ERRORE STABILIZZAZIONE COLONNA: TETRAPLEGIA E RISARCIMENTO DANNI

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Errore nella stabilizzazione della colonna vertebrale nel paziente politraumatizzato: lesione midollare e tetraplegia

Sopravvivere a un grave incidente stradale, a una caduta dall’alto o a un infortunio sul lavoro è solo il primo passo di un percorso delicatissimo. Quando una persona subisce un politrauma (ovvero lesioni multiple a diversi organi o apparati), le prime ore dal soccorso all’arrivo in ospedale decidono il resto della sua vita. Se in queste fasi concitate la colonna vertebrale non viene immobilizzata o operata secondo le regole dell’arte medica, una frattura vertebrale inizialmente priva di danni neurologici può trasformarsi in una lesione midollare irreversibile, condannando il paziente alla tetraplegia o alla paraplegia.

Trovarsi improvvisamente di fronte a una paralisi permanente genera uno sconforto immenso e una domanda inevitabile: il danno è stato causato dall’incidente o da una manovra sbagliata durante i soccorsi e il ricovero? Avere una risposta chiara non è solo un atto di giustizia, ma l’unico strumento per garantire al paziente tutte le risorse economiche necessarie per affrontare una vita completamente stravolta.

In Breve: Cosa devi sapere subito

  • Il “danno secondario” è evitabile: Molte lesioni del midollo spinale non avvengono al momento dell’impatto, ma vengono provocate successivamente da movimenti errati dei soccorritori, mancato uso del collare o della tavola spinale, oppure da interventi chirurgici tardivi.

  • L’importanza della tempestività chirurgica: In presenza di frammenti ossei o ematomi che comprimono il midollo, la decompressione e stabilizzazione chirurgica deve avvenire entro poche ore per evitare la morte delle cellule nervose.

  • Diritti economici per tutta la vita: Chi subisce una tetraplegia per colpa medica ha diritto a un maxi-risarcimento che copra il danno fisico e morale, la perdita della capacità lavorativa e il costo di un’assistenza domiciliare continua (24 ore su 24) per tutta la durata della vita.

  • Tutela legale e medica senza anticipi: Attraverso il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org) è possibile far analizzare le cartelle cliniche e ottenere giustizia in tutta Italia senza alcun anticipo di spesa, pagando i professionisti solo a risarcimento effettivamente incassato.

Quando la lesione midollare è colpa di un errore medico e non dell’incidente?

Una lesione midollare è imputabile a responsabilità sanitaria quando il danno ai nervi si manifesta o si aggrava dopo che il paziente è stato preso in carico dai sanitari. In medicina d’urgenza vige una regola d’oro assoluta: ogni paziente politraumatizzato deve essere trattato come se avesse una frattura della colonna vertebrale, fino a quando gli esami radiologici (TAC o Risonanza Magnetica) non dimostrino il contrario.

Quando avviene un incidente, si verifica il cosiddetto trauma primario. Se una vertebra si rompe ma il midollo spinale al suo interno è ancora integro, il paziente muove ancora gli arti o conserva la sensibilità. Se però durante il trasporto in ambulanza, gli spostamenti sul lettino della radiologia o le manovre di intubazione al Pronto Soccorso il collo e la schiena non vengono mantenuti perfettamente in asse, i frammenti della vertebra fratturata tagliano o schiacciano il midollo.

Questo fenomeno si chiama danno midollare secondario ed è quasi sempre il frutto di una negligenza o imprudenza dell’équipe di soccorso o del personale ospedaliero. Un caso tipico della vita reale riguarda il paziente che, appena estratto dall’auto, lamenta un forte dolore al collo ma riesce a muovere gambe e braccia; dopo essere stato spostato senza collare rigido per eseguire le lastre o durante l’attesa in reparto, perde improvvisamente la sensibilità dal collo in giù. In questa situazione, la paralisi non è la conseguenza inevitabile dell’incidente, ma di una mancata immobilizzazione cautelativa.

Quali sono gli errori più gravi nella fase di soccorso e al Pronto Soccorso?

Gli errori più gravi nelle prime fasi consistono nella violazione dei protocolli internazionali di immobilizzazione spinale (come le linee guida ATLS) e nel ritardo nell’esecuzione di una TAC completa. Basta una flessione o una rotazione millimetrica del capo per trasformare una frattura cervicale instabile in una sezione completa del midollo spinale.

