RISARCIMENTO PER IPOGLICEMIA NEONATALE GRAVE E PROLUNGATA NON CORRETTA DOPO LA NASCITA: DANNO NEUROLOGICO IRREVERSIBILE E RISARCIMENTO

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Ipoglicemia neonatale grave e prolungata non corretta dopo la nascita: danno neurologico irreversibile e risarcimento

Mettere al mondo un figlio dovrebbe essere il momento più felice nella vita di una famiglia. Tuttavia, quando la negligenza del reparto di neonatologia trasforma la nascita in un dramma permanente, il senso di smarrimento e ingiustizia può essere devastante. L’ipoglicemia neonatale – ovvero il brusco calo degli zuccheri nel sangue del bambino appena nato – è una condizione frequentissima e facilmente gestibile con un banale controllo del sangue e una poppata o una flebo di glucosio. Quando però medici, ostetriche e infermieri non effettuano i controlli dovuti o sottovalutano i segnali di allarme, la mancanza di zuccheri “affama” il cervello del neonato, provocando lesioni cerebrali irreversibili, epilessia e gravi ritardi nello sviluppo.

In Breve: Cosa devi sapere subito

  • Un errore quasi sempre evitabile: Il danno cerebrale da ipoglicemia neonatale non è una sfortuna inevitabile, ma la conseguenza di un mancato monitoraggio glicemico o di un ritardo nella somministrazione di glucosio.

  • Il cervello non può aspettare: Nelle prime ore di vita il cervello del neonato dipende interamente dal glucosio; un’ipoglicemia grave e prolungata distrugge i neuroni in modo permanente.

  • Diritto al maxi-risarcimento: La legge tutela il bambino e i genitori garantendo un risarcimento milionario che copra tutte le cure future, l’assistenza a vita e la sofferenza morale della famiglia.

  • Tutela legale senza alcun anticipo: Attraverso il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org) puoi far analizzare la cartella clinica e ottenere giustizia senza anticipare un solo euro, pagando i professionisti solo a risarcimento ottenuto.

Cos’è l’ipoglicemia neonatale e perché distrugge il cervello del bambino?

L’ipoglicemia neonatale grave provoca danni neurologici irreversibili perché il cervello del neonato utilizza quasi esclusivamente il glucosio come carburante per sopravvivere e svilupparsi. Quando il livello di zucchero nel sangue scende sotto la soglia di sicurezza per troppe ore senza essere corretto dai medici, le cellule cerebrali vanno incontro a sofferenza e morte cellulare (necrosi neuronale), colpendo in particolare le aree della vista, del movimento e dell’apprendimento.

Finché il bambino si trova nella pancia della mamma, riceve un apporto continuo di zuccheri attraverso la placenta. Al momento del taglio del cordone ombelicale, il neonato deve imparare a regolare da solo la propria glicemia sfruttando le sue riserve. In molti bambini questo passaggio avviene senza problemi, ma in altri le riserve si esauriscono rapidamente.

Immaginiamo il caso reale di un bambino nato da una mamma con diabete gestazionale o nato leggermente sottopeso: nelle prime ore dopo il parto, il suo corpo consuma rapidamente gli zuccheri. Se il personale del nido lo lascia nella culla per ore senza controllare una goccia di sangue dal tallone (il cosiddetto dextrostix o hemoglukotest), il cervello rimane letteralmente “senza benzina”, subendo lesioni che accompagneranno il piccolo per tutta la vita.

Quali sono i neonati a rischio che i medici devono monitorare obbligatoriamente?

I protocolli medici internazionali e le linee guida della Società Italiana di Neonatologia impongono lo screening glicemico obbligatorio e ravvicinato per specifiche categorie di neonati noti come “soggetti a rischio”. Se un neonato rientra in uno di questi gruppi e l’ospedale omette di misurare la glicemia a intervalli regolari (solitamente a 2, 4, 6, 12, 24 e 48 ore dalla nascita), la struttura sanitaria commette una gravissima colpa medica.

