato in cancrena, il bambino sopravvive ma sviluppa la sindrome dell’intestino corto: non riesce più ad assorbire i nutrienti, deve essere nutrito per mesi o anni tramite flebo (nutrizione parenterale totale), subisce danni al fegato e necessita di molteplici interventi. Su www.tribunaledelmalato.org tuteliamo la famiglia per ottenere un maxi-risarcimento che copra tutte le cure future e il danno biologico permanente del piccolo.

15. Un danno cerebrale (leucomalacia o emorragia) nei sopravvissuti alla NEC è risarcibile?

Sì. Lo stato di infiammazione sistemica (tempesta di citochine) e il crollo della pressione sanguigna causati dalla sepsi da NEC riducono l’ossigenazione del cervello del prematuro, provocando spesso lesioni cerebrali permanenti come la leucomalacia periventricolare o paralisi cerebrali infantili. Se la sepsi è stata causata da un ritardo nella cura della NEC, l’ospedale deve risarcire integralmente anche l’invalidità neurologica conseguente.

16. Il fatto che il bambino sia nato estremamente prematuro (es. 25 o 26 settimane) esclude la colpa dei medici?

Assolutamente no. È vero che un grande prematuro ha un rischio più alto di ammalarsi di NEC rispetto a un neonato a termine, ma proprio perché questo rischio è altissimo e prevedibile, il livello di guardia dei medici deve essere massimo. In diritto sanitario, la fragilità del paziente non è una scusa per sbagliare, ma impone una diligenza ancora più rigorosa: se il bimbo sarebbe sopravvissuto con una diagnosi tempestiva, la struttura deve risarcire il danno.

17. Come si accerta in tribunale se il neonato si sarebbe salvato con una cura tempestiva?

I medici legali e gli specialisti neonatologi applicano il criterio delle probabilità scientifiche: quando la NEC viene riconosciuta e trattata allo Stadio I o II iniziale, i tassi di sopravvivenza superano l’80-90%. Se i sanitari hanno lasciato evolvere la malattia fino allo Stadio III (perforazione e shock settico) senza intervenire secondo le linee guida, viene dimostrato il nesso causale tra l’omissione medica e il decesso del piccolo.

18. È possibile che l’ecografia addominale non sia stata fatta quando serviva?

Oggi le linee guida più avanzate raccomandano l’uso dell’ecografia addominale al letto del paziente a fianco della radiografia. L’ecografia permette di vedere in tempo reale se le pareti dell’intestino sono ancora irrorate dal sangue o se sono già morte (assenza di segnale Doppler) e se c’è liquido torbido in pancia, anticipando la diagnosi di perforazione prima ancora che si veda ai raggi X. Non utilizzarla in un quadro dubbio può costituire un profilo di negligenza.

19. I genitori devono essere informati subito se c’è il sospetto di enterocolite necrotizzante?

Sì, i medici hanno l’obbligo di comunicare con trasparenza e tempestività l’insorgenza di una complicanza grave come la NEC, spiegando i rischi e le opzioni terapeutiche o chirurgiche. Spesso i genitori scoprono la gravità della situazione solo quando il bimbo è già in fin di vita o leggendo la cartella clinica dopo il decesso: anche la violazione del dovere di informazione è un elemento valutabile in sede legale.

20. Anche i fratellini e i nonni del neonato deceduto hanno diritto al risarcimento?

Sì, la legge italiana tutela l’intero nucleo familiare colpito dalla perdita del piccolo. Oltre al risarcimento spettante al padre e alla madre per l’immenso dolore della perdita di un figlio (danno da perdita del rapporto parentale), hanno pieno diritto a un autonomo risarcimento in denaro anche i fratelli, le sorelle e i nonni del neonato, poiché viene spezzato per sempre un legame affettivo e familiare protetto dalla Costituzione.

21. Quanto tempo abbiamo per chiedere il risarcimento per la morte del nostro bambino (Prescrizione)?

Per l’azione contro l’ospedale pubblico o la clinica privata, il termine di prescrizione è di 10 anni dalla data del decesso (o dal momento in cui i genitori hanno avuto la reale consapevolezza che la morte è stata causata da un errore medico). Per l’azione diretta contro il singolo medico, il termine è di 5 anni. Tuttavia, agire subito tramite www.tribunaledelmalato.org è fondamentale per acquisire la documentazione e cristallizzare le prove.

22. Come faccio a richiedere la cartella clinica della Terapia Intensiva Neonatale e quanto tempo ha l’ospedale per darla?

Basta compilare il modulo di accesso agli atti presso l’Ufficio Cartelle Cliniche o inviare una PEC alla Direzione Sanitaria dell’ospedale, allegando i documenti d’identità dei genitori. Per legge (Legge Gelli-Bianco n. 24/2017), la struttura sanitaria ha l’obbligo di consegnare la documentazione entro 7 giorni dalla richiesta (con eventuale proroga massima a 30 giorni per integrazioni). Ricorda di chiedere espressamente anche i CD delle radiografie e il diario infermieristico.