Le condotte mediche e infermieristiche più frequentemente sanzionate dai tribunali includono:

  • Mancata o errata applicazione dei presidi di immobilizzazione: Non applicare immediatamente il collare cervicale rigido, non utilizzare la tavola spinale con fermacapo o eseguire il trasferimento del paziente dal lettino dell’ambulanza a quello dell’ospedale senza la manovra di log-roll (rotolamento in blocco a più operatori per mantenere la colonna dritta come un tronco).

  • Intubazione incauta del paziente incosciente: Se il ferito fatica a respirare e deve essere intubato d’urgenza, l’anestesista non deve mai iper-estendere il collo all’indietro come farebbe in un paziente normale, ma deve utilizzare tecniche specifiche (come il videolaringoscopio) mantenendo la testa bloccata in asse.

  • Rimozione prematura del collare cervicale: Togliere il collare basandosi solo su una semplice radiografia tradizionale (RX) anziché su una TAC spirale ad alta risoluzione. Le semplici lastre spesso non vedono le fratture cervicali basse o le lesioni dei legamenti che rendono la colonna instabile.

  • Sottovalutazione dei sintomi neurologici: Ignorare formicolii, perdita di forza alle mani o difficoltà a urinare, scambiandoli per semplice stato di shock da incidente.

Errori in sala operatoria: cosa succede se l’intervento di stabilizzazione è tardivo o sbagliato?

Quando una frattura vertebrale comprime il midollo spinale, l’intervento chirurgico di decompressione e artrodesi (stabilizzazione con viti e barre in titanio) deve essere eseguito in regime di emergenza assoluta, idealmente entro le prime 6-24 ore dal trauma. Ogni ora di ritardo riduce drasticamente la possibilità che il midollo recuperi la sua funzione, poiché la compressione blocca l’afflusso di sangue ai nervi portandoli alla necrosi (morte cellulare definitiva).

Oltre al ritardo nell’entrare in sala operatoria — spesso causato da disorganizzazione dell’ospedale, mancanza di un neurochirurgo o chirurgo vertebrale reperibile, o ritardi nel trasferimento verso un centro traumatologico specializzato (Hub) — l’errore può verificarsi durante l’operazione stessa.

Le complicanze chirurgiche da imperizia tecnica

Durante l’intervento di stabilizzazione vertebrale, il chirurgo inserisce delle viti metalliche (viti peduncolari) nelle vertebre sane per bloccare il segmento fratturato. Se il posizionamento delle viti avviene con imperizia, senza il corretto controllo radiologico intraoperatorio o senza il monitoraggio neurofisiologico (un macchinario che avvisa in tempo reale se si sta toccando un nervo), la vite può entrare nel canale midollare e lesionare direttamente il midollo spinale.

Un altro errore gravissimo riguarda il post-operatorio: dopo l’intervento può formarsi un ematoma epidurale (un accumulo di sangue nella sede operata) che schiaccia nuovamente il midollo. Se i medici di reparto ignorano i dolori atroci del paziente e la progressiva perdita di movimento delle gambe o delle braccia nelle ore successive all’operazione, omettendo di riportarlo subito in sala operatoria per svuotare l’ematoma, la paralisi diventerà definitiva.

PERCHÉ RIVOLGERSI AL TRIBUNALE DEL MALATO: TUTELA A COSTO ZERO Affrontare un ospedale o una compagnia assicurativa non deve essere un privilegio per chi ha disponibilità economiche. Ecco le garanzie di www.tribunaledelmalato.org:

  • Zero Anticipi di Spesa: Il Tribunale del Malato difende e tutela i cittadini in tutta Italia senza alcun anticipo di spesa.

  • Nessun Acconto agli Avvocati: Gli avvocati convenzionati con il Tribunale del Malato non percepiscono alcunché a titolo di acconto o fondo spese iniziale.

  • Compenso Solo a Risultato Ottenuto: Il compenso per i professionisti è previsto solo quando e se viene effettivamente ottenuto il risarcimento del danno per il paziente o i suoi familiari.

Quali danni devono essere risarciti in caso di tetraplegia o paraplegia iatrogena?

Il risarcimento per una lesione midollare causata o aggravata da un errore medico (danno iatrogeno) rientra tra i più elevati dell’intero ordinamento giuridico e può superare diversi milioni di euro. Lo scopo della legge non è solo compensare la sofferenza, ma fornire al danneggiato una rendita o un capitale che gli consenta di vivere dignitosamente senza gravare economicamente sulla propria famiglia.