1. Figli di madri diabetiche

Se la mamma ha avuto il diabete in gravidanza (diabete gestazionale o preesistente), il feto si è abituato a produrre molta insulina per smaltire gli altri livelli di zucchero materni. Appena nato, quell’eccesso di insulina continua a lavorare e fa crollare la glicemia a picco in pochissimi minuti.

2. Neonati troppo piccoli o troppo grandi per l’età gestazionale

I bambini nati sottopeso o con ritardo di crescita intrauterino (IUGR / SGA) non hanno scorte di grasso e zuccheri nel fegato per resistere al digiuno. Al contrario, i neonati macrosomi (molto grandi, spesso sopra i 4 kg) consumano enormi quantità di glucosio e rischiano crolli glicemici improvvisi.

3. Neonati prematuri o che hanno subito stress durante il parto

Un parto difficile, un’asfissia perinatale, un’infezione neonatale o una nascita prematura (anche solo di poche settimane, i cosiddetti late preterm) consumano tutte le riserve energetiche del neonato, rendendo indispensabile il controllo immediato degli zuccheri nel sangue.

Sintomi ignorati nel reparto nido: quando scatta la responsabilità medica?

La responsabilità medica dell’ospedale scatta ogni volta in cui il personale sanitario (neonatologi, pediatri, ostetriche e infermieri pediatrici) ignora o sottovaluta i campanelli d’allarme di una crisi ipoglicemica, oppure incorre in una gestione superficiale dell’allattamento nelle prime ore di vita.

Molto spesso i genitori riferiscono agli esperti del Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org) di aver segnalato più volte alle infermiere che il bambino “era strano”, ricevendo risposte sbrigative come “È normale, è solo stanco per il parto”. I sintomi che un reparto di neonatologia non può mai permettersi di ignorare sono:

  • Letargia e sonnolenza estrema: il neonato non si sveglia per mangiare, appare “molle” (ipotonia muscolare) e non reagisce agli stimoli.

  • Rifiuto del seno o suzione debole: il piccolo non ha la forza di attaccarsi al seno e la mamma non ha ancora la montata lattea (colostro insufficiente).

  • Tremori, scatti e irritabilità: tremori fini alle manine o alle gambe, pianto flebile o eccessivamente acuto.

  • Crisi di cianosi, apnee e convulsioni: quando il neonato diventa scuro in volto, smette di respirare per qualche secondo o presenta movimenti a scatto degli occhi o degli arti, l’ipoglicemia è già in una fase critica e sta danneggiando il cervello.

Un errore classico e imperdonabile è l’accanimento sull’allattamento al seno esclusivo senza verifiche: se il bambino non riesce a succhiare e perde troppo peso (calo ponderale eccessivo), lasciarlo digiuno senza somministrare subito latte artificiale o una flebo di soluzione glucosata significa condannarlo a una lesione cerebrale evitabile.

PERCHÉ RIVOLGERSI AL TRIBUNALE DEL MALATO: TUTELA A COSTO ZERO Affrontare un ospedale o una compagnia assicurativa non deve essere un privilegio per chi ha disponibilità economiche. Ecco le garanzie di www.tribunaledelmalato.org:

  • Zero Anticipi di Spesa: Il Tribunale del Malato difende e tutela i cittadini in tutta Italia senza alcun anticipo di spesa.

  • Nessun Acconto agli Avvocati: Gli avvocati convenzionati con il Tribunale del Malato non percepiscono alcunché a titolo di acconto o fondo spese iniziale.

  • Compenso Solo a Risultato Ottenuto: Il compenso per i professionisti è previsto solo quando e se viene effettivamente ottenuto il risarcimento del danno per il paziente o i suoi familiari.

Quali sono le conseguenze permanenti dell’ipoglicemia non curata?