23. Cosa succede se nella cartella clinica mancano degli orari, dei referti o se ci sono correzioni sospette?

La Cassazione stabilisce un principio severissimo a tutela dei cittadini: l’incompletezza o l’alterazione della cartella clinica non danneggia mai il paziente, ma si ritorce contro l’ospedale. Se mancano le annotazioni di alcune ore cruciali o se non sono state allegate le radiografie che dovevano essere fatte, il giudice può presumere che in quel lasso di tempo ci sia stata la negligenza medica che ha causato il decesso.

24. Prima dell’intervento chirurgico d’urgenza ci hanno fatto firmare un modulo di consenso dove c’era scritto “rischio di morte”: questo salva i medici?

Assolutamente no. Il consenso informato firmato dai genitori autorizza l’atto medico o chirurgico e informa sui rischi inevitabili, ma non è mai uno scudo o una liberatoria per gli errori medici. Se il neonato è arrivato sul tavolo operatorio in condizioni disperate perché nei giorni precedenti la NEC non è stata riconosciuta, quel modulo non toglie minimamente la responsabilità della struttura sanitaria.

25. Chi paga i medici legali e i neonatologi che devono studiare le carte per capire se c’è stato un errore?

Rivolgendoti al Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org), l’analisi preliminare della documentazione clinica per verificare se sussistono gli estremi della colpa medica è totalmente gratuita. Non dovrai sborsare somme per sapere la verità su cosa è accaduto in reparto: il nostro team di medici legali e specialisti in neonatologia valuterà il caso senza alcun impegno economico da parte tua.

26. Come funziona concretamente la tutela “Zero Anticipi” del Tribunale del Malato?

Il modello di tutela di www.tribunaledelmalato.org è pensato per mettere la famiglia ad armi pari contro i colossi ospedalieri e assicurativi. Dal primo giorno fino alla chiusura della pratica, non ti verrà chiesto nessun anticipo di spesa, né alcun fondo spese o acconto per gli avvocati convenzionati. I professionisti vengono compensati esclusivamente a fine pratica e solo se e quando ottengono effettivamente il risarcimento per te.

27. Se per qualsiasi motivo la causa non dovesse andare a buon fine, dovrò pagare gli avvocati del Tribunale del Malato?

No. Gli avvocati convenzionati con il Tribunale del Malato lavorano con il patto di compenso legato al risultato: se non viene ottenuto il risarcimento del danno, non è dovuto alcun compenso professionale agli avvocati che ti hanno assistito. In questo modo, una famiglia già provata da un lutto terribile non corre il rischio di subire anche un tracollo economico per cercare giustizia.

28. Quanto dura in media una pratica di risarcimento per decesso neonatale?

Molti pensano che servano dieci anni di processo, ma oggi la legge prevede strumenti rapidi ed efficaci. Prima di iniziare una causa ordinaria, viene attivato un procedimento veloce chiamato Accertamento Tecnico Preventivo (ATP ex art. 696-bis c.p.c.) o una mediazione: il Tribunale nomina un collegio di periti (un medico legale e un neonatologo) che in circa 6-10 mesi deposita la perizia. Se la perizia conferma l’errore medico, nella maggior parte dei casi l’ospedale o l’assicurazione pagano il risarcimento in via stragiudiziale subito dopo, evitando anni di tribunale.

29. A quanto ammonta il risarcimento per la perdita di un figlio neonato?

Nessuna somma potrà mai restituire la vita di un figlio, ma la legge impone un risarcimento economico importante per compensare la distruzione del progetto di vita familiare. In base alle Tabelle del Tribunale di Milano (utilizzate in tutta Italia), il risarcimento per la perdita di un figlio oscilla mediamente tra i 180.000 euro e oltre i 330.000 euro per ciascun genitore, a cui si aggiungono le quote spettanti a ciascun fratello/sorella e ai nonni, portando il risarcimento complessivo per la famiglia a cifre molto elevate.

30. È necessario sporgere subito denuncia penale ai Carabinieri o in Procura, o è meglio la via civile?

Se il decesso è appena avvenuto e si vuole bloccare la sepoltura per far eseguire l’autopsia giudiziaria, la denuncia penale è utile nell’immediato. Tuttavia, se il funerale è già stato celebrato o sono passati mesi, l’azione civile promossa dal Tribunale del Malato è immensamente più efficace e sicura per la famiglia: nel processo civile le regole per dimostrare la responsabilità dell’ospedale sono molto più favorevoli ai genitori rispetto al processo penale e permettono di arrivare al risarcimento in tempi decisamente più brevi.

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Sappiamo quanto sia doloroso riaprire quei ricordi e rileggere le carte della Terapia Intensiva Neonatale, ma fare chiarezza su ciò che è accaduto al tuo bambino è un atto d’amore verso di lui e un passo fondamentale per impedire che la stessa superficialità colpisca altri neonati. Non devi affrontare questo percorso da solo e non devi preoccuparti dei costi legali: contatta oggi stesso il Tribunale del Malato sul sito ufficiale www.tribunaledelmalato.org. I nostri medici specialisti in neonatologia e i nostri avvocati analizzeranno gratuitamente la cartella clinica, garantendoti una difesa d’eccellenza in tutta Italia senza alcun anticipo di spesa e con compenso previsto solo a risarcimento ottenuto.

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