Le voci di danno che devono essere calcolate e richieste comprendono:

  • Danno Biologico e Morale di massima gravità: È il risarcimento per la perdita dell’integrità psicofisica (che nella tetraplegia raggiunge percentuali prossime al 90-100% di invalidità permanente) e per la sofferenza interiore legata all’impossibilità di compiere qualsiasi gesto autonomo.

  • Spese future di assistenza domiciliare a vita: Una persona tetraplegica necessita di assistenza qualificata 24 ore su 24. La struttura sanitaria deve risarcire l’intero costo che la famiglia dovrà sostenere per pagare badanti e infermieri per tutti gli anni di vita residua attesa del paziente.

  • Spese per adeguamento dell’abitazione, auto e ausili: Il rimborso integrale per l’abbattimento delle barriere architettoniche (ascensori, montascale, domotica), l’acquisto di veicoli adattati al trasporto disabili, carrozzine elettroniche, letti antidecubito e terapie riabilitative private.

  • Perdita della capacità lavorativa (Danno Patrimoniale): Il rimborso di tutti i redditi che il paziente avrebbe guadagnato fino all’età della pensione e che non potrà più percepire a causa della paralisi.

  • Danno Riflesso ai Familiari (Coniuge, Figli, Genitori): Anche i familiari stretti hanno un diritto autonomo al risarcimento, perché la tetraplegia di un congiunto sconvolge radicalmente anche le loro abitudini di vita, costringendoli spesso a rinunciare al lavoro o alla propria vita sociale per assisterlo.

Cosa fare concretamente se sospetti questo errore medico: Guida passo-passo

Se tu o un tuo familiare siete rimasti vittima di una lesione midollare dopo un trauma e sospettate che la gestione dei soccorsi o dell’ospedale sia stata inadeguata, è fondamentale muoversi con metodo per non disperdere le prove:

  1. Richiedi subito la documentazione clinica integrale: Presenta domanda alla Direzione Sanitaria dell’ospedale (o degli ospedali, se c’è stato un trasferimento) per ottenere la cartella clinica completa, comprensiva della scheda del 118, del verbale di Pronto Soccorso, del registro operatorio e, soprattutto, dei CD/DVD contenenti le immagini originali di TAC e Risonanze Magnetiche eseguite prima e dopo l’intervento.

  2. Annota la cronologia degli eventi: Scrivi un diario dettagliato indicando gli orari precisi: quando è avvenuto l’incidente, se il paziente muoveva gli arti all’arrivo dei soccorsi o in Pronto Soccorso, quando sono comparsi i primi segni di paralisi e a che ora è stato effettivamente portato in sala operatoria.

  3. Conserva tutte le ricevute di spesa: Tieni da parte ogni fattura per visite specialistiche, centri di riabilitazione privati, acquisto di ausili, modifiche alla casa e contratti di assunzione per l’assistenza domiciliare.

  4. Evita iniziative solitarie o querele affrettate: Nei casi di malasanità complessa, il percorso più efficace e rapido per ottenere il denaro è l’azione civile (contro l’ospedale e la sua assicurazione), non quella penale. Non firmare mai accordi o quietanze proposte dalle assicurazioni senza una consulenza esperta.

  5. Affidati agli specialisti del Tribunale del Malato: Contatta www.tribunaledelmalato.org per sottoporre gratuitamente le carte a un collegio composto da un medico legale e da uno specialista in neurochirurgia o chirurgia vertebrale, gli unici in grado di dimostrare scientificamente il legame tra l’errore medico e la paralisi.

20 Domande Frequenti: Risposte Chiare per Difendere i Tuoi Diritti

1. Come si fa a capire se la tetraplegia è stata causata dall’incidente stradale o dall’errore dei medici?

La distinzione si basa sull’analisi incrociata tra i primi verbali di soccorso e le immagini radiologiche. Se nel verbale del 118 o del Triage di Pronto Soccorso è scritto che il paziente muoveva gli arti o aveva sensibilità (assenza di deficit neurologici focali all’ingresso) e la paralisi è comparsa solo ore dopo o al risveglio dall’intervento, è altamente probabile che si tratti di un danno secondario causato da una scorretta gestione ospedaliera. Anche i CD delle TAC pre e post-operatorie rivelano con certezza se il midollo è stato leso da manovre incaute o da viti chirurgiche posizionate male.