Un’ipoglicemia grave e prolungata lascia una vera e propria “cicatrice” nel cervello del bambino, chiaramente visibile attraverso la Risonanza Magnetica cerebrale (che mostra tipicamente lesioni nella zona occipitale e parietale della corteccia cerebrale). Le conseguenze cliniche più frequenti che danno diritto al risarcimento integrale dei danni sono:

  • Epilessia farmacoresistente (inclusa la Sindrome di West): crisi epilettiche gravi che compaiono nei primi mesi o anni di vita, spesso difficili da controllare con i farmaci.

  • Cecità corticale o gravi deficit visivi: poiché le aree del cervello più sensibili alla mancanza di zucchero sono i lobi occipitali (che elaborano la vista), il bambino può avere gli occhi sani ma il cervello incapace di decodificare le immagini.

  • Ritardo psicomotorio e cognitivo: difficoltà nel tenere la testa dritta, nel sedersi, nel camminare, nel parlare e gravi problemi di apprendimento e attenzione in età scolare.

  • Paralisi cerebrale infantile e tetraparesi o diplegia spastica: nei casi più severi o associati a sofferenza ipossica, il danno colpisce in modo permanente il controllo dei muscoli e dei movimenti.

Cosa fare concretamente se sospetti questo errore medico: Guida passo-passo

Se tuo figlio ha avuto crisi ipoglicemiche alla nascita e oggi presenta problemi neurologici, visivi o di sviluppo, segui questi passaggi fondamentali per tutelare il suo futuro:

  1. Richiedi subito le cartelle cliniche complete: Recati presso la direzione sanitaria dell’ospedale dove è avvenuto il parto e richiedi sia la cartella clinica della madre (per verificare il monitoraggio del parto e il diabete gestazionale) sia la cartella clinica neonatale completa (comprensiva di diario infermieristico del nido, schede dell’allattamento, referti della Terapia Intensiva Neonatale – TIN, emogasanalisi e stick glicemici).

  2. Raccogli i referti delle visite successive: Conserva tutta la documentazione delle visite neuropsichiatriche infantili, gli elettroencefalogrammi (EEG), i referti della Risonanza Magnetica encefalo e i verbali di invalidità civile / Legge 104.

  3. Fai analizzare il caso da specialisti medico-legali: Non fidarti delle rassicurazioni verbali dell’ospedale. Contatta il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org) per sottoporre i documenti a un collegio composto da un medico legale e da uno specialista in neonatologia/pediatria.

  4. Avvia la richiesta di risarcimento senza anticipare spese: Se la perizia conferma che l’ipoglicemia poteva essere prevenuta o curata prima, i legali convenzionati con www.tribunaledelmalato.org avvieranno l’azione contro l’ospedale e la sua assicurazione per ottenere il massimo risarcimento economico, garantendo a tuo figlio una rendita o un capitale che copra tutta la sua vita.

30 Domande Frequenti: Risposte Chiare per Difendere i Tuoi Diritti

1. Qual è il valore di glicemia sotto il quale il neonato rischia danni cerebrali?

In ambito neonatale, valori di glicemia inferiori a 40-45 mg/dL nelle prime 24-48 ore di vita richiedono un intervento immediato e un monitoraggio strettissimo. Quando la glicemia scende sotto i 25-30 mg/dL (ipoglicemia grave) o rimane bassa per diverse ore consecutive senza trattamento, il rischio di lesioni cerebrali irreversibili diventa altissimo. I medici hanno l’obbligo di intervenire subito per riportare e mantenere i valori sopra la soglia di sicurezza.

2. Come è possibile dimostrare nella cartella clinica che il danno cerebrale dipende dall’ipoglicemia?

La prova regina si ottiene incrociando i dati della cartella neonatale con la Risonanza Magnetica cerebrale. L’ipoglicemia neonatale lascia un’impronta inconfondibile nel cervello, danneggiando in modo specifico i lobi parieto-occipitali. I medici legali di www.tribunaledelmalato.org analizzano gli orari degli stick glicemici (o la loro colpevole assenza) dimostrando il nesso causale diretto tra il mancato apporto di glucosio e la lesione radiologica.