2. Se l’incidente stradale è avvenuto per colpa mia, ho comunque diritto al risarcimento dall’ospedale?

Assolutamente sì. La dinamica e la responsabilità dell’incidente stradale non c’entrano nulla con il diritto a essere curati correttamente una volta giunti in ospedale. Anche chi ha causato un tamponamento o è caduto per una propria disattenzione ha il diritto inviolabile di ricevere cure adeguate: se i sanitari commettono un errore nella stabilizzazione della colonna causando una paralisi che poteva essere evitata, la struttura sanitaria deve risarcire integralmente il danno neurologico provocato.

3. Quanto tempo ha l’ospedale per operare una frattura vertebrale che schiaccia il midollo?

Le linee guida neurochirurgiche internazionali stabiliscono che, in presenza di una compressione del midollo spinale con deficit neurologici in atto o in peggioramento, la decompressione chirurgica deve essere eseguita in emergenza, entro un massimo di 6-24 ore (e preferibilmente entro le prime 8 ore). Lasciare un paziente in attesa per giorni su un letto di reparto per problemi organizzativi o per mancanza di sala operatoria disponibile costituisce una grave colpa medica e organizzativa della struttura.

4. Cosa succede se il primo ospedale non aveva la Neurochirurgia e ha tardato a trasferire il paziente?

In Italia la rete dell’emergenza è organizzata nel sistema Hub & Spoke: se un paziente politraumatizzato viene portato in un piccolo ospedale di provincia (Spoke) privo di chirurgia vertebrale o neurochirurgia, i medici hanno l’obbligo di stabilizzarlo e trasferirlo immediatamente verso il grande centro traumatologico di riferimento (Hub). Se il trasferimento viene ritardato per ore o giorni causando un danno irreversibile al midollo, l’azienda sanitaria risponde pienamente dei danni per difetto organizzativo e ritardo nelle cure.

5. Durante l’intervento una vite è finita nel canale midollare: l’ospedale può dire che è una “complicanza inevitabile”?

No, il malposizionamento di mezzi di sintesi (viti o barre) all’interno del canale spinale con lesione del midollo non può essere liquidato come una semplice complicanza sfortunata. Oggi la chirurgia vertebrale dispone di amplificatori di brillanza (raggi X in sala operatoria), navigatori computerizzati e monitoraggi neurofisiologici proprio per evitare questo errore. Se l’ospedale vuole esonerarsi da colpa, ha l’onere di provare in giudizio che la deviazione della vite è dipesa da un fattore del tutto imprevedibile e non da imperizia chirurgica, prova che nella quasi totalità dei casi non riesce a fornire.

6. Cos’è lo “shock spinale” e perché può nascondere un errore medico?

Lo shock spinale è una condizione temporanea che si verifica subito dopo un grave trauma alla colonna, in cui il midollo smette momentaneamente di funzionare (assenza di riflessi e movimento), ma senza essere necessariamente tagliato o distrutto. L’errore medico grave consiste nel confondere lo shock spinale con una lesione ormai definitiva e senza speranze, rinunciando a operare d’urgenza il paziente. Al contrario, proprio durante lo shock spinale liberare tempestivamente il midollo dalla compressione ossea può permettere al paziente di recuperare l’uso degli arti.

7. Dopo l’intervento il paziente muoveva le gambe, ma il giorno dopo è rimasto paralizzato: cosa è successo?

Quando un paziente si risveglia dall’intervento con una buona funzionalità motoria e perde progressivamente la sensibilità e il movimento nelle 12-48 ore successive, la causa più frequente è un ematoma epidurale post-operatorio (un sanguinamento interno che schiaccia il midollo) o il cedimento delle viti appena impiantate. In questi casi, se il personale medico e infermieristico sottovaluta i sintomi, non esegue una Risonanza Magnetica urgente e non riporta subito il paziente in sala operatoria per rimuovere il coagulo, si configura una responsabilità medica chiarissima.

8. Se il paziente sarebbe comunque rimasto invalido per la gravità dell’incidente, ma i medici hanno peggiorato la situazione, spetta il risarcimento?

Sì, in questo caso la legge riconosce il cosiddetto danno differenziale o danno da perdita di chance. Se un paziente a causa del trauma aveva già una lesione parziale (ad esempio una difficoltà a camminare) ma a causa di un intervento sbagliato o tardivo si ritrova completamente tetraplegico o paraplegico, l’ospedale deve risarcire tutta la differenza tra la condizione che il paziente avrebbe avuto se fosse stato curato bene e la gravissima paralisi finale. Attraverso www.tribunaledelmalato.org i nostri medici legali quantificano al centesimo questa percentuale di aggravamento.