3. Mio figlio non aveva fattori di rischio alla nascita, ma ha avuto comunque una grave ipoglicemia: l’ospedale è responsabile?

Assolutamente sì, se il neonato ha mostrato sintomi clinici trascurati. Anche un neonato sano e a termine può sviluppare ipoglicemia se non si alimenta adeguatamente, se subisce un calo di peso eccessivo o se va in ipotermia (freddo). Se le infermiere del nido ignorano la sonnolenza estrema, i tremori, il pianto debole o il digiuno prolungato senza fare un banale test sul tallone, l’ospedale risponde pienamente del danno.

4. Quanto costa un test della glicemia in ospedale e quanto tempo richiede?

Lo stick glicemico capillare sul tallone del neonato costa pochi centesimi di euro e fornisce il risultato in meno di 10 secondi. Proprio perché si tratta di un esame semplicissimo, non invasivo e immediato, i giudici sono estremamente severi nel condannare gli ospedali che omettono di eseguirlo sui neonati a rischio o sintomatici, causando per pura negligenza danni neurologici permanenti.

5. Io non avevo ancora il latte (montata lattea) e in ospedale si sono rifiutati di dare l’aggiunta di latte artificiale: è colpa medica?

Sì, ed è purtroppo uno degli errori più frequenti nei punti nascita. Promuovere l’allattamento al seno è importante, ma non deve mai trasformarsi in fanatismo a scapito della sicurezza del neonato. Se il seno materno non produce ancora colostro sufficiente e il neonato mostra segni di digiuno, disidratazione o calo ponderale oltre il 7-10%, negare l’aggiunta di latte formulato o la glucosata configura una grave responsabilità sanitaria.

6. Cosa succede se i medici correggono l’ipoglicemia con una flebo, ma poi non ricontrollano i valori?

È un gravissimo errore gestionale. Dopo aver somministrato un bolo di glucosio o un pasto, la glicemia può subire un “effetto rimbalzo” e crollare nuovamente poco dopo. Le linee guida impongono di ricontrollare lo stick glicemico dopo 30-60 minuti dall’intervento e di proseguire i controlli finché i valori non restano stabili per almeno 24 ore. Lasciare il neonato senza controlli dopo una prima correzione espone la struttura a piena responsabilità.

7. Che differenza c’è tra danno da ipoglicemia neonatale e danno da asfissia (ipossia) da parto?

L’asfissia da parto è causata dalla mancanza di ossigeno durante il travaglio, mentre l’ipoglicemia è causata dalla mancanza di zucchero nel sangue dopo la nascita. Spesso le due condizioni si sommano: un neonato che ha sofferto di lieve asfissia durante il parto consuma rapidamente tutte le sue riserve di glucosio. Se dopo il parto i neonatologi non correggono subito l’ipoglicemia, moltiplicano il danno cerebrale, rendendo l’ospedale responsabile per entrambi gli errori.

8. L’ipoglicemia neonatale può causare problemi alla vista anche se gli occhi del bambino sono sani?

Sì, questa condizione si chiama Deficit Visivo Cerebrale (CVI) o cecità corticale. Gli occhi del bambino funzionano perfettamente, ma la corteccia occipitale del cervello – che è la prima a morire quando manca il glucosio – non riesce a elaborare ciò che gli occhi vedono. Se a tuo figlio è stato diagnosticato un CVI dopo una nascita complicata, contatta subito www.tribunaledelmalato.org per verificare cosa è accaduto nelle prime ore di vita.

9. La Sindrome di West o l’epilessia infantile possono essere la conseguenza di un’ipoglicemia alla nascita?

Certamente. Numerosi studi scientifici e sentenze dei tribunali italiani confermano che l’ipoglicemia neonatale grave e prolungata è una delle cause principali di epilessia sintomatica ed encefalopatie epilettiche come la Sindrome di West (spasmi infantili con ipsaritmia all’EEG). Spesso l’epilessia si manifesta a distanza di 3, 6 o 12 mesi dalla nascita, ma l’origine del danno risale ai primi giorni in ospedale.

10. Cosa significa che nella cartella clinica mancano gli orari dei controlli al nido?

Se nella cartella clinica neonatale o nel diario infermieristico ci sono “buchi” di molte ore in cui nessuno ha annotato lo stato del neonato, l’alimentazione o i valori glicemici, la legge sta dalla parte della famiglia. La Corte di Cassazione stabilisce che l’incompletezza della cartella clinica gioca sempre a sfavore dell’ospedale, facendo presumere che i controlli mancanti non siano mai stati effettuati per negligenza del personale.

11. Il diabete gestazionale della mamma non era stato diagnosticato dal ginecologo in gravidanza: chi paga per l’ipoglicemia del neonato?

In questo caso c’è una doppia responsabilità medica. Da un lato risponde il ginecologo (o la struttura ambulatoriale) che non ha prescritto o ha letto male la curva da carico di glucosio in gravidanza; dall’altro risponde l’ospedale del parto se, di fronte a un neonato palesemente macrosoma (molto grande) o sintomatico, non ha comunque eseguito i controlli glicemici. Con www.tribunaledelmalato.org è possibile chiamare in causa tutti i responsabili.

12. L’ipotermia del neonato (bambino lasciato al freddo dopo il parto) c’entra con l’ipoglicemia?

Sì, c’è un legame strettissimo. Quando un neonato non viene adeguatamente riscaldato dopo il parto (soprattutto se prematuro o sottopeso), il suo corpo brucia enormi quantità di glucosio per cercare di mantenere la temperatura corporea. L’ipotermia scatena o aggrava l’ipoglicemia. Non mantenere il neonato al caldo in incubatrice o nell’isola neonatale è una precisa violazione dei protocolli assistenziali.

13. Ci hanno dimesso dall’ospedale dicendo che era tutto a posto, ma il giorno dopo a casa il bimbo è andato in coma ipoglicemico: è un errore medico?

Sì, si tratta di dimissione precoce e imprudente. Le linee guida vietano di dimettere un neonato a rischio o che non abbia ancora avviato un’alimentazione valida e regolare, senza prima essersi accertati che la glicemia sia stabile da almeno 24-48 ore. Dimettere un bambino con calo ponderale eccessivo o difficoltà di suzione senza istruzioni chiare e controlli programmati configura una gravissima colpa medica.

14. I medici dicono che il danno di mio figlio è dovuto a una “malattia genetica rara”, ma i test genetici sono negativi: perché lo fanno?

È la strategia difensiva più comune degli ospedali per evitare di pagare risarcimenti milionari. Quando un bambino riporta un danno cerebrale per errori al momento della nascita, spesso viene sottoposto per anni a infiniti test genetici e metabolici. Se i test genetici risultano negativi e nella cartella clinica ci sono tracce di ipoglicemia o sofferenza neonatale, rivolgiti a www.tribunaledelmalato.org per smascherare la reale responsabilità sanitaria.

15. Anche il ritardo del linguaggio e i disturbi dello spettro autistico o dell’attenzione (ADHD) possono derivare da ipoglicemia neonatale?

Un’ipoglicemia moderata ma prolungata per molte ore dopo la nascita può non causare una paralisi motoria grave, ma danneggiare le reti neuronali più fini, determinando ritardi nello sviluppo neuro-cognitivo, disturbi del linguaggio, deficit di attenzione, difficoltà visuo-spaziali e problemi di apprendimento che emergono chiaramente quando il bambino inizia la scuola materna o elementare.