9. Il paziente tetraplegico ha sviluppato gravissime piaghe da decubito o infezioni in ospedale: anche queste vanno risarcite?

Certamente. Un paziente con lesione midollare non sente il dolore e non può muoversi nel letto, perciò è ad altissimo rischio di lesioni da pressione (piaghe da decubito) e di infezioni nosocomiali (polmoniti da ventilazione, infezioni urinarie da catetere o sepsi). L’ospedale ha l’obbligo rigoroso di utilizzare materassi antidecubito, mobilizzare il paziente ogni due ore e garantire l’asepsi. Se per carenza di assistenza infermieristica si formano piaghe profonde fino all’osso o infezioni gravi, questo costituisce un ulteriore danno risarcibile che si somma a quello principale.

10. Cosa succede se a seguito della lesione cervicale alta o delle complicanze post-operatorie il paziente muore?

Le lesioni midollari cervicali alte (vertebre C1-C4) possono compromettere i nervi che controllano il diaframma e la respirazione, portando ad arresto respiratorio, tromboembolie polmonari o sepsi letali. Se il decesso è la conseguenza di un errore nella stabilizzazione vertebrale o di una cattiva gestione rianimatoria, i familiari (coniuge, figli, genitori, fratelli e conviventi) hanno diritto al risarcimento per perdita del rapporto parentale e al danno ereditario per la sofferenza patita dal proprio caro prima di morire.

11. Quali sono i tempi massimi (prescrizione) per chiedere il risarcimento all’ospedale?

Ai sensi della Legge Gelli-Bianco, quando si agisce contro la struttura sanitaria (sia essa un ospedale pubblico dell’ASL o una clinica privata convenzionata), il termine di prescrizione è di 10 anni. Un aspetto fondamentale che molti ignorano è che, per i danni fisici così complessi, i 10 anni non decorrono necessariamente dal giorno dell’incidente, ma dal momento in cui il paziente o la famiglia hanno avuto la consapevolezza scientifica che la paralisi è dipesa da un errore dei medici e non dalla sfortuna. Contro il singolo medico, invece, il termine è di 5 anni.

12. Come faccio a recuperare la cartella clinica e i CD degli esami se l’ospedale fa ostruzionismo?

Per legge (Legge 24/2017), la direzione sanitaria dell’ospedale ha l’obbligo di consegnare tutta la documentazione clinica entro 7 giorni dalla richiesta (con una proroga massima fino a 30 giorni per le integrazioni più complesse). È fondamentale richiedere espressamente non solo i fogli scritti, ma anche i supporti digitali (CD/DVD) con le immagini DICOM di TAC e Risonanze, perché il solo referto cartaceo scritto dal radiologo non basta. Se la struttura ritarda o consegna una cartella incompleta, gli avvocati di www.tribunaledelmalato.org intervengono con una diffida formale immediata.

13. Cosa succede se nella cartella clinica mancano dei fogli o non sono scritti gli orari dei controlli?

Secondo la costante giurisprudenza della Corte di Cassazione, la tenuta incompleta, lacunosa o alterata della cartella clinica gioca sempre a sfavore dell’ospedale e a vantaggio del paziente. I medici hanno l’obbligo giuridico di annotare fedelmente ogni variazione neurologica e ogni manovra eseguita. Se mancano i diari clinici delle ore cruciali in cui il paziente ha perso l’uso delle gambe, il Giudice può presumere che il danno sia stato causato proprio dalla negligenza dei sanitari che non hanno vigilato correttamente.

14. Prima dell’operazione ci hanno fatto firmare il modulo di “consenso informato”: questo salva i medici?

Assolutamente no. Il modulo di consenso informato serve esclusivamente ad autorizzare l’atto medico e a informare il paziente sui rischi inevitabili di un intervento eseguito a regola d’arte; non è mai una liberatoria che autorizza il medico a sbagliare. Anche se avete firmato dieci pagine in cui era scritto “rischio di paralisi o tetraplegia”, se quel danno si è verificato per un ritardo ingiustificato o per un errore tecnico durante l’operazione, il consenso firmato non protegge in alcun modo l’ospedale dalla condanna al risarcimento.