16. Qual è la differenza tra ipoglicemia transitoria fisiologica e ipoglicemia patologica?

Nelle prime 2-3 ore di vita molti neonati sani hanno un lieve calo fisiologico degli zuccheri che si risolve da solo con la prima poppata. Diventa patologica e pericolosa quando i valori scendono sotto i limiti di guardia, quando persiste oltre le prime 4 ore di vita o quando si ripresenta nei primi 2-3 giorni. Il compito del reparto nido è proprio quello di distinguere le due situazioni tramite il monitoraggio, impedendo che una forma transitoria diventi una tragedia.

17. Se l’ospedale non aveva la Terapia Intensiva Neonatale (TIN), è giustificato per il ritardo nelle cure?

No, non esiste alcuna giustificazione. Per correggere un’ipoglicemia neonatale non servono macchinari spaziali: bastano un glucometro, del latte formulato o una semplice flebo di soluzione glucosata al 10%, presidi che qualsiasi punto nascita di primo livello possiede obbligatoriamente. Inoltre, se il caso richiede cure intensive, il punto nascita ha l’obbligo di stabilizzare subito il piccolo e attivare senza ritardi il Trasporto Protetto Neonatale (STEN).

18. A quanto può ammontare il risarcimento per un bambino con danno cerebrale da ipoglicemia?

Quando un errore medico alla nascita provoca un’invalidità permanente grave (70%-100%), i risarcimenti sono milionari (spesso compresi tra 1,5 e oltre 4 milioni di euro). La somma deve infatti coprire non solo il danno biologico e morale del bambino e dei genitori, ma anche tutte le spese di assistenza domiciliare, terapie riabilitative (logopedia, psicomotricità, fisioterapia) e la perdita della futura capacità lavorativa del minore per tutta la vita.

19. Oltre al bambino, anche i genitori, i fratelli e i nonni hanno diritto a un risarcimento?

Sì. La legge italiana riconosce il danno parentale (o danno riflesso) a tutti i membri del nucleo familiare. La vita dei genitori e dei fratellini viene stravolta dalla necessità di assistere giorno e notte un bambino con disabilità grave: questo sconvolgimento delle abitudini di vita e la profonda sofferenza interiore vengono risarciti autonomamente a ciascun familiare, in aggiunta al risarcimento spettante al bambino.

20. È necessario fare causa ai singoli medici o alle infermiere del nido per ottenere il risarcimento?

No. Grazie alla Legge Gelli-Bianco, l’azione risarcitoria viene promossa direttamente contro l’Azienda Ospedaliera (ASL), il Policlinico o la Clinica Privata e la relativa compagnia di assicurazione. È la struttura sanitaria che risponde economicamente degli errori commessi dalla propria équipe (medici, ostetriche, infermieri) e delle carenze organizzative del reparto.

21. Quanto tempo abbiamo per chiedere il risarcimento dei danni subiti da nostro figlio?

Contro la struttura sanitaria (ospedale pubblico o clinica privata) il termine di prescrizione è di 10 anni. Aspetto ancora più importante: per la legge, i 10 anni non decorrono necessariamente dal giorno del parto, ma dal momento in cui i genitori hanno avuto la piena consapevolezza scientifica che la malattia del figlio è stata causata da un errore medico alla nascita (spesso anni dopo il parto, quando arriva una diagnosi precisa).

22. Come faccio a richiedere la cartella clinica neonatale e quanto tempo ha l’ospedale per consegnarla?

Basta presentare una richiesta scritta all’Ufficio Cartelle Cliniche o alla Direzione Sanitaria dell’ospedale (anche via PEC o email), specificando di volere la copia integrale della cartella ostetrica materna e della cartella neonatale comprensiva di tracciati, esami e diario infermieristico. Per legge (Legge 24/2017), l’ospedale è obbligato a consegnare tutta la documentazione entro 7 giorni dalla richiesta (con eventuale proroga massima a 30 giorni per integrazioni).

23. Prima del parto mi hanno fatto firmare dei moduli di consenso informato: questo salva l’ospedale?

Assolutamente no. Il consenso informato serve solo ad autorizzare i medici a eseguire un atto sanitario (come un taglio cesareo o un’anestesia epidurale) informando sui rischi inevitabili, ma non autorizza mai i medici a sbagliare o a essere negligenti. Nessun modulo firmato può scusare un ospedale per non aver controllato la glicemia a un neonato o per averlo lasciato senza cure.

24. Non abbiamo le possibilità economiche per pagare avvocati e periti contro un grande ospedale: come possiamo fare?

È proprio per superare questo ostacolo che esiste il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org). Le famiglie colpite da malasanità devono già affrontare enormi spese per le terapie del figlio: per questo motivo, la nostra struttura prende in carico l’intera pratica a costo zero, senza chiedere anticipi né fondi spese, permettendovi di avere i migliori avvocati e medici legali d’Italia senza sborsare un euro.

25. È davvero garantito che gli avvocati non ci chiederanno acconti durante la causa o le trattative?

Sì, è una garanzia scritta e trasparente. Gli avvocati convenzionati con www.tribunaledelmalato.org lavorano con il principio del zero anticipi: non percepiscono alcun acconto né all’inizio né durante lo svolgimento dell’incarico. Il loro compenso è legato esclusivamente al successo dell’azione e verrà corrisposto solo se e quando avrete effettivamente incassato il risarcimento dall’ospedale o dall’assicurazione.

26. E se per qualsiasi motivo non si dovesse ottenere il risarcimento, dovremo pagare gli avvocati?

No. Se la pratica viene accettata dopo la nostra valutazione medico-legale preliminare e, nella peggiore delle ipotesi, non dovesse portare al risarcimento del danno, nulla sarà dovuto agli avvocati convenzionati per l’attività svolta. Il rischio economico dell’azione legale non ricade sulle spalle della famiglia già provata dal dolore.

27. Quanto tempo ci vuole mediamente per ottenere il risarcimento in questi casi?

La legge prevede una procedura rapida chiamata Accertamento Tecnico Preventivo (ATP ex art. 696-bis c.p.c.) o la mediazione obbligatoria, pensate proprio per raggiungere un accordo transattivo con l’assicurazione dell’ospedale senza attendere i tempi di una causa ordinaria. Moltissime pratiche si chiudono con il pagamento del risarcimento in un arco di tempo compreso tra 8 e 18 mesi dall’avvio della procedura.

28. Se accetto il risarcimento dall’assicurazione dell’ospedale, mio figlio perde la pensione di invalidità o la Legge 104?

Assolutamente no. Le provvidenze assistenziali erogate dallo Stato tramite l’INPS (come l’indennità di accompagnamento, l’indennità di frequenza e i benefici della Legge 104/92) sono totalmente indipendenti e cumulabili con il risarcimento danni pagato dall’ospedale. Anzi, il risarcimento serve proprio a integrare ciò che lo Stato non riesce a garantire per assicurare al bambino le migliori cure private.

29. Chi gestisce i soldi del risarcimento visto che il bambino è minorenne?

La legge tutela rigorosamente il patrimonio del minore. Le somme destinate direttamente al bambino vengono supervisionate dal Giudice Tutelare, che autorizza i genitori a utilizzare il denaro per tutte le necessità di cura, riabilitazione, assistenza, acquisto di un’abitazione adeguata o investimenti sicuri a favore del piccolo. Le somme liquidate invece direttamente ai genitori (per il loro danno morale e per le spese sostenute) sono subito nella loro libera e totale disponibilità.

30. Cosa succede se l’ipoglicemia neonatale è stata così grave da causare il decesso del neonato?

Nel tragico caso in cui l’omessa diagnosi o il mancato trattamento dell’ipoglicemia abbiano provocato la morte del piccolo, i genitori, i fratellini e i nonni hanno pieno diritto al risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale. Anche in questa dolorosa circostanza, il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org) assiste la famiglia in tutta Italia senza alcun anticipo di spesa per accertare la verità e ottenere giustizia.

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