15. Come si rapportano il risarcimento dell’assicurazione auto (RC Auto) o dell’INAIL con quello per malasanità?

Si tratta di un punto cruciale. Se il trauma iniziale deriva da un incidente stradale causato da terzi o da un infortunio sul lavoro, il paziente ha diritto sia agli indennizzi stradali/INAIL sia al risarcimento per malasanità per la quota di danno aggravata dai medici, senza che l’ospedale possa sottrarsi alle proprie responsabilità. Inoltre, se l’incidente è avvenuto senza colpa di altri conducenti (es. uscita di strada autonoma o caduta domestica), dove l’assicurazione auto non paga nulla, l’azione di responsabilità medica contro l’ospedale diventa l’unica via per ottenere un risarcimento milionario.

16. Come funziona concretamente la tutela “senza anticipi di spesa” del Tribunale del Malato?

Molte famiglie colpite da una tragedia come la tetraplegia rinunciano a fare causa perché temono di dover spendere decine di migliaia di euro tra avvocati e periti medici senza avere la certezza di vincere. Il Tribunale del Malato (www.tribunaledelmalato.org) abbatte totalmente questa barriera: la valutazione preliminare del caso è gratuita e, se emerge l’errore medico, tutta la procedura viene gestita senza chiedere alcun fondo spese o acconto iniziale alla famiglia.

17. Gli avvocati convenzionati chiedono acconti durante la causa? Quando vengono pagati?

Gli avvocati fiduciari convenzionati con il Tribunale del Malato non percepiscono alcunché a titolo di acconto né all’apertura della pratica né durante il suo svolgimento. Il loro compenso è legato esclusivamente al buon esito della vertenza: vengono pagati solo se e quando il paziente o i suoi familiari incassano effettivamente il risarcimento del danno dall’ospedale o dalla compagnia assicurativa. Se per qualsiasi motivo non si ottiene il risarcimento, nulla è dovuto per l’attività svolta.

18. Quanto tempo ci vuole in media per ottenere il risarcimento senza aspettare una causa di 10 anni?

Oggi la legge prevede strumenti molto più rapidi rispetto al processo ordinario del passato. Prima di iniziare una causa vera e propria, è obbligatorio un procedimento rapido chiamato ATP (Accertamento Tecnico Preventivo ex art. 696-bis c.p.c.) o una mediazione. In circa 6-10 mesi, il Tribunale nomina un collegio di periti imparziali (un medico legale e un neurochirurgo) che stabilisce se c’è stato l’errore e quantifica il danno. Di fronte a una perizia del Giudice favorevole al paziente, nella maggioranza dei casi l’ospedale o l’assicurazione paga tramite un accordo transattivo in tempi brevi, evitando il lungo processo.

19. Se il paziente tetraplegico non è in grado di firmare o di intendere e di volere, chi può avviare la pratica?

Se il paziente è cosciente e lucido ma non può muovere le mani per firmare a causa della tetraplegia, la legge prevede modalità specifiche per raccogliere validamente la sua volontà (o tramite l’affiancamento di un Amministratore di Sostegno nominato rapidamente dal Giudice Tutelare, che può essere il coniuge, un genitore o un figlio). Inoltre, i familiari stretti possono agire anche in proprio nome per chiedere il risarcimento del danno riflesso che hanno subito personalmente.

20. Da dove devo iniziare se ho il dubbio che mio figlio, mio marito o un mio caro sia stato vittima di questo errore?

Il primo passo non comporta alcun costo né alcun vincolo legale. Basta collegarsi al portale ufficiale www.tribunaledelmalato.org ed esporre brevemente l’accaduto. Un nostro referente specializzato vi guiderà nella raccolta della documentazione clinica e sottoporrà il caso alla commissione medico-legale per dirvi, con assoluta onestà e trasparenza, se ci sono le basi scientifiche e giuridiche per ottenere il giusto risarcimento.

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Affrontare le conseguenze di una lesione midollare o di una tetraplegia richiede risorse enormi che nessuna famiglia dovrebbe sostenere da sola quando alla base c’è un errore sanitario. Non permettere che il timore dei costi legali o la complessità della burocrazia ospedaliera ti impediscano di accertare la verità. Collegati subito al sito ufficiale www.tribunaledelmalato.org e richiedi una valutazione medico-legale gratuita e senza alcun impegno: i nostri specialisti e avvocati convenzionati sono pronti a difenderti in tutta Italia con zero anticipi di spesa e compenso previsto solo a risarcimento ottenuto.

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